Da non perdere

Una serata al cinema: “COCO”

Genere: film d’animazione Pixar Animation Studios

Regia: Lee Unkrich, Adrian Molina

Attori: Antony Gonzalez, Gael Garcìa Bernal, Antonio Sol, Renee Victor, Ana Ofelia Murguia

Durata: 109 min.

Distribuzione: Walt Disney, USA 2017

Coco ci porta in un variopinto villaggio messicano, animato dai preparativi per il Dìa de Muertos e dalla musica delle orchestrine che inonda le strade. Il dodicenne Miguel (Anthony Gonzalez nella versione originale) vorrebbe immergersi nei festeggiamenti strimpellando la sua chitarra sconquassata, ma sulla famiglia Rivera aleggia una maledizione che impedisce ai componenti di imbracciare strumenti musicali. Il divieto, imposto decenni prima dalla bisnonna Imelda, non riesce a tenere Miguel lontano da corde e arpeggi. Né lo frena dal venerare e imitare le melodie del suo cantante preferito, il leggendario Ernesto de la Cruz. Destinato a raccogliere l’eredità familiare ed entrare nel business delle calzature, il ragazzino preferirebbe incorrere nell’ira degli antenati piuttosto che incollare suole e lucidare scarpe per la vita.

Ammetto che sono un’amante della Disney e che, ogni pellicola che esce al cinema, devo assolutamente vederla in anteprima.

Per quanto riguarda Coco, mi sento di dire che stavolta, la famosa casa cinematografica specializzata in cartoni di animazione, mi ha particolarmente sorpreso… e in positivo. Infatti ho passato la maggior parte del tempo a commuovermi sulle basi musicali dolcissime intonate dai protagonisti (stavolta pochissime, cosa insolita visto invece l’enorme successo di Frozen) o sui dialoghi emozionanti.

Ma procediamo per gradi.

La storia è ambientata in Messico, nella città di Santa Cecilia, e viene narrata da Miguel Rivera, un ragazzino di dodici anni che sogna di diventare un cantante, seguendo le famose orme del suo idolo: Ernesto De La Cruz (una sorta di Julio Iglesias dei giorni nostri),  venuto a mancare tragicamente durante un suo concerto. La famiglia del piccolo Miguel ha una sola regola che li rende speciali: sono le uniche persone del paese a evitare qualsiasi tipo di musica o ritmo che produca suoni poiché la trisnonna Imelda, che era stata abbandonata da un musicista a crescere sola sua figlia Coco, si era imposta di non permettere più a nessuno di ferirla. Si era così tirata su le maniche e aveva avviato un’attività di calzature che aveva riscosso un enorme successo nella cittadina messicana , tanto da richiedere il contributo di tutti i familiari.

La cosa però non aveva trovato il consenso del ragazzino, il cui unico sogno era quello di sfondare nell’ambiente musicale e di farne una professione nel futuro. Nonostante lavori come aiutante nell’impresa familiare, Miguel ha allestito in gran segreto una piccola soffitta dove tiene nascosta la sua chitarra, con cui si esercita da autodidatta, e i suoi innumerevoli cimeli di proprietà del suo cantante preferito. I Rivera intanto si stanno preparando per la celebre festa del “Dìa de Muertos” in cui ogni famiglia porta dei doni da riporre sulla lapide dei parenti venuti a mancare.

Un giorno, durante il suo lavoro quotidiano come lustratore di scarpe, si confida con un artista di strada riguardo la sua voglia di poter inseguire il suo sogno come cantante ma che purtroppo non sa come rivelarlo alla sua famiglia che non approverebbe la decisione. Il musicista gli confida che sarà allestito un festival canoro proprio nella piazza per la sera stessa, incoraggiandolo a mostrare le sue abilità, ma mentre Miguel sta valutando di potersi iscrivere al concorso, viene intercettato dai parenti e riportato di peso a casa. Durante la preparazione dell’altare dei defunti, il ragazzino fa cadere accidentalmente la foto della trisnonna Imelda, scoprendo che è piegata come a voler celare qualcosa. Viene a conoscenza così di una figura accanto alla sua antenata, a cui però manca il volto, sfortunatamente. Quello che però incuriosisce Miguel è la presenza di una chitarra identica a quella che era di Ernesto De La Cruz, e così si autoconvince di essere imparentato con il famoso musicista.

La nonna, che intanto lo stava cercando, si imbatte nel suo nascondiglio e, in un impeto di rabbia, scaraventa a terra la chitarra, distruggendola, sotto gli occhi lacrimosi di Miguel, che scappa in strada, seguito soltanto dal suo fedele cane randagio, Dante. Il ragazzino decide di non vivere più all’ombra della sua famiglia e di prendere così parte allo spettacolo musicale di Santa Cecilia, facendosi trasportare dal motto di Ernesto: “Carpe Diem”. Deve però procurarsi un nuovo strumento musicale per poter accedere alle prove e, non avendo più la sua chitarra a disposizione, decide di prendere in prestito quella del suo idolo, custodita all’interno del mausoleo a lui dedicato. Nel momento in cui la tocca, si trova catapultato nel mondo dei morti, poiché maledetto nell’aver preso un oggetto che non gli apparteneva, riuscendo così a vedere tutti i suoi parenti defunti, che non si capacitano del perché non fosse con i suoi genitori nel mondo dei vivi.

Si scopre che esiste così un universo parallelo dove vivono i morti, che possono entrare in contatto con le loro famiglie e ricevere la loro “offrenda”, soltanto durante la festa del “Dìa De Muertos”, che si ripete una volta l’anno. Questo però avviene solo se i parenti affiggono sull’altare le loro foto, perché in caso contrario, non solo non potranno attraversare il ponte che li conduce nel mondo dei vivi, ma verranno dimenticati e scompariranno per sempre. Ecco che il bambino viene condotto dai suoi parenti dalla zia Imelda, che sta litigando con il controllore che non vuole lasciarla passare, per la mancanza della sua immagine sulla lapide. Miguel rivela di averla tenuta con sé dopo la rottura della cornice, ma di volerla esporre il più velocemente possibile. Quindi Imelda decide di rispedirlo indietro, prendendo il fiore della calendula e pronunciando la sua benedizione, poiché se rimanesse nella città dei morti si trasformerebbe lui stesso in uno scheletro e sarebbe bloccato lì per sempre. Come unica condizione al patto, impone al nipote di non aver più a che fare con la musica. Spaventato da questo ultimatum, Miguel scappa e decide di andare a cercare Ernesto De La Cruz, l’unico parente che potrebbe conciliare la benedizione per farlo ritornare a casa e capire come realmente stia nel non poter esprime il suo potenziale come artista.

Durante la fuga, si scontra con uno scheletro di nome Héctor, a cui è stato impedito di attraversare il varco, poiché nessuno aveva collocato la sua immagine sul tabernacolo dei defunti. I due stringono così un accordo: Héctor lo condurrà dal suo vecchio amico Ernesto ed in cambio Miguel esporrà la sua foto una volta tornato a Santa Cecilia. Ecco che iniziano mille peripezie divertenti nel mondo dei non vivi, accompagnate da numerosi colpi di scena imprevisti, che porteranno a un finale pazzesco e commovente. Quello che mi è piaciuto particolarmente di questo cartone sono i colori davvero sgargianti e la cura nei dettagli dei luoghi e dei personaggi.

Le canzoni sono davvero emozionanti, tanto che la sala cinema era in lacrime, e perfino i più forti si sono lasciati andare a un pianto sincero. La cosa più dolce rimane il rapporto tra la nonna Coco (da cui prende il nome la pellicola) che è affetta da Alzheimer, e il nipote Miguel, che trova conforto nella tenerezza dell’anziana.

L’ultima scena mi ha dato la batosta finale, in quanto era molto toccante, tanto che ci ho messo un po’ a rialzami e a prendere coraggio per uscire. Consigliato vivamente, non soltanto ai bambini, ma a tutti coloro che vogliono ritrovarsi in una storia, la cui morale si divide tra l’inseguire i propri sogni e il senso della famiglia.

Buona visione!

A cura di:

Ilaria

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