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Settimana della Memoria, Per Non Dimenticare! La tregua

Progetto grafico a cura di Eve

Regista: Francesco Rosi

Genere: Drammatico

Anno: 1996

Paese: Francia, Italia

Durata: 125 min

Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (1997)

Attori: John Turturro (Primo), Massimo Ghini (Cesare), Rade Sherbedgia (Il Greco), Claudio Bisio (Ferrari), Teco Celio (Colonnello Rovi), Roberto Citran (Unverdorben), Stefano Dionisi (Daniele), Lorenza Indovina (Flora), Ernesto Lama (Carmine), Andy Luotto (D’Agata), Federico Pacifici (Il Tenente), Franco Trevisi (Maresciallo), Agnieszka Wagner (Galina), Gerda Maria Jürgens  (Brigitte), Maryna Gerasymenko (Marja Fiodorovna), Viacheslav Olhovsky (Tenente Sergej), Tatiana Meshcherikina (Irina), Anatoliv Vassilev (Dr. Gottlieb), Igor Bezgin (Egorov), Aleksandr Ilyin Sr (Il Mongolo).

Quando si annuncia la fine della Seconda Guerra Mondiale, un gruppo di deportati viene liberato dai russi dal lager di Auschwitz ma, in assenza di indicazioni o di punti di riferimento, rimane sbandato. Ci sono polacchi, cechi, francesi e anche italiani. Per un po’ tutti rimangono uniti, poi gli italiani si affidano a un connazionale che si spaccia per responsabile dei rapporti con i russi e cercano di pensare a come tornare a casa. Comincia così un viaggio pieno di difficoltà affrontato nelle condizioni più disperate. Nel gruppo c’è Primo, che continua a rivivere dentro di sé gli orrori del lager e quasi non riesce più a pensare ad una vita diversa. Ci sono Cesare, molto estroverso, e Daniele, Ferrari, Unverdorben, D’Agata. Insieme attraversano l’Europa centrale, ora a piedi ora sui treni di fortuna, talvolta pensando di aver trovato la strada giusta, altre in preda allo sconforto per un traguardo che sembra allontanarsi sempre di più. (Fonte: Coming soon).

CURIOSITÀ: 4 DAVID DI DONATELLO (1997) PER MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGISTA, MIGLIORE PRODUTTORE A GUIDO DE LAURENTIIS E LEO PESCAROLO, MIGLIORE MONTAGGIO (SARANDREA E POSTUMO A RUGGERO MASTROIANNI) E UN GLOBO D’ORO. (Fonte: Coming soon)

La tregua è un film drammatico del 1997 tratto dal celebre romanzo omonimo del 1963, vincitore del premio Campiello, di Primo Levi.

La Germania nazista è costretta dall’inarrestabile avanzata delle truppe sovietiche ad abbandonare i campi di concentramento situati in est Europa. Danno alle fiamme i registri ufficiali per cancellare le tracce degli orrori commessi nei lager e con essi i nomi delle vittime, un ultimo affronto per coloro che erano diventati solo dei numeri. I deportati ancora in vita vengono chiusi nei campi e lasciati al loro destino.

I soldati dell’Armata Rossa giungono in una Auschwitz ricoperta di neve e abbandonata dai nazisti in fuga e ai loro occhi e soprattutto ai nostri, appare uno spettacolo sconvolgente che lascia attoniti e senza parole: centinaia di poveri esseri umani ridotti come delle larve, che si aggirano smarriti tra i reticolati di filo spinato. Inizia così La tregua, con immagini silenziose che valgono più di mille parole. La libertà ritrovata li fa sentire smarriti, svuotati e disadattati alla vita tanto è stata l’alienazione e l’orrore da loro subiti. Iniziano a cercare un modo per tornare alle proprie case. Tra di essi ci sono francesi, polacchi e italiani. Uno di loro è Primo Levi, deportato perché partigiano ed ebreo, che racconta in prima persona il lungo viaggio di ritorno da Auschwitz all’Italia di un gruppo di italiani scampati ai forni crematori. Il viaggio comincia il 27 gennaio 1945 e il loro percorso attraverso l’Europa centrale (Polonia, Romania, Ungheria, Austria e Germania) è ricco di imprevisti che spesso li costringe a percorrere molti chilometri a piedi o su treni di fortuna.

Il ritorno di Primo inizia con l’incontro con il greco Mordo Nahum, un ebreo furbo e disilluso, che gli impartirà importanti lezioni di vita e su come sopravvivere. Quando si separano, Primo prova per lui disprezzo, amicizia, rispetto, curiosità e rimpianto di non poterlo vedere mai più. La mattina era un padrone, a mezzogiorno un maestro e la sera un fratello maggiore.

Levi giunge in un campo di smistamento di ex prigionieri dei lager a Katowice. Ed è lì che incontra i suoi futuri compagni di viaggio. Il gruppo è formato da Cesare, un ebreo romano spaccone, estroverso e socievole che gli ricorderà che deve ridere se vuole tornare a casa; Daniele, unico sopravvissuto del ghetto di Venezia e senza più una famiglia; Ferrari, un ladro che si crede l’unico innocente tra i deportati; Unverdorben, violinista al quale Cesare regala un violino rubato a una povera signora, unico ricordo di suo marito; D’Agata, un siciliano che ha dei dubbi se ritroverà viva la sua famiglia quando tornerà a casa; il “colonello” Rovi che ha semplicemente rubato la giacca a un ufficiale russo.

Dopo tante disavventure il gruppo giunge a Monaco, in Germania, dove tutto è cominciato, e un prigioniero tedesco si inginocchia davanti a Primo come per chiedere perdono. Ma una follia del genere potrà mai essere perdonata?

Finalmente il 19 ottobre 1945 Primo arriva a Torino e può finalmente riabbracciare la sorella e la madre, felici e incredule del suo ritorno. Con davanti la sua giacca da prigioniero e il suo numero 174517 tatuato sul braccio, inizia a scrivere Se questo è un uomo, come aveva promesso al suo amico Daniele. Quest’ultimo crede che Primo sia stato risparmiato da Dio proprio perché voleva che lui fosse un testimone e scrivesse di una delle più grandi tragedie dell’umanità subita da milioni di persone innocenti.

Attraverso dei flashback in bianco e nero, possiamo anche vedere dei momenti di vita del lager, dove tra mille orrori si sono dimenticate le passioni, le culture, la famiglia e gli ideali. E dalle parole di Primo scopriamo che i bambini nei campi erano solo di passaggio: dopo pochi giorni venivano mandati nella camera a gas.

La cosa peggiore che i nazisti hanno fatto a queste persone non è stata quella di levargli il pane, torturarli, prendersi le loro vite, ma è stata quella di levargli l’anima, la pietà e lasciargli solo l’odio, anche contro se stessi.

La vita e i sentimenti piano piano rinascono anche grazie alla musica e alla natura e dopo il gelo, le malattie, la fame, la miseria, i trasferimenti insensati, l’ozio e la nostalgia i superstiti hanno resistito e vinto e possono prendere il treno che li porterà a casa.

Un film da vedere per non dimenticare e non restare indifferenti.

Serena Oro

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