Una serata al cinema: Il re leone

Il re leone

 

Titolo: Il re Leone

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Anno: 21/08/2019

Durata: 118 minuti

Genere: animazione, avventura, drammatico

Regia: Jon Favreau

Sceneggiatura: Jeff Nathanson

Fotografia: Caleb Deschanel

Musiche: Hans Zimmer

Distribuzione: Walt Disney Pictures, Fairview Entertainment

 

il re leone

 

 

Il Re Leone è forse uno dei film della Disney più amati, sicuramente uno dei suoi grandi classici. Anche se probabilmente la trama sarà familiare alla maggior parte delle persone che amano il genere, ho pensato che fosse meglio darne un piccolo sunto per quelli che ancora non hanno avuto occasione di vederlo.

Il film racconta la storia del giovane leone Simba, figlio di Mufasa, re della savana. Di fatto segue la crescita del principe, dalla sua nascita all’età adulta. Nella scena iniziale, tutti i sudditi del regno animale si radunano alla Rupe dei Re, residenza dei nobili leoni, per la presentazione del giovane Simba da parte del sacerdote Rafichi, un anziano babbuino. Le vicende prendono poi il via con i complotti del fratello di Mufasa, Scar, per uccidere il principe e il re, con l’obiettivo di salire al trono al loro posto. Per farlo, il leone malvagio stringe un patto con la tribù delle iene, storico nemico dei leoni. Dopo un tentativo fallimentare di portare alla morte Simba, mandandolo nel territorio delle iene, Scar, attraverso uno stratagemma, uccide Mufasa. Fortunatamente Simba si salva, ma viene plagiato dallo zio che gli fa credere di essere il colpevole della morte del padre. Così il cucciolo lascia le terre del branco con l’intento di non farvi ritorno. Affamato e stremato sviene nel deserto, dove viene salvato dal facocero Pumbaa e dal suricato Timon. L’esilarante duetto insegna a Simba la filosofia di hakuna matata (senza pensieri) e lo crescono come un figlio. Nel frattempo, Scar ha soppiantato il fratello come nuovo re e ha messo a disposizione le terre del branco alle fameliche iene, che nel tempo ne hanno prosciugato ogni risorsa. Per questo motivo la leonessa Nala, un’amica d’infanzia di Simba, lascia la Rupe dei Re alla ricerca di aiuto, approdando proprio dove il giovane leone ha passato il suo esilio. Per il principe è al tempo stesso un piacere rivedere l’amica e un dolore che evoca gli spettri del passato.

Riuscirà Simba a salvare la propria patria e affrontare i propri demoni interiori?

 

 

Il film del Re Leone, uscito nelle sale questo agosto, è un fedele remake dell’originale. La trama è praticamente uguale, anche se con qualche piccola discrepanza decisamente trascurabile, come ad esempio qualche canzoncina secondaria o qualche battuta leggermente diversa. La differenza maggiore, ovviamente, è il fatto che al posto delle tradizionali illustrazioni animate per cui la Disney era diventata famosa negli anni ’90 (periodo di uscita del film originale), abbiamo una rappresentazione degli animali in grafica 3D, che conserva solo un accenno di animazione. Questo nuovo aspetto, che la casa produttrice americana ha deciso di dare al proprio classico, è veramente realistico e sembra quasi di vedere un documentario. In questo caso credo che si possa dire che i grafici della Disney si siano superati. Tuttavia, durante la visione del film, questo realismo si rivela un’arma a doppio taglio: infatti, gli animali risultano decisamente poco espressivi, al contrario delle illustrazioni originali, nelle quali esprimono visivamente i propri stati d’animo. Questo effetto, almeno nella versione italiana, è decisamente accentuato per quanto riguarda i due personaggi centrali della storia, Simba e Nala, i cui doppiatori, rispettivamente Marco Mengoni ed Elisa, non dimostrano grande espressività nei dialoghi che risultano piatti; mentre, gli attori Edoardo Leo e Stefano Fresi, che danno voce a Timon e Pumbaa, hanno una decisamente più spiccata attitudine al doppiaggio. Detto questo, però, non sono gran che nelle canzoni, cosa comprensibile, vista la loro formazione. In realtà, anche Mengoni ed Elisa, abili come sempre quando cantano da soli, non sono riusciti ad ottenere un risultato soddisfacente nei duetti, in particolare quello iniziale nel quale Simba e Nala tentano di eludere la sorveglianza di Zazu alla pozza dell’acqua e quello nel quale si ricongiungono verso la fine del film. Infatti, i due cantanti danno la forte impressione di non riuscire ad armonizzarsi appieno. Insomma, almeno per la versione italiana, la più grande pecca è sicuramente il doppiaggio, che in alcuni punti risulta essere addirittura scadente. Vista la rinomata bravura dei doppiatori italiani, decisamente apprezzati a livello mondiale, sorprende la decisione della compagnia americana di non sfruttare questo talento e la sapiente formazione garantita dalle nostre accademie.

 

il re leone

Oltre alle differenze di animazione e doppiaggio, come già annunciato, ci sono alcune scene che risultano leggermente diverse, soprattutto quella in cui Simba e Nala vanno al cimitero degli elefanti in cui, nella versione originale, ci sono le uniche tre iene di cui conosciamo i nomi di tutto il film: Shenzi, Banzai ed Ed; mentre, nel remake, la scena è gestita come una vera e propria imboscata da parte di tutte le iene, di cui Shenzi risulta chiaramente essere il capo, mentre Ed e Banzai sono confusi tra la folla, li riconosciamo solo perché parlano e comunque, avendo visto il film, ci vuole un certo sforzo. La sequenza presenta maggior dinamicità, una caratteristica di tutti gli ultimi lungometraggi della casa produttrice e nonostante tutto, mantiene lo spirito e le intenzioni presenti nell’originale.

Altra scena che ha subito un cambiamento marcato è quella immediatamente successiva, in cui Scar va a sgridare le iene che hanno fallito il loro compito, dove assistiamo ad un grosso taglio, soprattutto nella canzone, che è stata notevolmente accorciata. Le altre differenze sono talmente piccole che non si notano nemmeno, tranne probabilmente che per i cultori del film.

il re leone

 

Sono interessanti le citazioni che sono state inserite in riferimento al film originale e ai classici Disney. In particolare, nella scena in cui Pumbaa racconta la sua storia, nella versione originale la parola “scoreggiare” viene censurata da Timon che interrompe l’amico dicendo: «No, Pumbaa! Non davanti ai bambini.», mentre nella nuova versione, Timon non interviene e Pumbaa gli chiede appunto perché non lo fermi. Una delle altre citazioni è nella canzoncina che sempre Timon e Pumbaa usano per distrarre le iene alla fine del film, che al posto di essere una hula, è ripresa da La bella e la bestia.

Insomma, tirando le fila, non mi sento di consigliare (sia ben inteso è un mio parere personale) la visione di questo film né agli amanti del titolo, né alle nuove generazioni, in quanto risulta essere solo una brutta caricatura. Piuttosto suggerisco di riguardarsi o guardare, per coloro che ancora non l’abbiano fatto, la versione originale, che resta uno dei più bei film prodotti da questo colosso dell’animazione. Personalmente mi considero molto deluso da questa creazione Disney (come da molte altre tra quelle più recenti), che sembra essere una manovra commerciale con l’unico fine di aumentare i guadagni. A mio avviso, questa casa produttrice non è più sinonimo di qualità come poteva esserlo fino a una manciata di anni fa, quando curava ogni particolare dei propri film con attenzione e dedizione.

 

 

 

 

 

 

Eve

Eve
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