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Dentro il libro: L’ombra del lupo di Kait Ballenger

 

 

“Lo  sguardo  di Frankie  salì  lungo  la  gamba  del cacciatore fino al viso, ora illuminato  dalla  luna.  Lottò  per respirare.  Un  brivido  incandescente le corse giù per la spina dorsale e si annidò tra le cosce. Di colpo si rese conto di essere nuda, mentre fissava quel  paradisiaco  pezzo  d’uomo davanti a sé.”

 

“Il  suo  atteggiamento  parlava di pericolo e di vita dura, ma il viso era senza pecche, perfetto…  sembrava un modello vestito con gli abiti  di  un  rude  assassino.  E  il corpo… da dove cominciare? Torreggiava  su  di  lei,  ben  al  di sopra del metro e novanta, e il fisico eguagliava  per  dimensioni  la  sua altezza.  I  muscoli  premevano  contro le  maniche  del  trench,  e  Frankie avrebbe giurato che sotto si nascondessero  addominali  duri come  la  roccia.”

 

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“Lei  era  nuda,  ogni  centimetro della  sua  pelle  scoperto.  La  scrutò avidamente. Accidenti, era favolosa, una  vera  principessa.  Benché  fosse minuta, le gambe erano lunghissime, con muscoli forti e tuttavia femminili. I lunghi capelli neri come l’ebano  brillavano  alla  luce  dei lampioni,  coprendo  a  stento  un  paio di seni alti e pieni, e Jace aveva già potuto  constatare  poco  prima  che aveva un bel didietro rotondo che in pratica implorava di essere accarezzato. Avvertì un fremito di libidine al pensiero  di  quelle  gambe  che  gli cingevano i fianchi mentre affondava dentro di lei, stringendole nei pugni i capelli mentre lei urlava il suo nome con  quelle  labbra  piene  e  ben disegnate. E che occhi aveva! Colse un  bagliore  bellicoso  sotto  le  iridi color  cioccolato  mentre  lei  gli lanciava un’occhiata torva. Aveva lo sguardo di una guerriera.”

 

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“«Non  c’è  nessun  fottuto  ciclo  di accoppiamento, e non ha niente a che fare con me» borbottò. Gironzolò dalla cucina al soggiorno e ritorno.  La maglietta gli aderiva  alla  pelle,  appiccicosa  e umida. Se la sfilò dalla testa, pronto a  lanciarla  nel  cesto  della  roba  da lavare. Si voltò e si raggelò.  Lei era stesa sul letto, la schiena inarcata  e  il  torace  che  si  sollevava in  rapidi  respiri.  Dalle  labbra  le sfuggì un lieve gemito mentre con gli occhi  percorreva  il  suo  corpo. Pagliuzze  d’oro  le  fiorirono  nelle iridi via via che la parte più oscura di  lei  prendeva  il  sopravvento.  Un fuoco  gli  si  accese  sotto  la  pelle, fiaccando la sua resistenza. Sganciandosi la cintura di cuoio, Jace  avanzò  a  grandi  passi  verso  il letto.  Lei  spalancò  le  gambe  in  un inequivocabile  invito.  Per  la  prima volta  in  vita  sua,  Jace  lasciò  che  la bestia prendesse il controllo. Desiderio  bruciante,  al  calor bianco.  Frankie si sentì ribollire, e il suo centro ardente si inumidì, preparandosi  a  un  incontrollabile orgasmo.”

 

“«Sapevi  che  nella  clitoride  ci sono  il  triplo  delle  terminazioni nervose  che  si  trovano  nel  glande dell’organo sessuale maschile?» Lei emise un mugolio strozzato.

«Rispondimi» insistette Robert.  Le  lacrime  le  rigarono  il  viso mentre scuoteva la testa.

«Non lo sapevi? Bene, non è una fortuna,  allora,  che  tu  abbia  un insegnante  così  edotto?  Sii  una brava  allieva  e  presta  attenzione.»

Le  posò  la  punta  del  coltello  sul bottone  dei  jeans.  «Non  ho  alcun interesse  a  mutilare  le  tue  parti femminili.  Ne  avrò  bisogno  più avanti.» “

 

“«Arrenditi, sgualdrina  d’una Valchiria.  Non  mi  batterai  mai,  Freyja.» Lei  roteò  su  se  stessa  con  la spada  in  mano,  i  capelli  dorati  che e  fluttuavano  attorno  alle  spalle,  e la  sua  lama  cozzò  contro  lo  scudo dell’uomo.  «Il  Brighasmann  è  mio  e mio  soltanto,  Loki.  Sarò  più  che felice di ucciderti per esso.» Un ghigno beffardo attraversò la faccia di Loki, e un ringhio profondo gli  sfuggì  dalla  gola.  «Fammi  anche solo  un  graffio,  e  distruggerò  i  tuoi preziosi guerrieri a uno a uno.» Freyja  emise  un  grido  così  forte e  acuto  che  il  terreno  sotto  di  loro vibrò.  «Non  riuscirai  a  toccarli. Sono  troppo  possenti  perché  tu possa distruggerli.»  Digrignò i denti e  menò  un  fendente  al  corpo dell’avversario.  Il  taglio  della  lama gli addentò un braccio.  Lui barcollò all’indietro, stringendosi  la  ferita.  Dal  taglio sgorgò sangue. «lo sono il Dio della Malvagità.  Non  posso  distruggerli, ma  scatenerò  il  caos  nelle  loro  vite finché  non  si  distruggeranno  a vicenda.»”

 

“«So che sei nel tuo appartamento a  ubriacarti,  in  questo  momento,  ma devi  andartene  anche  da  lì.  Dubito che  ci  torneranno,  ma  se  fossi  in  te non  correrei  il  rischio.  Mentre parliamo, stanno passando al setaccio  la  tua  stanza  d’albergo» spiegò Shane.  «Merda.» «Trova un posto per nasconderti, un  luogo  dove  non  penseranno  di cercarti.»”

 

“«Che  cos’hai  detto?»  Frankie trattenne  il  fiato.  Sapeva  cos’aveva detto, ma non riusciva a comprenderne il significato.  Lui batté varie volte le palpebre mentre l’acqua fredda gli schiaffeggiava il viso. «Ho detto che non ti merito.»

Le si strinse la gola.  «Prenderti  prigioniera  è  stato  il più  grosso  errore  che  abbia  mai commesso,  ma  non  lo  cambierei neanche  se  potessi»  proseguì  lui.”

 

“«Hai bisogno di un minuto con te stesso  o  posso  farti  una  domanda?» chiese David.

«Accomodati.»

Con  qualche  cauta  manovra David  si  sedette  di  fianco  a  Jace  e accennò  con  la  testa  alla  sigaretta.

«Quelle  finiranno  per  ucciderti, prima o poi.»

Jace  tirò  un’altra  lunga  boccata di  fumo.  «Adesso  parli  come  lei….”

 

“«Che sta succedendo fra te e lei, Jace? Di solito sei più concentrato.»

Lui fece spallucce e sbuffò altro fumo. «Non lo so.»

Sospirando,  David  si  posò  i gomiti sulle ginocchia.

«È bellissima, e ti è entrata dentro.»”

 

“ Con  estrema  delicatezza,  lui  la cinse con le braccia. Sembrava nato per  danzare,  e  neppure  l’esperienza di  Alejandro  poteva  rivaleggiare con  la  dolcezza  con  cui  la  teneva.  I suoi movimenti  erano sorprendentemente puliti e armoniosi.  Non  assomigliava  per nulla all’uomo rude che  lei riconosceva  ogni  volta  che  apriva bocca.  Era tenero, in quel momento, come  lo  era  stato  nei  preziosi momenti  dell’intimità,  o  quando l’aveva colto a fissarla.  Si  morse  il  labbro  inferiore.”

 

“Le uniche vere compagne  che  avesse  mai  avuto nella  sua  patetica  vita  erano  la Mateba,  le  Marlboro  e  la  bottiglia. Un’esistenza davvero favolosa.

Frankie  si  ritrasse  dal  loro abbraccio. Gli splendidi capelli neri come l’ebano le ricaddero sul viso e le danzarono attorno alle spalle. Lui si  leccò  le  labbra.  Dannazione,  era proprio  cotto. “

 

 

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