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Doppia recensione racconto breve: L’amore che non conosco di Michela Arancino

Eva è una donna che non conosce l’amore.
Non ha mai provato sentimenti, per nessuno, per tutta la vita. Lei si definisce nata difettosa.
Ma un giorno incontra Thomas, un uomo che le cambia la percezione della vita stessa.
Possono, un angelo e un demone, trovare un modo per stare insieme?
Eva si chiede cosa sia successo e perché quell’uomo dal volto così dolce e che sorride sempre, ha cambiato qualcosa dentro di lei.

 

Recensione senza spoiler!

L’amore che non conosco è un racconto breve, che attira con un titolo di grande effetto e una sinossi intrigante, in cui le curiosità affollano la mente. Per quale motivo la protagonista si definisce difettosa? L’antitesi tra angelo e demone sarà reale? O si riferisce più a concetti quale bene e male? Un uomo capace di suscitare sentimenti a una donna così complessa sarà uno di quei personaggi maschili che ti rimarrà impresso, una volta chiusi gli occhi?
Mi sono dunque pregustata le ottime premesse.
Eva, la nostra protagonista, emerge fin dalle prime righe, grazie alla sua voce narrante che sprigiona i suoi pensieri macabri e amorosi e che ci spinge a voler comprendere cosa si nasconda nei meandri della sua mente. È, a mio avviso, un personaggio complesso, come se vivesse in una nuvola di fumo, talvolta i suoi pensieri/emozioni (perchè il fatto che le piaccia infliggere dolore è già un’emozione intrinseca non riconosciuta secondo me), lo rendono da un lato pieno di parole in eccesso, dall’altro vuoto. Ho pensato, a ragione o a torto chissà, che le sue digressioni, talvolta così confuse, dipendessero da un annebbiamento mentale. Quasi fosse un quadro di Picasso, un misto tra genio (se venisse spiegata, magari anche tramite flashback consistenti, l’evoluzione della sua personalità) e confusione. Ecco, la parola giusta è proprio confusione! Ricordiamoci che non è un romanzo, è un racconto, dunque tante spiegazioni non possono esserci, ma capire la complessità psicologica, fisica e organica di un personaggio, talvolta, lo rendono reale e permettono al lettore di affezionarsi. O così almeno capita a me, lo dico da lettrice, nulla di più, nulla di meno.
Thomas, l’uomo che accende le emozioni di Eva, è un grosso punto di domanda. Sebbene manchi un’introspezione del loro rapporto (un colpo di fulmine? Cosa abbia di speciale quest’uomo, da cosa nasca l’amore o quant’altro, non si sa, lo apprendiamo come un dato di fatto) mi aspettavo una reazione più da uomo, ma forse è solo un ragazzo spaventato, forse… chissà, probabilmente è solo perchè non l’ho conosciuto, ma l’ho percepito come una comparsa di un film.
Premetto che l’idea di base del racconto mi è piaciuta e credo che possa avere un’evoluzione, inoltre ritengo che dietro uno scritto vi siano sempre risate, lacrime e sangue da parte di un autore però la storia narrata, o forse la modalità di narrazione e costruzione dei protagonisti, mi ha lasciato poco.
Lo stile di scrittura non è abbastanza scorrevole e immediato, troppe elucubrazioni all’inizio del racconto, mentre nella parte centrale ho trovato maggiori frasi che spingono il lettore a proseguire. La rivelazione a un certo punto è stata molto carina, pensavo di aver trovato la chiave di lettura, invece il finale… ma come, mi son detta, no! Non sempre l’happy ending aiuta.
Ho deciso quindi di premiare l’idea, ma non posso dire che mi abbia trasmesso emozioni.

 

“Il tuo sguardo, ogni volta, è la mia redenzione, quel pezzo di paradiso che sento di non meritare”.

Eva è una ragazza molto problematica. Vive costantemente intrappolata in un vortice di realtà e fantasia con immagini sadiche e oscure. Per questo, si sente una brutta persona con “il diavolo dentro si sé”. Come se non bastasse, il suo mondo non conosce l’amore. A un certo punto, arriverà addirittura a non comprendere più cosa le stia succedendo, fino all’incontro con Thomas. Sarà proprio lui ad aiutarla a guardare il mondo attraverso una
nuova prospettiva, l’amore.

Qualcosa dentro di me è cambiato per sempre e ha messo a tacere quel costante
e opprimente bisogno di dolore che avevo.

All’inizio pensavo si trattasse di un romanzo ma, come la brevità suggerisce, si tratta in realtà di un racconto. Sebbene la scrittura abbastanza piacevole e l’idea di base interessante, è stato un flop. La lettura mi è risultata faticosa, soprattutto perché non esiste un filo logico che lega tutta la storia: non si conosce nulla di entrambi i personaggi, nemmeno i motivi dietro i complessi di Eva. Thomas, invece, sembra essere spuntato come un fungo e anche lui è privo di scavo psicologico. In sostanza, tutte le informazioni sembrano essere state buttate lì a caso senza spiegazioni né collegamenti. Inoltre, non ci sono anticipazioni e flashback: il racconto risulta lineare a livello cronologico ma, ribadisco, senza senso. Il tema del sadismo è esplicitato in particolar modo in una scena alquanto inquietante e cruenta e per questo posso indirizzare la lettura a un pubblico adulto. Un altro difetto è proprio la brevità eccessiva: non ha lasciato spazio allo sviluppo che la vicenda avrebbe meritato. In conclusione, non mi resta che ammettere, a malincuore, di non averlo apprezzato e la mia valutazione non potrà che essere molto bassa.

 

ladykira

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Babyladykira Admin founder RFS

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