Home » Senza categoria » Incontro con l’autore: Antonia Iolanda Cudil

Incontro con l’autore: Antonia Iolanda Cudil

Quest’oggi è venuta a trovarci Antonia Iolanda Cudil e sono certa che molti di voi conoscono i suoi libri!

Ciao Antonia, è un grandissimo piacere poter parlare un po’ di te e del tuo lavoro. Sei una delle autrici italiane più prolifiche del mondo romance, e siamo davvero contente di poterti ospitare sul nostro blog.

  1. I nostri lettori sono spesso incuriositi dalla “storia” degli autori che apprezzano. Vorremmo sapere, quindi, come sei arrivata al lavoro di scrittrice, se è un impegno a tempo pieno e se hai fatto degli studi specifici che ti possano aver guidata nella direzione giusta.

Ciao a tutti! Grazie per questa bella intervista, mi fa molto piacere essere nel blog Romanticamente Fantasy Sito.

Come molti altri, anche io ho iniziato a scribacchiare delle storielle fin da piccola. Sono passati molti anni prima che scrivessi un vero romanzo, ero grande e l’ho fatto più per gioco che per altro, allora avevo già trent’anni e mi occupavo di comunicazione. Ho scoperto che scrivere era un meraviglioso modo per esprimere la propria creatività. Dopo quel primo esperimento, ho frequentato diversi corsi di scrittura creativa. Non si finisce mai di imparare e nonostante la mia laurea in lettere, quando mi sono cimentata con il primo romanzo non avevo le basi necessarie per realizzare uno scritto degno di questo nome. Ho avuto la fortuna di incontrare dei maestri e delle maestre di scrittura che mi hanno aiutato molto ma l’aggiornamento è importante. Soprattutto, per chi come me ama esprimersi in più generi letterari. Ho imparato un po’ alla volta. Purtroppo non riesco a vivere della mia scrittura e quindi, sebbene sia senza dubbio un impegno a tempo pieno in alcuni momenti, non posso dedicarmi esclusivamente allo scrivere. L’obiettivo di quasi tutti gli autori è quello di vivere solo di scrittura e non faccio eccezione. Spero di raggiungere questo traguardo.

  1. Il grande pubblico del mondo romance ti conosce soprattutto attraverso le gesta dei meravigliosi gigolò dell’agenzia “Six Senses”, a cui hai dedicato i romanzi dell’omonima serie ambientata in Francia. Com’è nata l’idea di dedicare tante storie ad un mondo del genere?

Il “Six Senses” è nato bevendo il caffè con delle colleghe e parlando con i nostri stagisti. Ci raccontavano la difficoltà di trovare lavoro e uno scherzando ha detto che era anche disposto a fare il gigolò e si è proposto proprio a noi. Per la cronaca, è davvero un bel ragazzo e immagino che se avesse scelto questa carriera le occasioni non gli sarebbero mancate. Avevo già iniziato a pensare a un tipo di protagonista controcorrente, spiantato e senza auto lussuose e case da capogiro. Qualcuno di molto differente da Raul, il protagonista di “Rouge Club”, un’altra mia storia. Ho creato Matteo, il bel ragazzo disposto a tutto pur di realizzare i propri sogni, qualcuno così disincantato dall’amore da covare rancore, da compiere follie e pagarne le conseguenze. Accanto a lui è nato subito Jonathan, il suadente tentatore, ma anche la persona che entra inaspettatamente nella tua vita e ti propone di cambiarla.

Il “Six Senses” è nato ascoltando le velate lamentele di donne trascurate dai mariti e dall’esasperazione di giovani così sfrontati da vendersi pur di guadagnare, come quello che avevo conosciuto. I romanzi del “Six Senses” non sono romanzi dai risvolti sociali, ma libri di intrattenimento e il tema della prostituzione, che è un tema grave e serio, cerco sempre di alleggerirlo il più possibile. Sono tutti personaggi che hanno fatto delle scelte, discutibili finché vogliamo, ma libere e consapevoli.

  1. Possiamo chiederti a cosa stai lavorando ora? Molte di noi lettrici vogliono leggere prima possibile le storie di Jonathan e Sylvie!

In effetti Sylvie sarà la prossima della serie “Six Senses”.

Ora sto lavorando su due fronti: da un lato la stesura della storia di Paul Moreau, il carissimo amico di Cedric, che i lettori hanno già conosciuto in “Solo la tua carezza” e in “Aspettavo solo te”. Visto il successo dell’ambientazione in Provenza mi è venuta quest’idea di far partire una serie spin off proprio ambientata a Cavaillon in Provenza, di cui “Aspettavo solo te” è il primo libro e “Sognavo solo te”, la storia di Paul, sarà il secondo romanzo.

L’altro fronte, qui è proprio il caso di dirlo, è un romanzo storico ambientato durante la guerra civile romana e avrà come protagonisti un gruppo di centurioni al seguito di una legione di Giulio Cesare. Si tratta di un progetto nato ormai quattro anni fa e che per molto tempo ho messo da parte. Spero che possa vedere la luce entro brevissimo.

  1. Hai scelto la Francia per ospitare le vicende narrate della tua serie di maggior successo. Come mai? C’è qualcosa che ti lega a questo paese?

La Francia è stato un azzardo. Ho pensato a uno Stato, non italiano, in cui ambientare l’agenzia di gigolò e la Francia mi è sembrato il luogo più adatto dove ambientare la storia. Avevo un ricordo infantile molto bello della Provenza e una conoscenza solo indiretta di Parigi. Ho scritto la prima stesura di “Solo il tuo sapore”, allora si intitolava “Rue de Castiglione”, quasi senza descrizione dei luoghi, perché mi mancavano completamente i riferimenti. Poi sono andata a Parigi. Avevo una buona scusa per visitare quella città bellissima. Si è trattato di un colpo di fulmine. Vi è mai capitato di andare in un luogo e dire: “Qui sto proprio bene, ci vivrei”? A me è successo con Parigi. Quando Matteo parla della città francese e di come l’abbia conquistato, sono proprio io che parlo.

Forse avrei dovuto spostare negli Stati Uniti la vicenda, oppure tenerla in Italia, ma credevo e ora lo credo più che mai, che Parigi sia perfetta per il “Six Senses”.

  1. Parlaci dei romanzi che hanno preceduto la “Six Senses”. Siamo molto incuriosite da “Tattoo and Spirit”, uscito nel 2013, che introduce un mondo fantasy che speriamo di incontrare di nuovo nella tua opera!

Sono un’accanita lettrice fantasy, ho letto “Il signore degli anelli” un numero indecente di volte, adoro zia Marion Bradley Zimmer, non parliamo di Jaqueline Carey e di Robin Hobb. Devo dirlo che anche io sono caduta nel tunnel dei Confratelli? Penso di no. Dal fantasy classico mi sono spostata all’urban fantasy e poi al paranormal romance. A proposito, grazie infinite per le vostre traduzioni!

Tattoo and spirit” è stato un esperimento vero e proprio. Allora frequentavo I pionieri del self publishing un gruppo, più o meno simpatico, in cui ho conosciuto autrici fantastiche come Francesca Monticelli. Francesca in una discussione aveva parlato di scrivere un romanzo a puntate e ho pensato che un paranormal romance, si prestasse meglio di un romance a questa modalità quindi ho iniziato a scriverlo. Rileggendolo a distanza di anni mi rendo conto di quanto sia stata una stesura grezza, ma l’idea di fondo mi piace ancora e vi svelo che, in questi anni, ho scritto dodici capitoli di “Tattoo and Legend” il seguito del romanzo. Mi piacerebbe finirlo e farvelo leggere, ma prima ci sono Paul, Sylvie e Jonathan che attendono, quindi lascerò sonnecchiare i miei Daimones ancora qualche tempo.

  1. Il 2012 segna l’anno di inizio della tua esperienza come autrice romance. I primi libri che hai pubblicato sono arrivati sul mercato attraverso il self publishing. Parlaci della tua esperienza con questo mondo, spesso croce e delizia di tante autrici italiane…

Nel 2011 avevo già pubblicato due romanzi con editori. Il primo editore era ed è un bandito su cui non sprecherò altre parole. L’altro, molto serio, pubblicava un genere particolare e non era interessato al romanzo erotico “La sindrome di Rubens”, allora mi sono guardata intorno. In un forum, allora andavano molto di moda i forum, ho sentito parlare di selfpublishing negli Stati Uniti e mi sono informata. Si era appena costituito un gruppo di facebook: I pionieri del selfpublishing. Mi hanno aiutato molto, alcuni erano un po’ esauriti, passatemi il termine, altri erano veri professionisti da cui ho imparato moltissimo. Prima ho citato Francesca Monticelli, ora vorrei citare anche Daniela Volontè e Giulia Beyman: persone serie che hanno intrapreso poi strade diverse. Eravamo davvero dei pionieri. Abbiamo sbattuto il naso addosso al muro del pregiudizio, dell’insulto al self e siamo andati avanti. Alcuni si sono fermati. Capita in molti lavori di intraprendere percorsi differenti. Dal mondo self ho ricavato moltissime soddisfazioni, incontrato persone preparate e serie che a distanza di anni sono ancora presenti nel mondo editoriale e hanno raggiunto molta notorietà. Credo che self o meno, dipenda tutto dallo stile della persona. Da quasi due anni leggo autrici che nel 2012 sproloquiavano insulti sul self e ora sono self orgogliose di esserlo. La vita è una ruota, diceva mia nonna, un momento sei su uno giù, devi stare attento a come ti comporti. Quindi lascio indietro la bruttura e mi tengo solo il bello. Self vuol dire che sei tu e si vede proprio come sei. Nel bene e nel male. Sono felice e orgogliosa di essere stata una delle prime, di avere ricevuto recensioni orrende e anche parolacce, mi hanno resa più forte e mi hanno fatto comprendere che le cose possono cambiare. Le chiacchiere, le discussioni infinite sul nulla, il “trollaggio” selvaggio di FB passa, in fondo tutto questo è solo fumo che un colpo d’aria disperde. I buoni libri e i buoni autori restano.

  1. La tua serie più famosa, la “Six Senses”, è pubblicata dal 2014 da Giunti, azienda che raramente tiene a catalogo dei romanzi erotici. Come giudichi l’esperienza di collaborazione con un editore tanto prestigioso?

Conoscere Donatella Minuto ha permesso a “Rue de Castiglione” di diventare “Solo il tuo sapore”, le sono riconoscente per aver creduto in un progetto di serie davvero fuori dagli schemi. Ad Annalisa Lottini devo l’enorme riconoscenza per aver dato lei il titolo del romanzo e di conseguenza degli altri due. Dalla collaborazione con Giunti ho imparato come funziona un grande editore, dalla loro editor ho imparato moltissimo e non finirò mai di ringraziarla. La pubblicazione di “Solo la tua carezza” ha concluso un ciclo e non credo che “Solo il tuo profumo”, il romanzo del “Six Senses” dedicato a Sylvie, uscirà con Giunti. Come dicevo prima, le cose cambiano e resta solo quello che merita.

Della collaborazione con Giunti conserverò sempre un buon ricordo, ma ora è arrivato il momento di percorrere nuove strade.

  1. Copertina e titolo del romanzo, sono indubbiamente importantissimi per catturare l’attenzione del lettore. Nel self publishing l’autore ha la massima libertà di scelta, come è andata invece con l’editore Giunti?

Devo dire che le prime due copertine per “Solo il tuo sapore” e “Solo la tua voce” mi hanno lasciata a bocca aperta. Le ho viste solo alla fine ed erano così belle che non avevo proprio nulla da dire se non “grazie”.

Per la terza c’è stato una vera e propria mia partecipazione, mi hanno lasciato esprimere l’idea e loro l’hanno realizzata confrontandosi con me, quindi direi che sono stata davvero fortunata.

  1. Come crei i personaggi dei tuoi libri? Sono ispirati a persone reali o nascono e prendono corpo solo nella tua mente?

Le mie storie nascono sempre da persone che mi colpiscono. Poi le trasfiguro. Non conosco personalmente nessuno di bello come Matteo e Cedric, purtroppo!

L’aspetto fisico, dunque, è solo fantasia mentre la personalità a volte è tratta da persone reali. In un mio romanzo poco noto “La chiave del mio cuore”, ci sono almeno tre mie colleghe reali, in “Tattoo and Spirit” la protagonista è ispirata a una simpaticissima ragazza che ho conosciuto in un momento particolare della mia vita.

Diciamo che i protagonisti, di solito, nascono nella mia mente ma i personaggi secondari sono presi spesso dalla vita reale.

  1. Parliamo di tutte le protagoniste femminili dei tuoi romanzi. Siamo sicure che non ci sia un po’ di Antonia in ognuna di esse. Ma ritieni che ce ne sia una, in particolare, che ti assomigli di più?

Certo una sono proprio io ma non dirò chi neanche sotto tortura! Dovrete tirare a indovinare.

Posso però dirvi che sono stata anche alcuni personaggi maschili, Cedric ha moltissimo di me, la sua convinzione che gli sbagli ci rendano ciò che siamo è una mia convinzione radicata. Ho usato questo personaggio per fargli dire spesso il mio pensiero.

Una cosa, però, vorrei dirla sulla mie protagoniste femminili. Ho cercato sempre di crearle come persone reali, forse semplici, ma forti e determinate. Alcune volte si comportano in modo confuso e ambiguo come Miriam o Helena, ma non sono principesse che attendono di essere salvate dal principe azzurro. So che questo genere di personaggi non piace sempre, ma non potrei mai scrivere di una protagonista “gatta morta”, sarebbe davvero chiedermi troppo.

  1. La prossima domanda è una di quelle che ci piace tanto fare alle nostre autrici… Ti capita mai di innamorarti di uno dei protagonisti maschili dei tuoi romanzi? E, soprattutto, qual è il tuo preferito?

Senza esitazione rispondo che Cedric è il mio personaggio preferito. L’ho coccolato a lungo, non volevo quasi concludere la sua storia, per paura di non potergli più parlare. Per molti aspetti, è quello che avrei voluto fosse il mio migliore amico.

Di tutti i miei protagonisti maschili mi sono invaghita, di chi più e di chi meno, ma solo di Matteo mi sono innamorata, avrei tanto voluto incontrare un uomo come lui e me lo sono inventata.

Credo che le lettrici si siano accorte della mia debolezza, verso questi due personaggi, perché Matteo e Cedric, anche a distanza di anni, restano i personaggi che hanno riscosso più successo.

  1. Ti abbiamo conosciuta in veste di scrittrice romance. Ci piacerebbe sapere che tipo di lettrice sei: leggi volentieri i romance italiani e/o stranieri o preferisci un altro tipo di letteratura, come quella gialla, noir fantasy o la saggistica? “Solo una carezza”, terzo romanzo della “Six Senses”, è un male to male. Apprezzi la letteratura di genere che sta avendo tanto successo negli ultimi anni?

Sono diventata una divoratrice di romance, quasi per necessità, quando ho iniziato a scrivere questo genere. Ma non ho mai perso il gusto per il thriller e il fantasy o la fantascienza. Mi piace leggere di tutto, ho una vera adorazione per Harry Bosch, il detective inventato da Michael Connelly ma anche per i classici. Il male to male è un genere che ho scoperto cinque anni fa, come per qualsiasi altro genere ci sono autori che mi piacciono e altri invece che trovo meno interessanti. Ultimamente, ho letto un autore tedesco di una bravura unica che consiglio agli amanti del genere: Aleksandr Voinov. Il suo “Capitale investito” è un romanzo straordinario e non si può definire un m/m perché è un’indagine profonda nell’animo umano. Come per le storie d’amore m/f, anche quelli m/m, se hanno solo sesso e niente sentimento mi annoiano. Se c’è una bella storia, una trama senza falle, dei protagonisti ben delineati e, soprattutto, c’è coerenza nella narrazione il libro mi piace, a qualsiasi genere appartenga.

  1. Ci teniamo a far conoscere ai nostri lettori il tuo impegno come donna che fa questo mestiere: da anni sei socia e collabori con EWWA, la European Writing Women Association, associazione che riunisce tutte le donne il cui lavoro ruota attorno al mondo dell’editoria, in tutte le sue declinazioni. Perchè secondo te è importante fare parte di un’associazione come EWWA?

Lavorare in gruppo può essere stupendo, un team affiatato riesce a tirare fuori da ciascun membro il meglio del meglio, per contro, se uno del gruppo non è collaborativo si genera un ambiente di lavoro molto difficile.

Ho sempre avuto una predilezione per il lavoro in team e quindi quando a Matera nel 2013 Elisabetta Flumeri, presidente di Ewwa, mi ha parlato della loro idea di rete, di sostegno e di crescita professionale, ci ho subito creduto.

La strada della collaborazione non è semplice, proprio per i motivi che ho scritto sopra, ma siamo esseri umani e siamo fatti per collaborare. Il gruppo vince sempre. Se penso a tutti i libri che ho scritto, so per ciascuno quale socia Ewwa ringraziare. Ho incontrato persone intelligenti, disponibili e preparate. Alcune sono diventate delle amiche uniche e preziose come diamanti.

Secondo me, ci si dovrebbe iscrivere a Ewwa se si condivide il principio di collaborazione e si è disposti a fare la propria parte. Una partecipazione attiva e fattiva che consenta la crescita professionale di tutte.

  1. È evidente, anche solo da una veloce indagine in libreria, che il panorama degli autori romance è quasi tutto dominato da scrittrici: credi che la narrativa rosa sia “roba da donna”?

Gli autori maschi di romance si trovano nella sezione narrativa, per questo sembra che ci siano solo femmine tra gli scrittori di romance.

Credo che la narrativa rosa sia femminile più nella lettura non nella scrittura. Ho notato un aumento di autori maschi, nella stesura di romanzi sentimentali.

Osservando i romanzi scritti da autori, in cui ci sia una preponderante storia d’amore, ci si accorge di quanti siano. Però guai a dire che sono romanzi d’amore! A loro dire si tratta di romanzi di formazione, di introspettiva personale o indagini accurate dell’animo umano.

Su questo sono un po’ polemica, me ne rendo conto. Non amo le categorie e i generi perché se da un lato uno steccato ti protegge dall’altro ti rinchiude.

Quindi per rispondere alla tua domanda: no, le storie d’amore non sono roba da donne e credo che anche gli uomini lo stiano iniziando a capire. Chissà, prima di quanto pensiamo potrebbe uscire una trilogia erotica di successo a firma di un uomo. Oppure, potrei io stessa in realtà chiamarmi Antonino Zoppas e scrivere sotto pseudonimo femminile, chi lo sa?

Ahahah. Scherzo!

Vi ringrazio moltissimo per questa bella intervista e vi faccio i complimenti per il vostro blog che da tanti anni sostiene le autrici italiane, continuate così ragazze!

Per concludere vi lascio la citazione tratta da “Solo la tua carezza” di cui ho parlato nell’intervista. Si tratta di una delle parti che mi piacciono di più del romanzo di Cedric.

 “Il Six Senses mi ha fatto conoscere delle persone meravigliose: Jonathan, Sylvie, Matteo, Irina, Laura, Diego e Yves, sono amici veri, amici preziosi. Persino da alcune clienti ho imparato qualcosa[…] Tutti questi insegnamenti, tutti questi errori fanno di me la persona che sono oggi. Sono fiero dell’uomo che sono diventato.”

Se volete vede la scheda autore di Antonia cliccate QUI

Intervista a cura di: 

Editing a cura di: 

Click to rate this post!
[Total: 0 Average: 0]

StaffRFS