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Serata al cinema. Recensione “Woman in gold”

 

Tutto il film ruota intorno a uno dei dipinti più famosi di Gustav Klimt: il ritratto di Adele Bloch-Bauer.

Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer, è realizzato nel 1907 da Gustav Klimt. Primo di due dipinti omonimi, è segnalato come l’ultimo, e, il più rappresentativo della sua “fase dorata”.

La Vienna dell’inizio del Novecento, era una capitale colta e ricca, il luogo di sperimentazione delle arti e delle scienze: dalla Secessione alla musica dodecafonica, fino ad arrivare alla psicoanalisi.

Adele, la moglie dell’industriale Ferdinand Bloch-Bauer, donna molto bella e affascinante, non era solo una ricca ereditiera, era anche una donna molto colta e l’incontro con Gustav Klimt le permise vivere da protagonista questa fase di rinnovamento culturale .

Sovente, le storie dei quadri possono essere più affascinanti dei quadri stessi: la storia del ritratto trascina persone ed eventi, al di là dei suoi pregi artistici, restituendo un periodo storico di trasformazioni e cambiamenti epocali; il suo valore in denaro, incalcolabile, perché il mercato tende a dare una cifra a tutto, è un’inezia di fronte alla sua storia unica ed irripetibile.

Alla fine degli anni ’90, alla morte di sua sorella, proprio in coincidenza con la decisione dello stato austriaco, di inaugurare una politica di restituzione delle opere d’arte rubate dai nazisti, Maria Altman (Helen Mirren) ritrova documenti e lettere che la riportano indietro nel tempo, alla sua vita precedente. Maria è la nipote di Adele Bloch-Bauer, nasce, cresce e si sposa a Vienna. Nella bellissima ed elegante capitale austriaca, la sua vita sembra scorrere serena e felice, fino all’arrivo della tragedia. Tutto viene spazzato via dal nazismo, la famiglia, di origine ebraica, viene separata, distrutta, le opere d’arte come, quadri, gioielli, mobili e suppellettili, trafugate. Sorte che la famiglia Bloch-Bauer condivide con tantissime altre famiglie viennesi, colpevoli solo di essere d’origine ebraica. La storia la conosciamo bene, le famiglie furono derubate, perseguitate, i loro componenti vessati, braccati, solo i più fortunati riuscirono a fuggire, per altro in maniera rocambolesca e avventurosa, come Maria e il marito, gli altri vennero deportati nei lager e sterminati.

Determinata a riavere il quadro, come forma di risarcimento per tutto quello che lei e la sua famiglia subirono dagli austriaci, Maria Altmann, da decenni residente in America, si reca a Vienna con E. Randol Schönberg (Ryan Reynolds) come avvocato, dove scopre che in realtà lo stato austriaco non vuole assolutamente restituire il suo quadro. Il ritratto di sua zia è finito al Belvedere, con tutti gli altri quadri di Klimt: la Monna Lisa d’Austria, come viene definito, è troppo importante per la nazione, e i politici austriaci, con spregio alla giustizia, non hanno nessuna intenzione di restituire il quadro ai legittimi proprietari. Maria e il suo avvocato iniziano così una lunga ed estenuante battaglia legale contro il Governo austriaco, che sembra ripercorrere lo scontro epico di Davide contro Golia, perché il Governo austriaco metterà in campo tutta la sua autorità di governo sovrano, per ostacolare le richieste di Maria Altmann.

La storia della causa di restituzione, è portata sullo schermo con eleganza in un mosaico di misurata drammaticità, dove viene intervallata dai ricordi di un’infanzia dolce e serena, fino alle soglie di una guerra che tutto avrebbe cancellato. La lotta, apparentemente impari, per recuperare ciò che apparteneva alla propria famiglia, si risolve in una vittoria amara. Alla fine di un lungo e tormentato viaggio nei propri dolorosi e indimenticabili ricordi, Maria si rende conto che niente potrà ripagare la perdita di familiari e amici, vittime di un odio insensato. Tuttavia, questa vittoria dimostra che la tenacia può battere un potere forte e che esistono ancora persone per le quali le parole giustizia e onestà hanno ancora un significato.

Il film ha spunti drammatici che fanno commuovere, quando ripercorre la storia della famiglia, delle umiliazioni e delle persecuzioni subite dagli ebrei negli anni del nazismo, descrive poi i sensi di colpa dei sopravvissuti alla tragedia, ma fa anche sorridere e lo si vede volentieri. Certo molto della sua piacevolezza è dovuta all’estrema bravura di una grandissima attrice come Helen Mirren.

Recensione a cura di: E.L.Corner

Editing a cura di: Maria

Serata al cinema. Recensione “Woman in gold”
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baby.ladykira

Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^

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