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Dentro il libro: “Patto col diavolo” di Colleen Gleason

 

 

“«Per l’inferno oscuro, che ci fa qui?»”

 

“«Corvindale.» Voss lo salutò con il suo titolo nobiliare e un cenno del capo, poi si rivolse al suo compagno. «Eddersley.» Avvicinò una sedia al tavolo per unirsi a loro.”

 

“Significava che la sua vita precisa e ordinata, ancorché monotona, stava per essere messa a soqquadro. Significava che la sua solitudine, i suoi studi, la sua intera esistenza stavano per essere invase dal trio delle sciocche sorelle Woodmore, amanti di fronzoli e orpelli. Inclusa Miss Maia Woodmore.

Perché, nel nome del Fato, aveva promesso a Chas Woodmore che avrebbe vegliato su di loro? Perché Woodmore aveva commesso una tale follia? Avrebbe dovuto lasciare che fosse lui a vedersela con Cezar Moldavi.

Maledizione a Lucifero.”

 

“Ciascuno di loro, ciascun Draculiano, aveva un tallone di Achille. A parte un paletto di legno piantato nel cuore, una lama che staccasse la testa dal corpo o i raggi diretti del sole pieno, quella era l’unica vera minaccia da cui difendersi. Ovviamente ognuno di loro si guardava bene dal discutere o rivelare il proprio punto debole, era una questione personale, un po’ come non riuscire ad avere un’erezione nel momento opportuno. Era un argomento del quale non si parlava, che non veniva nemmeno riconosciuto o analizzato. C’era, come aveva detto una volta Giordan Cale, un codice d’onore anche tra ladri, pirati e Draculiani.”

 

“L’espressione del conte non mutò; muovendo appena le labbra sibilò: «State lontano dalle giovani Woodmore. O vi uccido».

Una stilettata d’ira lo trafisse, rendendogli momentaneamente difficile mantenere l’espressione insolente. Tuttavia Voss si rifiutò di perdere il sorriso languido, sapendo che mantenerlo avrebbe irritato ulteriormente Corvindale. «Non sareste il primo a provare.»”

 

“Voss si accorse che faticava a deglutire. Gli incisivi lo tormentavano, allungandosi quel tanto che bastava perché la lingua li sfiorasse in una parodia di dove sarebbero voluti essere veramente: su quella pelle d’avorio, per sentire fiotti di sangue caldo e ricco scorrere nella bocca, sulla lingua… dentro di lui.

Dolce. Sicuramente sarebbe stato dolce, inebriante e ricco e lei avrebbe sospirato contro il suo corpo, mentre il piacere le scorreva nelle vene, pari al suo. I loro respiri si sarebbero fusi, i corpi febbricitanti l’uno contro l’altro…”

 

“«In coppia con un buon ballerino, mia cara Miss Woodmore, l’esperienza è ancora più gradevole. E vi devo confessare che… io sono davvero un ballerino eccellente.»”

 

“«È un valzer» commentò lui quando i musicisti attaccarono le prime note. «Posso?» chiese.

Il brivido del proibito la percorse e Angelica fece una piccola riverenza. «Sì, mio signore.»

Il suo primo valzer.”

 

“«Sono Atropo. Mi avete riconosciuta prima, non è così? Mi avete chiamata signora Fato.»

Lui si strinse nelle spalle e le piccole rughe ai lati degli occhi tradirono l’accenno di un sorriso. «Non sapevo quale delle tre Parche aveste scelto. La veste vi ha tradita, sebbene abbiate scelto il nero invece del bianco più comune. Una fortuna che foste Atropo, perché temo che una matassa di filo o un fuso non vi sarebbero potuti essere altrettanto utili.»”

 

“«Cosa pensavate sarebbe potuto succedere, passeggiando sotto la luna con me?» le chiese lui. La sua voce era molto vicina all’orecchio di lei, vellutata e bassa, ma ugualmente percepibile nonostante la musica, il gorgoglio dell’acqua e la baldoria intorno a loro. «Forse l’esperienza del vostro primo bacio?»

«Oh» ribatté lei, il respiro di nuovo faticoso a causa della luce cupa in quegli occhi dorati. Riuscì comunque a controbattere: «Ho già sperimentato il mio primo bacio».

Gli occhi scintillanti si socchiusero, compiaciuti, e lui le sussurrò: «Sono lieto di sentirvelo dire. E ora vediamo di farvelo dimenticare».”

 

“Voss trasse un respiro difficile e si ritrasse. «Grazie al Fato» mormorò, rivolto più a se stesso che a lei.

La lasciò andare e cercò di parlare in tono regolare. E di nascondere quelle dannate zanne.

Dio e Lucifero!

Non sapeva a chi chiedere aiuto e, per tutta risposta, il Marchio sulla spalla si contrasse dolorosamente.

Bene. Dolore. Ottima distrazione.”

“Capì immediatamente che Corvindale era paralizzato e soffriva, il che doveva significare…

Ah, eccola là.

Non l’aveva vista subito perché il collo della camicia era sollevato, ma quando si chinò per ammirare da vicino il bastardo immobilizzato la scorse. La soluzione dell’enigma che aveva cercato di risolvere un secolo prima a Vienna gli era appena stata offerta su un piatto d’argento. Intorno al collo di Dimitri, sulla pelle scura, c’era una collana di rubini incastonati in anelli d’oro.”

 

“Sarebbe stato facile. Avrebbe potuto tirarla accanto a sé, prenderla tra le braccia e trovare ciò che desiderava.”

 

“«Angelica.»

I loro sguardi si incontrarono e l’espressione che vide nei suoi occhi le provocò un fremito intenso. Oh.

«Se continuate a fissarmi in quel modo, chiuderò di nuovo la porta» le disse lui con una voce che la sfidava a chiedergli di farlo.”

 

“«È la natura delle cose, il ciclo della vita. Tutto ha una stagione, un momento.» Lasciò andare il filo che aveva attorcigliato intorno alle dita. «Se c’è una cosa che ho imparato da questo mio dono, è che non si può avere paura della morte. Raramente è gradevole o attesa o comoda. La maggior parte delle volte è tragica e dolorosa. Ma non possiamo evitarla. E, per alcuni, può essere addirittura un sollievo.»”

 

“«Chiamatemi Voss. Mi piace come lo dite, Angelica.»”

 

“«Prima non vi ho chiesto» disse poi, resistendo all’impulso di camminare nervosamente e ignorando con decisione il dolore dietro la spalla, «se siate ferita. A parte il… piede.»

«Ferita? No, sono solo un po’ indolenzita. Ma vogliamo parlare di paura?» Alzò il mento e fissò lo sguardo su di lui. «Sì, sono molto spaventata, Dewhurst. Spaventata e confusa.»”

 

“«Gradevole è un termine così insipido. Dubito apprezzerei di essere descritto semplicemente come gradevole da una donna come voi» disse, sollevando un sopracciglio.

«Non mi sorprende. Sospetto aspirereste a essere descritto come affascinante, aitante e spiritoso. E facoltoso.»

Quella conversazione lo divertiva e, a giudicare dalla scintilla nei suoi occhi, solo in parte colpa del whiskey, anche lei. Il suo collo, snello e del colore dell’avorio, entrava e usciva dall’ombra mentre Angelica si muoveva, beveva e parlava. «Mmh» rifletté con voce profonda. «Forse. O forse preferirei semplicemente essere considerato interessante. O eccitante.»”

 

“Non riusciva a respirare, non riusciva a pensare. Non c’era più niente, solo l’agonia incandescente che martoriava il suo corpo, impossessandosi della sua mente. Prendi, prendi, prendi.

Non era la necessità di nutrirsi, di bere. Era lei. Tutto di lei.”

 

“Lui mormorò qualcosa di incomprensibile, qualcosa come basta… Subito dopo la baciò, la sua bocca piena e calda si spostò dalla tempia alla guancia e all’improvviso le coprì le labbra. Non gentile, non titubante, forte e sicura come lui. Sentendosi cogliere da un capogiro, lei gli si aggrappò, andandogli incontro, e poi consentendogli di approfondire il gesto intimo con la calda invasione della lingua.

Questo… sì. Sì.

Ecco ciò che desiderava.”

 

“No!

Lo spinse via, il calore prosciugato dal suo corpo, gli occhi colmi di lacrime, paralizzata dall’orrore. Tradimento. Paura.

Non Voss, fu tutto ciò che riuscì a pensare. No. Si lasciò andare e pregò che non la uccidesse.”

 

“Voss cercò di schiarirsi la mente, ma il sangue, la sua fragranza gli colmavano la mente. Il suo sapore, la pelle soffice e liscia sotto la sua…

Si voltò; il dolore del Marchio era diminuito, ma voleva di più.

Silenzio, poi piccoli gemiti boccheggianti attrassero la sua attenzione. Il respiro irregolare di lei, non veri e propri singhiozzi. Tenendosi all’altra sedia, si voltò e la vide immobile: seduta, devastata, i capelli le ricadevano sulla spalla intatta.

Il sangue che scorreva dalle ferite scintillava cremisi e invitante.”

 

“Rubey non aveva ancora finito con la sua litania di domande. Domande che Voss non voleva sentire, ma allo stesso tempo non poteva più ignorare. «Ti domandi mai perché abbia scelto proprio te? Cosa vide in te il diavolo, Voss, tutti quegli anni fa, per indurlo a pensare che fossi degno del suo dono?»”

 

“Un raggio di luna si posò su Angelica come una carezza e le tende svolazzarono nella brezza leggera. Lei dormiva con il viso premuto parzialmente sul cuscino, sotto il quale era infilata una mano, l’altra chiusa sotto il mento. I capelli sciolti le coprivano la guancia.

Voss si avvicinò al letto, il cuore che batteva veloce, come imbizzarrito. Una violenta ondata di consapevolezza lo pervase, scorrendogli nelle vene fino a gonfiargli il membro e a spingere fuori gli incisivi. La sua pelle si riscaldò e gli occhi si illuminarono.

Sì.

Si voltò e sprangò silenziosamente la porta alle proprie spalle.

Angelica si girò sul dorso e sospirò, spostando il cuscino.

Poi aprì gli occhi.”

 

“«Ho sognato che un vampiro veniva a trovarmi in camera mia. Ma non è stato spaventoso. È stato come… abbracciare Alexander e baciarlo. Solo che non era lui. È stato diverso. Migliore. E quando il vampiro mi ha morso…»

Angelica boccheggiò. «Come…?»

«Nel mio sogno mi ha morso. Proprio qui» spiegò sottovoce, toccandosi il lato del collo liscio e candido, appena sopra la spalla. «Nel sogno non mi ha fatto male. Al contrario, è stato… Mi ha fatto…»

Il sorriso segreto riapparve, Angelica stentava a credere alle proprie orecchie. «Ti è piaciuto?»”

 

“«Siete ferito al braccio?» gli chiese Angelica, avendo notato che tendeva a proteggere il fianco destro. Era riuscito a malapena ad alzare il braccio per suona: re il campanello.

Voss la guardò. «Con tutte le domande che avreste potuto pormi, andate a scegliere proprio questa? Non: “Da dove venite, Voss?”, oppure: “Come mi avete trovata? Perché siamo qui?”. Oppure anche: “Ora cosa faremo, Voss?”.»

Angelica sorrise suo malgrado. Quell’uomo le piaceva. «Ma io non vi chiamerei Voss» ribatté in un tono di voce che la fece arrossire.”

 

“«Per me sarà praticamente impossibile restare nella medesima camera con voi senza voler… senza volervi.» La sua voce era bassa, molto bassa, senza la nota vellutata cui si era abituata. «Fa parte di ciò che ci affligge, il desiderio di sangue. Ne abbiamo bisogno per sopravvivere. Ma non si tratta solo del sangue» continuò, «siete voi. Vi desidero da morire, Angelica.»”

 

“«Siete sempre stato… così?» domandò, alzandosi in piedi. Il cuore le batteva veloce e le palme delle mani cominciarono a sudare.

Voss scosse il capo e i capelli sfavillarono, folti e bronzei. Teneva una mano premuta sul copriletto e lei non poté fare a meno di notare quanto le sue dita fossero lunghe e affusolate. «No. Non si nasce Draculiani. Si viene… invitati a diventarlo.»”

 

“Angelica rimase momentaneamente senza parole. Voss aveva centoquaranta… tre? Quarantadue? Centoquarantacinque anni?

Lui sorrise. «Sì, ho centoquarantotto anni.»”

 

Quando gli si avvicinò, lui si mosse un poco, come se fosse più libero. Dunque aveva funzionato, pensò Angelica mentre si chinava per baciarlo ancora. La collana cadde in avanti, facendolo sussultare al contatto. Lei si ritrasse, premendosi il gioiello contro il petto.

«Mi dispiace!» esclamò, osservando con orrore il segno rosso che gli era apparso immediatamente sul collo, come un’ustione.

«Baciatemi» riuscì a boccheggiare lui, cercando di chiuderle le dita intorno al braccio. «Baciatemi… Toccatemi…»”

 

“«Vi prego» boccheggiò lei, tenendo la collana premuta contro la pelle, tentata di strapparsela via. La vista delle zanne di Voss, tuttavia, lunghe e pericolosamente vicine, le impedì di farlo, nonostante il piacere che le annebbiava la mente.

Lui l’aveva messa in guardia e Angelica non era una sciocca.”

 

«Sei ferita?»

 

«No, Chas. lo…»

 

“«C’è del sangue. E tu sei a malapena vestita. Tutti e due.» La voce era carica di disgusto. Si voltò verso il visconte e premette sul paletto. «Siete veramente un bastardo. Per fortuna non mi sono fidato di voi.»

Voss sostenne lo sguardo letale dell’uomo, rovente, senza paura. Non avrebbe cercato di spiegarsi. Che lo uccidesse pure. Poni fine alle mie sofferenze. Affronterò qualunque cosa mi aspetti. Giudizio. Condanna.”

 

“Il Marchio continuava a tormentarlo, pungere e bruciare. Si augurò che lo avrebbe perdonato, ora che Angelica se n’era andata. Con il tempo il dolore sarebbe diminuito.

Ma Lucifero non lo avrebbe mai lasciato andare. Era stato uno sciocco a crederlo.”

 

“«Angelica, vi amo. Vi… desidero.» Si era spostato e lei poteva vedere i suoi occhi nella luce argentea. Erano cupi, famelici e le fecero mancare il respiro.

«Mi fidanzerò domani» replicò, cercando di controllare la voce, «lo…»

«Angelica» sussurrò, «penserò io a tutto, domani, con Corvindale. Se… se mi volete. Se vorrete fidarvi di me.»”

 

“«Eppure» ribatté, domandandosi da dove venissero parole tanto audaci, «voi siete ancora completamente vestito e io invece sono curiosa di vedere come sia un uomo di centoquarantotto anni senza tutti i suoi abiti.»

Lui boccheggiò, sorpreso. «Mi auguro» disse, sbottonandosi i pantaloni con movimenti lenti ed esperti, «che ciò non significhi che sapete come sia un uomo di ventotto anni senza i suoi vestiti e intendiate fare un confronto.»”

 

“«Angelica» fu tutto ciò che riuscì a mormorare, ma lei lesse la domanda nei suoi occhi.

«Sì» sussurrò. «Mi fido di te.»”

 

“«È valsa la pena di aspettare, amor mio» le sussurrò lui poco dopo.

«Possiamo farlo ancora?» gli domandò Angelica, trovando le sue labbra. Adorava il proprio sapore mescolato con quello di lui.

Voss le sorrise sulla pelle. «Solo se mi prometti di non fare rumore. Non voglio che Corvindale venga a interromperci.»”

 

“«Per l’inferno ardente, Voss, cosa diavolo credete di fare?»

«Mostrarvi questo.» Si sfilò di scatto la camicia bianca, mostrando tutta la schiena.

Per un momento, Dimitri non riuscì a parlare. «Per l’anima oscura di Satana!» mormorò infine. Fissò la schiena ampia di Voss, allibito e incredulo. Una sensazione cupa e inconsueta lo trafisse allo stomaco.

Impossibile.

«Il vostro Marchio è scomparso.»”

“Voss lo guardò, pietà e comprensione sul volto. «Sono cambiato.»”

 

“Voss rise con profondo piacere. Non si era accorto che la sua vita fosse tanto vuota e buia, ma finalmente era piena di luce e allegria.”

 

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StaffRFS

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