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Il Calendarfilm dell’avvento: Diciassette Dicembre “Hugo Cabret”

Titolo originale: Hugo

Paese: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Francia

Anno: 2011

Durata: 127 min

Genere: storico, avventura, fantastico, drammatico

Regia: Martin Scorsese

Soggetto: Brian Selznick (romanzo)

 

 

Hugo Cabret è un orfano dodicenne che vive nascosto in una stazione ferroviaria a Parigi degli anni Trenta. Prima abitava con il padre, morto a causa di un incendio avvenuto al museo dove lavorava. Sotto la tutela dello zio, manutentore degli orologi della stazione, il ragazzo è costretto, per sopravvivere,  a mettere in atto continui sotterfugi e a diventare egli stesso riparatore di ogni sorta di congegni e meccanismi. Di suo padre gli sono rimasti la passione per il cinematografo e un automa meccanico trovato nel museo, lì dimenticato chissà da quanto e miracolosamente sfuggito all’incendio. Per sua sfortuna, alla stazione ferroviaria vive anche Gustave, reduce di guerra e ispettore ferroviario, il cui scopo principale è quello di acciuffare monelli e orfani che, vivendo di espedienti, cercano di sottrarsi all’orfanotrofio.

 

Hugo instaura così un rapporto speciale, dai risvolti misteriosi, con l’automa da riparare e con Isabelle, una ragazzina adottata dal proprietario del chiosco di giocattoli, Georges Méliès. In realtà, il fantoccio fu costruito proprio da “papà Georges” che, grazie alle ricerche effettuate dai due ragazzi, si rivelerà essere stato il più famoso cineasta dell’anteguerra e inventore di alcune delle più strabilianti tecniche cinematografiche dell’epoca, al confine tra il sogno e la magia. Méliès ha abbandonato l’attività cinematografica proprio a seguito dello scoppio del conflitto e del conseguente mutare delle esigenze del pubblico, finendo dimenticato da tutti e in rovina. Il film racconta, attraverso la storia romanzata di Hugo Cabret e del suo automa, la riscoperta ed il riconoscimento dell’opera di Georges Méliès.

 

Recensione

Salve ragazzi. A Natale mi piace sempre rivedere questo gran classico di Scorsese, tratto dal romanzo di Brian Selznick La straordinaria invenzione di Hugo Cabret.

Fin dall’inizio, la storia si presenta come una ricerca da parte di Hugo nel disperato tentativo di trovare i materiali per la riparazione dell’automa, cominciata con il padre scomparso anni prima . Quello che invece non ci si aspetta è l’evoluzione della vicenda: dalla ricerca dei materiali, si arriva alla scoperta del messaggio da parte della macchina e al collegamento di essa con papà Georges, che ricordo essere stato il più famoso cineasta dell’anteguerra e inventore di alcune delle più strabilianti tecniche cinematografiche dell’epoca, al confine tra il sogno e la magia.

La trama è ben eseguita e mi son piaciute la fotografia e le ambientazioni. Invece, per quanto riguarda la colonna sonora, non mi ha fatto impazzire. Inoltre, ritengo meraviglioso Asia Butterfly nella sua interpretazione di Hugo: un bambino che nella vita ha perso tutto e ha dovuto sviluppare maggiormente una maturità quasi adulta ma che, nel rapportarsi con Isabelle, pian piano si apre e possiamo così ritrovarne la spensieratezza che lo caratterizzava  nelle prime scene.

Insomma, si tratta di un bel film da (ri)vedere a Natale insieme alla famiglia, perché tutto è arricchito da ironia e comicità grazie ai momenti e ai personaggi presenti nella stazione.

Nella pellicola sono presenti molti omaggi e citazioni, sia di eventi come l’incidente ferroviario della stazione di Parigi Montparnasse, sia riferimenti a Jean Renoir, Carol Reed, René Clair, Brassaï, Charles Dickens, Emily Brontë, Jules Verne, Robin Hood, Charlie Chaplin, Christina Rossetti, Victor Hugo, Auguste e Louis Lumière, e la famosissima scena del film Preferisco l’ascensore! con Harold Lloyd, massimo interprete e attore all’epoca del cinema muto.

 

Eve

Eve

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