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Alle sorgenti del fantastico: Recensione “Ancillary justice – La vendetta di Breq” di Ann Leckie

Trama

Justice of Toren, un’astronave dotata di intelligenza artificiale, ha trasportato per millenni le truppe del Radch, una superpotenza aggressiva ed espansionista basata sulla totale sottomissione e sorveglianza della popolazione. Justice of Toren non controllava solo i propri sistemi e computer, ma anche altre astronavi e milizie umane, soldati di cui sono rimasti soltanto i corpi, mentre i loro ricordi e ogni parte senziente sono stati eliminati.

Breq è quel che resta di Justice of Toren, un corpo dalle sembianze umane privato della propria identità e connesso con l’intelligenza artificiale dell’astronave, ciò che tutti definiscono un’ancella, rifiutando di considerarla umana.

Eppure Breq avverte di avere una storia, e quando rinviene nella neve il corpo di un uomo abbandonato come un relitto fuori dal tempo, sente che appartiene al suo passato. Nella vendetta che sta tramando contro chi ha manipolato un intero popolo per farne una massa di automi al servizio della guerra, questo fatto straordinario può essere solo un vantaggio: nessuno in tutto l’impero potrebbe mai sospettare l’esistenza di un’entità autonoma, pronta a ribellarsi all’ordine stabilito.

In una narrazione che oscilla tra passato e presente verrà alla luca la vera storia del Radch, con i suoi intrighi politici e giochi di potere, e il vero scopo cui Breq aspira.

Recensione

Premetto che, pur essendo sempre stata un’appassionata di fantascienza in tutte le sue forme, erano anni che non prendevo più in considerazione romanzi di Space Opera “contemporanei”, l’ultimo che ricordo di aver letto è stato il bellissimo ciclo di Hyperion, di Simmons ( e non son neanche sicura che lo si possa definire Space Opera ). Questo perché le trame tendevano a mio avviso, a orientarsi troppo verso il genere militare, alla Starship Troopers, per intenderci. Quindi non so ancora bene cosa mi abbia spinto alla lettura di questo romanzo, forse la noia di una sera invernale e la voglia di provare la funzione “leggi un estratto” di Amazon. Fatto sta che neanche dopo cinque minuti di lettura mi son ritrovata ad acquistare l’intero romanzo per leggermelo quasi tutto in una notte.

Le premesse sono quelle classiche della Space Opera : un Impero galattico enorme, il Radch, composto dalle civiltà più diverse ma uniformate e sottomesse a un potere centrale di stampo totalitaristico, all’apparenza volto alla conquista dell’universo al solo scopo di portare pace e civilizzazione a tutti. Ovviamente il tutto ottenuto con l’uso della forza e delle armi, armi moralmente opinabili: le Ancelle, ossia i corpi vivi dei nemici, cui è sottratta ogni coscienza di sé, che vengono ibernati e stivati a miliardi nelle viscere di gigantesche astronavi senzienti, pronti per essere risvegliati e usati come soldati, governati dalla mente della nave stessa.

La vicenda è raccontata in prima persona da Breq, che scopriremo essere l’ultima Ancella rimasta dell’astronave chiamata Justice of Torren, e si muove su due piani narrativi: il Presente, in cui vediamo Breq impegnata nell’ordire i piani della sua vendetta nei confronti del capo del Radch stesso, e il Passato, dove i flashback ci portano a scoprire piano piano cosa abbia scatenato la rivolta prima e il desiderio di vendetta poi, di Breq stessa. In tutto ciò s’inserisce un elemento a sorpresa, il ritrovamento da parte di Breq di un uomo, spuntato dal suo lontanissimo passato, che dapprima sembrerà costituire solo un impiccio, ma che forse si rivelerà più importante di quel che appare, sia per i piani di Breq, che come una sorta di ancora che la terrà legata alla realtà impedendole di cadere nella spirale autodistruttiva che inevitabilmente il desiderio di vendetta porta con sé.

Ciò che maggiormente discosta questo romanzo dalla Space Opera classica è la maggiore importanza che viene data allo studio della natura umana, all’esplorazione del conflitto che si crea tra “individuo” e “società”. Molto interessante è anche la scelta stilistica dell’autrice, che nei dialoghi di Breq ha volutamente confuso i generi, scelta che all’inizio lascia un po’ confusi (devo ammettere che ho pensato al solito cattivo editing a cui le case editrici ultimamente ci hanno abituato) ma che trova spiegazione principalmente, ma non solo, nella descrizione della società Radchaai, come di una società in cui l’uguaglianza è portata a un tale livello, che la lingua non contempla alcuna differenza tra i sessi. Effettivamente ciò crea un po’ di confusione nel lettore che fatica a volte a visualizzare i personaggi, ma a mio avviso contemporaneamente, permette un’analisi più profonda e meno stereotipata dei caratteri e delle azioni dei vari personaggi.

Molto belli sono anche i passaggi, durante i flashback, in cui appare la “visione multipla” data dall’appartenenza delle Ancelle, e quindi di Breq, alla mente onnipresente e quasi onnisciente di Justice of Torren.

In conclusione penso che sia una lettura che valga la pena affrontare, a prescindere dall’essere o meno, amanti del genere, o lettori abituali di scifi, essendo un buon romanzo, un thriller quasi, con una trama ben costruita, un buon equilibrio tra azione e introspezione, personaggi solidi e realistici.

Il finale rimane aperto, e infatti, sono previsti altri due romanzi, di cui uno appena edito in Italia sempre da Fanucci.

Ultima chicca, questo romanzo d’esordio, ha vinto il Premio Hugo, il premio Nebula, il BSFA Award, l’Arthur C. Clarke Award e il Premio Locus, ed è stato candidato a diversi altri premi di fantascienza, ricevendo più volte il plauso della critica.

Recensione a cura di: ChibiTora

Editing a cura di: LadyLightmoon

StaffRFS

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