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Settima tappa Blog Tour di “ALL IN” di Rossella Gallotti

Questa volta anziché recensirvi un libro che ho letto, su richiesta dell’autrice, vi citerò tre estratti del libro; tre passaggi che mi hanno particolarmente colpito. Vi dico subito che non è stato per nulla facile limitarsi solo a tre e ancor più difficile è stato evitare gli spoiler, spero vi facciano apprezzare la storia come l’ho apprezzata io.

Primo Estratto:

In sella alla mia moto mi sento me stesso, libero e… felice, direi.
Ogni volta che posso, parto e lascio che mi porti dove vuole, non ho mai una meta, è la strada che la inventa per me.
Questa volta però, mi costringo ad averne una: casa di mio padre.
Ritrovarmi fra le sue cose, sentire nelle narici l’odore della sua presenza, fa più male di quanto pensassi, la mia fantasia non è riuscita a immaginare nemmeno lontanamente ciò che avrei provato.
Cristo! Mi manca l’aria.
Spalanco le finestre sperando di ricavarne un po’ di sollievo, ma il mio dolore è radicato molto più a fondo, un po’ d’aria fresca non può fare nulla per alleviarlo.
Apro l’armadio della sua camera, i cassetti, e inizio a selezionare gli indumenti che voglio tenere. Avevamo più o meno la stessa corporatura e la maggior parte di questi abiti glieli ho regalati io, lui detestava andare a comprarsi i vestiti. Avevo preso l’abitudine di acquistare sempre qualcosa anche per lui, ogni volta che andavo per me. Ognuno di questi capi, stretto fra le mie dita, richiama alla mente immagini, ricordi, momenti vissuti insieme.

Entro in casa di papà e lo trovo in cucina, intento a lavare le verdure da far grigliare. Oggi è il suo compleanno e ha invitato me e Nick a cena per festeggiare organizzando una grigliata in giardino. Avevo proposto una serata in
un night club, lì sì che ci saremmo divertiti, ma me l’ha bocciata, dicendo che preferiva restarsene a casa.
«Auguri, papà!» esclamo, allungandogli la busta incartata che contiene il suo regalo.
«Grazie, Jackson. Non dovevi disturbarti a comprarmi…» afferra il pacchetto e ne testa la morbidezza. «Ancora vestiti?»
«Non voglio rischiare di vederti andare in giro in mutante, quindi sì, ancora vestiti» sorrido compiaciuto, osservandolo aprire la confezione mentre borbotta qualcosa di incomprensibile.
«Wow! Non sono un po’ troppo giovanili?» domanda perplesso, osservando i nuovi pantaloni cargo a stampa militare.
«Papà, ti ricordo che compi cinquantadue anni, non settanta, e hai un fisico da far invidia al mio. Ti staranno d’incanto, te lo assicuro.»
«Concordo!» conferma Nick, facendo il suo ingresso.
«Buon compleanno, Jonathan!»

Strigo fra le mani quei pantaloni che davvero gli stavano una meraviglia. Ricordo una delle poche sere in cui io e Nick siamo riusciti a portarlo con noi, in un locale di nostra conoscenza. Nick gli aveva suggerito di indossare questi pantaloni e quella sera se ne è tornato a casa con una sventola da paura sotto il braccio.

«Immagino di doverti ringraziare, figliolo. Samantha dice che questi pantaloni mi fanno un gran bel culo!»
«Prego, papà» sorrido divertito. «Divertiti, Jonathan! Domani vogliamo tutti i particolari!» gli urla Nick che balla a pochi passi da noi, avvinghiato a una morettina niente male. Mio padre gli risponde con un gesto osceno ed entrambi scoppiamo a ridere, scuotendo la testa. Lo osservo incedere verso l’uscita, posando sfacciatamente la mano sul culo della bionda aggrappata al suo braccio, prima di riportare lo sguardo sulla rossa naturale seduta al mio fianco.

Dio! Mi manca così tanto! Il dolore mi stritola il petto, mi lascia senza aria, facendo contrarre dolorosamente i polmoni. Non credo di aver mai provato una sofferenza così grande. Sono solo, smarrito, indifeso come un bambino e non me ne frega un cazzo se sono un uomo e dovrei essere forte. Io rivoglio mio padre!
Mi guardo intorno, spaesato, osservando i vestiti disseminati sul letto.
Mi sento… perso, incapace di reagire.
Non posso farlo, non posso rimanere in questa casa ora.
Rinuncio, da vigliacco abbandono tutto ciò che ho sparpagliato sul letto ed esco da quella stanza, imbrigliando volutamente lo sguardo perché non incroci la parete a cui papà ha appeso le nostre fotografie.
«Troppo presto, papà» borbotto alla casa vuota, mentre mi dirigo all’uscita.
«Non sono forte come te e non posso metter mano alle tue cose il giorno dopo averti seppellito.»
Semplicemente non ne sono capace.
L’unica cosa che sono in grado di fare è fuggire da questa casa e rimandare, per l’ennesima volta, il momento in cui potrò dire a me stesso di aver fatto qualcosa che avrebbe reso orgoglioso mio padre.”

Questo è il primo pezzo che voglio condividere con voi: si tratta del primo capitolo del libro, quindi niente spoiler eclatanti; l’ho scelto per farvi capire la bravura dell’autrice, che ha saputo rendere vero il dolore che traspare in queste righe. Personalmente mi sono sentita partecipe della sofferenza del protagonista.

Secondo Estratto: 

Saliamo un’elegante scalinata, tutta specchi e vetri, percorriamo la balconata e ci fermiamo di fronte a una porta blindata, mimetizzata nelle pareti a specchio. Roman digita il codice di accesso sul tastierino di controllo e il suono metallico della serratura elettronica indica l’apertura della porta. Mi cede il passo e mi ritrovo in un elegante ufficio, dove un’enorme scrivania color mogano troneggia al centro della stanza.
Sprofondato in un’elegante poltrona di pelle, riconosco Manuel Clark, che mi fissa da sopra le mani incrociate davanti alla bocca. «Capo, lui è Jackson» mi presenta Roman. L’uomo non smette di fissarmi, facendo correre il suo sguardo lungo tutto il mio corpo.
Mi osserva, mi studia, nel più completo silenzio.
Dopo un tempo che sembra non scorrere, con un gesto quasi impercettibile della mano congeda Roman, che lascia l’ufficio in silenzio.
«Accomodati pure, Jackson» esordisce una volta rimasti soli.
La voce profonda ha un che di ipnotico. Con un gesto studiato, si passa una mano fra i capelli, scostandosi il ciuffo biondo dalla fronte.
Obbedisco al suo ordine, accomodandomi sulla sedia posta di fronte alla sua scrivania.
La sua figura sembra circondata da un’aura che emana potere, arroganza, forza.
«Benvenuto nel mio locale, Jackson. Roman garantisce per te e io mi fido di lui. Abbiamo bisogno di una persona che controlli l’incolumità delle mie ballerine, ti è stato spiegato?»
«A grandi linee.»
«Bene. Ho bisogno di una persona che usi prima il cervello dei muscoli. Vedi, Jackson, il Perdition non è un night club qualsiasi, ma è il più importante della città, forse dell’intero stato. La nostra clientela è di alto livello. Qui non ci sono risse, né gente ubriaca e incapace di capire cosa sta facendo, tendiamo a prevenire queste situazioni. Questo è un locale di perdizione, come dice il nome, di divertimento per i nostri clienti che sanno di poter entrare in un luogo dove la privacy è garantita. Fotografie e riprese video sono vietate, quindi l’uso dei telefoni cellulari o di qualsiasi dispositivo che possa registrare audio e video non è tollerato. E questo vale per tutti, dipendenti e clienti. Roman ti spiegherà nel dettaglio le regole da rispettare.»
«Certamente, signore.»
«Le ragazze, sia le cameriere che le ballerine, sono oggetto di attenzioni e apprezzamenti di diversa natura. Tollerano anche i palpeggiamenti, ma non permettiamo a nessuno di superare un certo limite. Quando sono qui dentro sono una mia proprietà e io proteggo ciò che è mio, nessuno può permettersi di toccarle in un modo che a loro non è congeniale. Il tuo compito sarà quello di assicurarti che nessun cliente superi quel limite e, in caso contrario, farlo smettere, ma con tatto e senza attirare l’attenzione. Come ho detto, qui non ci sono squallide risse, non è un bar di periferia. Credi di esserne in grado?»
«Sì, signore. Certamente.»
«Molto bene. Sei etero?»
«Sì, ma… Cosa c’entra…?»
«Le mie ragazze sono tutte bellissime, le desidererai dalla prima all’ultima perché loro sanno farsi volere. Qui dentro sono off-limits per voi dipendenti, fuori di qui, invece, sono libere di frequentare chi vogliono. Non mi interessa, chi, dove, come e quando. Quello che non voglio è avere fra i piedi fidanzati gelosi che fanno scenate e creano casini. Sono stato chiaro?»
«Cristallino, signore. Non sono tipo da fidanzata e sicuramente non la cercherei in un night.»
«Non offendere le mie ballerine con insinuazioni spiacevoli, Jackson. Sono brave ragazze, fanno solo il loro lavoro.»
«Non ne dubito, signore. Non intendevo…»
«Oltre ai balli privati senza contatti fisici, sono libere di concedere servizi extra” nelle sale riservate a questo tipo di prestazioni e scelgono cosa, chi, per quanto tempo e a quale prezzo in totale autonomia, a meno che non sia io a chiedere loro cose diverse per un cliente particolare, che non potrà comunque costringerle a vivere situazioni non gradite.»
«A parte lei. Dico bene?» ribatto con un sorriso divertito sulle labbra. Mi fissa con un’espressione seria in volto che non mi piace per niente. Forse ho esagerato? L’attimo dopo, però, mi restituisce lo stesso sorriso divertito.
«Esatto, a parte me. Fra poco arriverà Alyssa, lei gestisce le ragazze, organizza i loro spettacoli e in generale le loro serate. Ti dirà lei quali saranno sotto la tua responsabilità.»
«Perfetto» rispondo.
«Un’ultima cosa. Parla con Roman per la tua divisa.»
«Divisa?»
«Completo nero, camicia bianca, cravatta nera. Niente di complicato.» Il mio sguardo vacuo lo insospettisce, perché piega la testa di lato incuriosito dalla mia espressione. «Qualche problema?»
«Direi di sì. Non ho completi, non sono proprio il genere di abiti che indosso.»
«Chissà perché lo immaginavo, per questo ti ho detto di parlare con Roman. Penserà lui a te. Puoi andare» mi congeda infine, in tono quasi annoiato.
«D’accordo» borbotto mentre mi alzo e mi dirigo alla porta. Stronzo presuntuoso.
Non ha l’aria di uno che si sporcherebbe le mani commettendo un omicidio, ma non c’è dubbio che sarebbe perfettamente in grado di assoldare qualcuno che lo faccia al posto suo.”

In queste righe incontriamo per la prima volta il cattivo della storia; dire che mi ha fatto venire i brividi è poco. Questo passaggio ci fa capire in che tipo di scenario è ambientata la vicenda e in me ha generato un pizzico di tensione tipica del genere thriller che rende il lettore sempre sul chi vive e in attesa che accada l’irreparabile.

Terzo estratto:

I clienti prendono posto e il locale si anima con le cameriere che si muovono fra i tavoli. Controllo la sala, ma fatico a staccare gli occhi dalle movenze di Dragonfly. In questo momento lei è la protagonista assoluta. La sua danza è intensa, sensuale, coinvolgente, il palo è diventato il suo partner. Ci si attacca saldamente e dal suo sguardo sembra davvero concentrata sul corpo del suo uomo, così tanto da spingermi a immaginarla avvinghiata al mio. Si piega all’indietro, lasciando scivolare una cascata infuocata di capelli. Si solleva di scatto e con un agile movimento è a un metro e mezzo da terra, attaccata al palo su cui scivola per tornare giù. Sensuale, inarca la schiena mentre è inginocchiata. È intensa al punto da smuovermi forti sensazioni che mi stringono lo stomaco in modo piacevole, facendomi desiderare di essere quel dannato palo! Si sfiora il corpo con le mani, come se fossero quelle del suo amante e l’espressione del suo viso è talmente assorta in ciò che sta facendo da sembrare godere del tocco di un uomo, portandomi a immaginare che sia il mio. Desidero accarezzarla in quel modo, voglio sentire quanto è vellutata la sua pelle. Si rialza in piedi, le spalline del vestito vengono sfilate, e questo scivola sul suo corpo, delicato come una carezza, lungo le gambe, raccogliendosi intorno ai tacchi a spillo. Con un movimento della caviglia lo scalcia all’indietro sul palco. Non è la prima volta che assisto a uno spettacolo del genere, anzi, però è la prima volta che una ballerina è in grado di farmi immedesimare in questo modo in ciò che sta facendo. Noto il tatuaggio sulla spalla, una libellula con le ali di mille colori, decorata da riccioli neri e piccoli fiori colorati, ed è inspiegabile il mio feroce desiderio di passare la lingua su quel disegno.
Il completo che indossa richiama i colori del vestito, ma tutto ciò che vedo io è il suo fisico da urlo. Il seno sodo, il ventre piatto, le lunghe gambe che ancora si stringono intorno al palo, il corpo che si muove come un’onda e i glutei sodi, lasciati scoperti da un filo di stoffa che s’insinua e scompare tra loro.
La voglio! È un desiderio feroce e incontrollabile quello che infuria dentro di me. Voglio godere di quel meraviglioso corpo! Il sangue mi ribolle nelle vene e si concentra nel mio inguine.
Merda! Come diavolo faccio a non eccitarmi davanti a una visione del genere?
Alcune persone si avvicinano e lei raggiunge il bordo del palco, si inginocchia davanti a loro, poi si mette a carponi. Espone il fianco e un uomo allunga una mano verso di lei. Una rabbia primordiale mi sferza il corpo. Sto per muovermi, ma Sunrise cattura la mia attenzione e con il capo mi fa cenno di rimanere dove sono. L’uomo infila nell’elastico dello slip quelli che mi sembrano due biglietti da cento dollari. Indugia con le dita, le fa scorrere su una natica, ma poi le allontana. Normale amministrazione, lo so perfettamente, ecco perché non mi spiego la mia reazione. Assisto, infastidito, alla medesima scena che si ripete più volte. Dragonfly si allontana e si avvicina, esponendo parti del bacino ancora libere, dove le vengono infilate banconote. Accetta qualche carezza azzardata, ma è lei stessa a decidere quando è troppo, allontanandosi da quelle mani, continuando la sua coreografia come se niente fosse. Non si volta mai nella mia direzione.
Quanto vorrei che lo facesse! Voglio sentire quel suo sguardo erotico bruciarmi la pelle.
Guardarla slacciare il reggiseno e lasciarlo scivolare sulle braccia mi fa azzerare la salivazione. Non si mostra mai, il seno rimane sapientemente celato dalle ciocche rosse che le sfiorano la pelle. È eccitante da morire. Quel vedo non vedo costringe la mia mente a immaginarne la forma, il colore, la consistenza che avrebbe se lo stringessi fra le mani, il sapore che sentirei se lo leccassi…
Metto un freno alla mia mente e mi muovo su due piedi per alleviare la
frustrazione nei pantaloni. La musica sfuma e il pubblico applaude. Dragonfly saluta, ringrazia, afferra il suo vestito e se ne va. E io butto fuori tutta l’aria accumulata nei polmoni e provo a raffreddare il sangue che mi ribolle nelle vene.”

Ed ecco a voi la protagonista della nostra storia. Ho scelto questo passaggio non tanto per presentarvi lei, ma per farvi vedere la maestria nello scrivere scene piccanti senza scadere nel volgare. Nonostante nel libro si parli di spogliarelliste e viscidi clienti, non ho trovato un solo passaggio volgare, neanche nelle scene più spinte.

Non mi resta che augurarvi buona lettura e vi prego di credere che ho fatto tutto il possibile per evitare gli spoiler.

Veronica.Lady Shanna

Veronica.Lady Shanna
Admin Founder Romanticamente Fantasy Sito. Mi piace leggere e grazie a quest'amore ho conosciuto tante splendide persone. Adoro quasi tutti i generi di libri... e anche per quelli che non sono i miei preferiti di solito tendo a non giudicarli prima di averli letti questo per avere una mia opinione personale e non lasciarmi influenzare da quanto sento in giro come commenti e recensioni. Infatti, tendo a prendere quest'ultimi come linee guida non come verità assolute...
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