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Il Calendarfilm dell’Avvento -Tredici Dicembre- “The Family Man”

The family man

Un giovane consulente finanziario di New York, scapolo ricco, elegante, libero, ammirato (“Sei il vanto del capitalismo”), circondato dall’estetica del lusso, fanatico per il lavoro, piuttosto solo, si ritrova con disperazione (“Rivoglio la mia vita”) nei panni d’un padre di famiglia squattrinato, con figli piccoli, cane, villetta nei sobborghi, lavoro brutto alle dipendenze del suocero e moglie risentita. Il mutamento è opera d’una specie di mago, oppure di angelo, con l’aspetto di un nero educato: con un gesto esoterico, è intervenuto perché lui “dia un’occhiatina” a quella che sarebbe stata la sua vita se, tredici anni prima, non avesse scelto di partire per Londra a specializzarsi in economia, ma fosse rimasto in America come l’innamorata lo pregava e supplicava di fare.(Trama presa da “La Stampa” di Lietta Tornabuoni)

Questo classico che ogni Natale riunisce la mia famiglia davanti alla tv è un inno agli affetti familiari e alle cose importanti della vita. Jack sta vivendo una sorta di allucinazione  un incubo: senza la sua Ferrari e gli abiti firmati, con un lavoro che non si può definire in altro modo se non un fallimento, un conto in banca sofferente, la fatica della quotidianità per una famiglia con due bambini e genitori che lavorano entrambi…

Per buona parte del film ci si chiede se sia  possibile, per una persona comune, conciliare il successo nelle relazioni e negli affetti con la propria realizzazione personale. Credo che tutti, a prescindere dall’entità del conto in banca, siano alla ricerca continua di un equilibrio tra le proprie soddisfazioni individuali e quelle della famiglia, e che sia inevitabile considerare il peso dei sacrifici che si fanno a beneficio delle nostre relazioni affettive.

In questo film il punto di svolta avviene quando Jack si rende conto che sì, potrebbe finalmente riuscire a ottenere tutto ciò che desidera, sia un lavoro che lo soddisfa a Wall Street che una famiglia disposta a rinunciare a tutto pur di seguirlo, ma in fondo comprende che questo non è quello di cui davvero ha bisogno.

Accade spesso che desideriamo beni materiali che riteniamo possano renderci felici, quando in realtà la nostra felicità proviene da tutt’altro. Molto spesso ce la regalano le persone che ci stanno accanto, che ci amano senza chiedere niente in cambio, liberandoci dal senso di solitudine, di apatia, di una vita vuota. È solo quando Jack torna alla sua vecchia vita che si rende conto dell’importanza di quello che gli manca, e in quel momento sarebbe disposto a rinunciare a tutta la sua ricchezza, potere, importanza sociale pur di riavere indietro gli affetti della sua famiglia.

Trovo che questo film sia più di una pellicola sdolcinata, e che anche noi, ogni tanto, dovremmo sforzarci di capire se veramente quella nuova macchina o quel cellulare appena uscito soddisferanno il nostro vuoto interiore. O se invece ci darà più gioia trascorrere un pomeriggio con nostro figlio, il nostro cane, i nostri nonni o il nostro migliore amico; se percepire il legame con gli altri ci renderà più pieni e ricchi che indossare un gioiello costoso.

Credo che qualche volta tutti dovrebbero fermarsi e chiedersi quali siano le cose importanti, per cosa bisogna lottare, a che cosa ambire, in che direzione muovere le proprie battaglie per ottenere risultati. Così da evitare di vivere una vita sballottati dagli eventi e seguendo i desideri che altri ci mettono in testa, con la sensazione di perdere tempo senza riuscire a ottenere niente.

Che cos’è che dà significato alla nostra vita, per davvero? Cosa la potrebbe rendere davvero degna di essere vissuta?

Buona visione.

Fulvia Elia

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