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A tu per tu con: Emiliana de Vico

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Diamo un grosso benvenuto a Emiliana de Vico nel salotto di RFS con l’intervista in esclusiva curata dalle nostre:

Liz e Aléthéia

  • Hai delineato talmente bene i tuoi protagonisti Davide e Lorenza, nei loro contrasti emotivi interiori e poi in quelli di coppia, per cui la domanda sorge spontanea: c’è stato o, magari, c’è tuttora un Davide Riva nella tua vita?

Certo che c’è! Non così bello, affascinante e sensuale come l’originale, ma esiste. Ha la stessa testa dura ed è scontroso all’eccesso, ringhia e sbuffa e non gli va mai bene nulla. L’ho sposato diciassette anni fa e siamo ancora insieme.

  • Sono incuriosita dalle tue fonti d’ispirazione letteraria. Mi spiego. In entrambi i libri ho notato che usi spesso delle espressioni molto particolari, nelle quali si evince una sorta di ricerca per renderle dense del senso che vuoi tirar fuori, tipo: “Una ragazza dalla bocca tremante laccata da un rossetto rosso, troppo vivace per i problemi che porta con sé.”; o “Ha ancora un rossetto troppo rosso per la sua bella bocca di miele.”; e ancora “Vuole il mio sangue impastato con la vergogna.”
    A questo proposito: ti ha ispirato qualche scrittore o magari qualche poeta in particolare o è tutto, diciamo, “naturale”? E in questo caso cosa ti aiuta nella fase creativa di frasi così belle e così originali?

Che bello, mi stai dicendo che c’è del poetico mescolato al normale narrare? È tutta farina del mio sacco e non so come vengano fuori certe frasi. So per certo che, se ascolto musica, il racconto è più denso di emozione e, più la melodia è triste e malinconica, maggiore è la mia attenzione all’introspezione. Boh, se ascolto una lagna ho buone possibilità che venga fuori un racconto decente 😛

Sono recettiva agli stimoli sensoriali, per questo ho sempre in sottofondo qualche canzone quando scrivo.

  • Rosso sulla bocca e blu indossato: i colori di Lorenza, quelli con cui si sente protetta. Perché questi due in particolare? Forse sono anche i tuoi?

No, io sono scura come Calimero. Lorenza nasce dall’immagine che avevo intravisto in uno spot pubblicitario di una modella di taglia oversize. L’ho trovata così incantevole con i suoi colori naturali – capelli scuri, occhi blu del jeans slavato e rossetto rosso – che mi ha ispirata. Ho stampato molte sue foto in varie pose. Le immagini della modella sono risultate congruenti con quelle che avevo in mente. Riportare il tutto è stato semplice. Per me, Lorenza è più dolce che femme fatale.

  • Io amo senza mezzi termini Davide Riva. Sono conscia che alcuni suoi comportamenti non sono stati esemplari, tutt’altro, ma comprendo appieno la sua lotta per vivere una vita normale, dopo tutto quello a cui ha dovuto rinunciare; sento profondamente le difficoltà che ha dovuto affrontare, non solo quelle pratiche, ma anche quelle emotive (il distacco da suoi genitori ne è un esempio). Sento la sua fragilità quando – e sono convinta che lo faccia più spesso di quanto si evinca dal testo – si domanda: “Sono abbastanza per Lorenza?”. E in lui la riposta tende a essere sempre negativa. Però direi che anche Lorenza non scherza, quanto a caratterino e a cocciutaggine. Ho constatato a pelle le reazioni emotive di molte lettrici, e la maggior parte dice sempre che “in certi momenti avrei picchiato Davide”. Ecco, io invece in certi momenti avrei dato una sculacciata a Lorenza. A volte parla quando dovrebbe abbracciare, altre resta zitta quando dovrebbe urlare, insomma nonostante il suo immenso amore per lui, nonostante i sacrifici pratici che fa – e che sono evidenti – Lorenza spesso si richiude come un riccio, invece che affrontare la situazione, e si lascia cullare dalle sue paranoie. Anche in questi atteggiamenti si percepisce la sua giovinezza e non solo quando si ammanta di rosso e blu o si rinchiude nel suo mondo mentale durante le riunioni di équipe. In quest’ottica, Davide per lei è uno sprone a maturare, nel senso migliore del termine, perché pur con le asperità che le impone, la aiuta a capire che, per stare bene insieme, è necessario che ciascuno stia bene con se stesso, prima di tutto. Infatti, come dice Gisa a un certo punto: “«I fatti a volte non coincidono con il vissuto. E viceversa. Dovresti saperlo fare, sei un’assistente sociale. È ciò che applichi con gli utenti, sì?»”
    Ecco, come ben emerge da questa frase, anche Lorenza ha una strada di crescita personale da percorrere. Nel primo libro era l’accettazione della sedia a rotelle, nel secondo invece il capire che Davide fa quello che fa per tanti motivi, ma soprattutto non per fare del male e lei, ma per fare del bene a se stesso. Tutto questo per dire che i tuoi sono personaggi veri al 100%, con tutte le loro fragilità, la loro forza e la loro debolezza, i loro pregi e i loro difetti. Sicuramente c’è voluto del tempo per caratterizzarli così bene, per renderli appunto così “reali”, però quello che vorrei sapere è: ti sono usciti in modo più o meno spontaneo o hai dovuto scavare molto dentro te stessa e limare di volta in volta?

Wow, questa più che una domanda mi sembra una piccola recensione . Vedo che hai studiato bene i loro caratteri. Non ho dovuto approfondire molto di Lorenza perché le sue paure sono le stesse che ho sentito io all’avvio della carriera nel servizio sociale. La stessa messa alla prova che lei subisce stando con Davide l’ho provata mettendomi in relazione con gli utenti e le loro problematiche. In un certo senso ho solo ricordato com’ero e trasposto il tutto in lei. Invece, per ciò che riguarda la loro relazione ho dovuto limare soprattutto il carattere di Lorenza. Tendevo a renderla troppo remissiva o troppo dura. Ancora adesso penso che sia un po’ sbilanciata rispetto a Davide.

  • Alessio prima e poi la piccola Giorgia, ma quest’ultima ti si incastra nel cuore più del ragazzino del primo libro. In assoluto. Hai dipinto la piccina in modo sublime attraverso gli occhi di Davide… Dicci un po’ di lei: è solo un espediente narrativo per dare sostanza alla storia o nella tua esperienza lavorativa ti sei “innamorata” davvero di una Giorgia?

Ho incontrato tante Giorgia. Tanti occhi di bambini, mani girate all’infuori e corpi desiderosi di abbracci e carezze. Anche ora che non lavoro più al servizio sociale continuo a conservare il ricordo delle facce tristi, delle tante richieste implicite nei loro sguardi. I ragazzi con handicap, in particolare, sono stati sempre molto difficili da piazzare. Non trovavo mai famiglie disponibili all’affidamento e all’adozione. La loro diversità mette in crisi. Ho voluto dare a Giorgia il meglio che avessi tra le mani, e Davide è il meglio.

Ma Giorgia è nata così, per caso. Era un elemento che doveva portare fuori sia la debolezza che la dolcezza di Davide.

  • Quanto di tuo, della tua vita reale, c’è in questi due libri?

C’è la mia esperienza nel lavoro sociale. C’è il mio modo di vivere le emozioni. C’è il mio modo di litigare e di fare pace. C’è la conclusione che mi piacerebbe leggere in una storia.

  • Quali altre storie ci sono nella tua penna, pronte per essere messe su carta?

In pratica sono tre i lavori che hanno già una forma e sostanza. L’ultimo capitolo di Davide e Lorenza che sto iniziando a scalettare e a modellare in capitoli. Poi c’è la storia, quasi del tutto conclusa, di una ragazza che “si taglia” e che dovrà imparare ad affrontare le emozioni senza l’uso di lame. In ultimo, il seguito di Villa Eden, uscito per la collana Youfeel della Rizzoli, da revisionare e… via! Ma non chiedetemi le date. Intanto penso a Davide Riva e al modo in cui potrà lasciare un segno indelebile su Lorenza Garbi. Che ne dite di una bella gravidanza?

 

baby.ladykira

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