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Dentro il libro: Schiava per vendetta di Ann Owen

 

“E  quell’odioso  essere,  Guy  Spencer.  Il  figlio  di  Rona,  detto  anche “Perfido  dei  Perfidi”  –  cioè,  così  lo  chiamava  Jane  tra  sé.  Il  suo  vero  titolo  era  un  più  altisonante“ conte di Ashbourne”, perché tra le boriose e scintillanti caratteristiche che lo contraddistinguevano c’era pure quella di essere un ricchissimo pari d’Inghilterra.”

 

“«Vattene, Guy!» singhiozzò. «Vattene o mi metto a urlare, e sveglio tutta la casa, te lo giuro!» Lo sentì ridere dietro l’uscio. «Oh povera, piccola Jane…» disse con terribile dolcezza. «Ti ho spaventato, vero? Sono proprio un cattivo ragazzo. Ma non piangere, angelo… non ho intenzione di abbattere la porta. Me ne vado subito. Ti dico solo una cosa: stai molto, molto attenta.» La sua voce si fece seria, senza più nessun velo d’ubriachezza. Seria… come una promessa. «Stai attenta, perché il mostro dietro l’angolo ti prenderà, prima o poi.»”

 

“Alcuni uomini, tesoro mio,  le aveva detto una volta Rona,  indossano pelli d’agnello sopra un cuore di lupo.”

 

“«So che niente ti obbliga» mormorò Jane, abbassando lo sguardo. «Né sangue né… affetto.» «Né affetto. Già.» Prese le carte da sopra il tavolo. «Ma è strano quando si cresce insieme, non è vero,  Jane?  Si  creano  degli  strani  legami,  che  hanno  poco  a  che  vedere  con  il  sangue.  Forse  non affetto, no, non potrebbe chiamarsi così. Ma potrei acquistare quelle cambiali, in fin dei conti.» Jane rialzò il capo. «Lo farai?»

«Ho detto che potrei.»”

 

“Guy s’infilò la camicia. «Vuoi sapere cosa mi fa sentire un grand’uomo?» chiese, scendendo dal ring con un salto. «Riuscire a vendicarmi, amico mio. È una sensazione» ripensò a Jane con la bocca piena del suo uccello, «meravigliosa, te lo assicuro.»”

 

“La voce di  Guy risuonò roca e sensuale. «Mi hai detto che ti eri trasferita qui per il panorama,  vero, piccola Jane?…»

Dio,  che…  che  infame.  Jane  sentì  le  lacrime  spingerle  negli  occhi.  Non  era  ubriaco,  la  sera  di Natale di quattro anni prima. Ricordava ogni cosa.

«È vero?» ripeté lui.

«S…sì.»

«Allora, angelo» le posò le mani sulle natiche, e intorno a lei tutto prese a girare, «visto che ti piace la vista, guarda fuori… e goditi il panorama.»”

 

“Rispondere non era facile. Guy le guardava il seno tra le braccia tese, che si offriva oscenamente.  Era arduo capire se la stesse punendo per l’ospedale o semplicemente la volesse umiliare, com’era già successo nei giorni precedenti. Ma qualcosa era diverso, ora. Forse non in lui. Forse in  lei.  Una rabbia che sbatteva. Una rabbia che la voleva far gridare.

Ti odio, Guy.”

 

“«Shhh,  angelo.»  Le  posò  il  pollice  sulle  labbra,  impedendole  di  continuare,  e  abbassò  la  voce rendendola morbida e rassicurante. «È normale che mi ami» le spiegò con una strana emozione nella voce. «Succede sempre dopo l’orgasmo.»

Jane tacque, mordicchiandosi il labbro inferiore. «Anche a te?»

«Come?» «Anche a te succede di amarmi, dopo?» Guy sorrise. «Tu cerchi di distrarmi, ma non funziona. Ho detto che ti avrei sculacciato, e lo farò.  Girati e fatti arrossare il culetto, bambina insolente.»”

 

“«Non  è  un  ordine,  Jane»  aggiunse  pacatamente.  «So  che  non  mi  ubbidiresti  in  questo  caso.  È solo…  fidati  di  me,  ti  va?»  Fece  un  passo  indietro.  «O  credi  che  sia  una  persona  orribile,  dopotutto?» Lei  scosse  la  testa.  Lanciò  uno  sguardo  a  Henry.  Il  bambino  era  immobile,  impassibile;  Jane prese un respiro, sul suo viso passarono mille emozioni. «Ci parlerai soltanto, Guy? Perché noi…» guardò il bambino, tesa, «noi non usiamo punizioni corporali, qui.»

Quelle  parole  gli  fecero  male.  Santo  cielo,  pensava  che  lo  avrebbe  picchiato?  «Ci  parlerò soltanto» disse piano.”

 

“«Non  ho  bisogno  di  vino.»  Ho  solo  bisogno  di  conficcare  un  forchettone  negli  occhi  del  tuo padrone.”

 

“«Per questo non vuoi sposarti?» chiese infine, con una pesante amarezza nella voce. «Pensi che il male sia ereditario?»

«Io non avrò figli» rispose soltanto. «Mai.»”

 

“È  solo  un  bastardo,  amico,  lo  so  io  e  lo  sai  tu»  disse  l’Uomo  di  Ghiaccio,  sventolandogli  un foglio davanti agli occhi. «Scrivigli questa lettera. Devi solo dirgli che lo aspetti a Bolton Street, il resto lo facciamo noi.»

Stephen sapeva cosa avrebbe comportato la sua risposta. Tirando su con il naso, la diede. «N… no.»

«Devo pensare che sei un porco come lui?»

«Ashbourne non è… lui non è un porco!»

«Sì che lo è. E lo ammazzeremo. Mi piaci, Weymouth, so che farai la cosa giusta. Te lo chiedo di nuovo. Scriverai questa fottuta lettera?»”

 

“«Facciamo l’amore, conte» sussurrò Susan al suo orecchio. Si era sfilata l’abito; sotto era nuda.

«Non volete?» chiese, baciandogli la guancia.

Quel  bacio  dette  fastidio  a  Guy.  Il  suo  corpo  rispondeva,  ma  l’odore  di  Susan  –  raffinato  e francese – lo respingeva. Jane… la piccola aveva odore di confetti e sapone.

«Vi voglio dentro di me… non ne avete voglia?»

Di  fare  l’amore?  Eccome. “

 

“Vorrete parlare con Jane, adesso» disse andando alla porta. «Ve la mando qui?»

«Un cazzo, con Jane! Voglio parlare con te, torna subito qui, Guy Spencer, conte di Ashbourne!”

 

“«Volevo solo vendicarmi di lei, per quello che mi aveva fatto passare da bambini.»

«Vendicarti… già. Ci credi davvero?»

«Be’,  non  era  un  piano  così  assurdo,  no?  Volevo  giocare  un  po’  con  lei  fino  a  stancarmene.

Ma…» Ma non ci si stanca di respirare. «Ma è andato tutto storto» concluse sottovoce. «Per colpa di Susan e delle sue fottute buone intenzioni.»”

 

“Stretta  al  braccio  di  suo  padre,  Jane  si  fermò  all’ingresso  dell’abbazia,  abituando  la  vista  al passaggio tra luce e ombra.

Tutti  gli  sguardi  si  puntarono  su  di  lei.  Non  se  ne  rese  conto.  Il  cuore  sbatteva  troppo,  assordandola, la testa rimbombava e la rendeva quasi cieca. I suoi occhi corsero in avanti, lungo la navata.  Davanti  all’altare,  tra  le  ombre  delle  pareti  e  la  luce  che  spioveva  dai  lucernari  colorati, c’era  un  uomo  che  l’aspettava.  Era  un  uomo  alto  e  imponente,  vestito  di  nero;  lame  di  sole  si stagliavano su di lui in giochi di chiari e di scuri. Aveva i capelli ebano, i lineamenti decisi, il naso con una piccola gobba; i suoi occhi balenavano e, nell’incontrare quelli di Jane, scoprì i denti in un sorriso candido, che gli fece brillare i canini aguzzi.”

Jane alzò la testa, mosse un passo tremante, cominciò a camminare verso il suo futuro marito.

Era  il  mostro  nel  buio,  lui,  quello  che  l’aspettava  da  sempre  dietro  l’angolo  della  soffitta;  ora l’aveva raggiunta, e che Dio la perdonasse, Jane era felice di essere, finalmente, tra le sue mani.”

 

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