Lo scrigno delle emozioni Once upon a time:” Io sono la Bestia” di Alessandra Paoloni

Parigi, 12 luglio 1789

Diario di Rosabelle Beaumont

Si vocifera che la Bestia sia vicina, così finalmente la ricerca troverà la sua fine. Iniziavo ad accusare i sintomi della stanchezza, e sentivo la speranza abbandonarmi così come tutti gli anni persi a cercare qualcosa che credevo non esistesse nemmeno. Mio padre ha dedicato quasi la sua intera esistenza a questa causa: scovare il mostro che più di tutti ha agitato le notti tra le strade di Parigi, lasciando cadaveri dietro di sé e una sete di sangue incolmabile. Dicono che l’assassino (anche se non appartiene al genere umano e per questo è giusto definirlo animale) si sia rifugiato in una prigione perché riteneva di essere in quel modo al sicuro. Ma le nostre spie sono abili e nulla sfugge ai loro occhi.
«L’abbiamo individuato, Belle.» così mi ha detto mio padre stamane.
Un brivido mi ha percorso la schiena, e ho subito indossato la divisa per partire all’inseguimento. Ma mio padre mi ha suggerito di procedere con la massima cautela.
Il clima a Parigi è teso; si attende qualcosa di cui si vociferava da tempo. E mentre noi insorgiamo contro creature demoniache, il popolo parigino lo farà contro l’autorità assoluta del re e della regina. Si prospetta un movimento popolare difficile da gestire e arrestare. Fremo all’idea di cosa possa accadere. Mia sorella Jeanine, quell’arpia profetessa, ha predetto rivoli di sangue gocciolanti da teste mozzate. E tra polvere da sparo e forconi, ha intravisto la figura della Bestia. I suoi vaneggiamenti non sono da prendere alla lettera e spesso ci hanno condotti a molte scelte sbagliate. Mortali. Ma se le chiacchiere si aggiungono alle sue visioni allora forse stavolta non faremo un buco nell’acqua. Forse stavolta riusciremo a tagliare la testa della Bestia ed esibirla assieme agli altri trofei conquistati. Le tenebre non mi fanno paura, ci sono cresciuta nel mezzo. E le creature che le abitano sono solo ombre da scacciare con lo scintillio delle nostre lame.
Parigi, 12 luglio 1789

Diario di Rosabelle Beaumont (continuazione)

Ma come ha osato quell’insolente di Jerome?
«Rosabelle, devo parlarvi.»
Con queste parole mi ha attirato nella sua stanza. Credevo volesse discutere di una strategia, di un piano per catturare la Bestia e invece, dopo essersi chiuso la porta alle spalle, mi si è avvicinato con passo felpato, come se io fossi la preda e lui il predatore. Gli ho subito letto negli occhi le sue vere intenzioni e mi sono messa sulla difensiva.
«Che cosa volete da me, Jerome?» gli ho chiesto, mentre la mia mano correva lesta all’impugnatura del coltello nascosto nella cintura dei pantaloni.
Molti dicono che Jerome sia il più abile dei cacciatori di mostri mai esistiti. Frottole! Posso batterlo come e quando voglio, e gli avrei conficcato la lama nel collo se si fosse azzardato ad avvicinarsi ancora di più!
«Sapete cosa voglio da voi, Rosabelle. Voglio che diventiate mia moglie.»
A quelle parole sono scoppiata in una risata così fragorosa che mi risuona ancora nelle orecchie. Io moglie di quell’assassino senza scrupoli? Moglie di un uomo che per uccidere un mostro non usa etica, né raziocinio, e combatte le tenebre solo per la propria gloria personale? Mai. Piuttosto preferirei morire azzannata dalla Bestia, quando la vedremo.
«E voi conoscete la mia risposta, che non è mutata dall’ultima volta.» gli ho detto.
I miei occhi dovevano manifestare tutto il disprezzo che provavo in quel momento. Non mi sarei stupita se l’avessi incenerito con lo sguardo. Jerome era furioso e per un istante ho creduto volesse farmi del male, infischiandosene del mio rifiuto. Ho pensato di combattere, di difendermi contro una sua probabile violenza. Invece ha digrignato i denti e mi ha cacciata dalla sua camera come fossi un insetto velenoso. Il cuore di quell’uomo è infetto; io non potrei di certo render marcio ciò che lo è già.
Sto prendendo in seria considerazione l’idea di andarmene, una volta annientata la Bestia. L’esistenza è diventata insostenibile nel gruppo. Mio padre si opporrà a questa decisione, già mi sembra di sentirlo supplicarmi di restare. Ma questa non è più vita. È un baratro di fughe e sangue nel quale sprofonderò se non vi porrò rimedio. Non voglio continuare a cacciare per tutta l’eternità, o diventare moglie di quel bifolco. A volte mi sorprendo a fantasticare su nuove realtà, nuove possibilità. A volte vorrei che la mia vita fosse diversa, vorrei rinascere in altri luoghi e in altre ere.

Parigi, 13 luglio 1789

Diario di Jeanine Beaumont

Spero che queste righe non vengano mai lette.
Ho visto la fine in un terribile sogno che stanotte mi ha destata di colpo. È stato così terrificante che le grida mi sono morte in gola, e questo forse è stato un bene perché così nessuno ha potuto assistere al mio delirio. Non posso e non voglio raccontare quanto ho visto. Assurdo e inconcepibile.
C’era la Bestia e poi… lei.
Rosabelle. Mia sorella. Quell’altezzosa cacciatrice che mi giudica pazza. Non le dirò nulla, porterò questo segreto nella tomba così l’aver taciuto sarà stata la mia vendetta.
Le mie visioni sono inesatte, questo è vero. Ma i sogni, al contrario, sono ritratti della realtà che dovrà ancora venire. E non mentono. La fine di Rosabelle è vicina e coincide con quella della Bestia. Io resterò a guardare così come ho fatto nel mio sogno.
Spero che nessuno legga queste mie parole. Se al contrario qualcuno vi s’imbattesse per sfortuna o per destino, allora supplico di non essere additata come una strega o come chi ha ignorato i segni onirici. Io non posso nulla contro di loro. Anche se avvertissi mia sorella e mio padre della sciagura imminente, le cose non cambierebbero. Nulla si può contro il fato. Siamo burattini nelle mani della sorte e della morte, che molto spesso coincidono e si assistono a vicenda.

Parigi, 13 luglio 1789

Diario di Rosabelle Beaumont

Abbiamo trascorso la mattinata ad allenarci. Io, papà, Jerome e gli altri cacciatori. Tutti. Mi sento in forma, proprio come se fossi onnipotente. Sento che stavolta andrà tutto liscio e che non subiremo perdite umane. Annienteremo la nuova minaccia e poi partiremo per la gloriosa Inghilterra.
Ci sono giunte voci di creature che albergano nelle vie di Londra e nelle campagne circostanti, annidate tra gli alberi, che stanno infettando il suolo. Ci uniremo ai cacciatori del luogo, formando il primo grande gruppo riunito sotto la stessa bandiera: la croce di Cristo.
L’idea di prendere il mare e vedere nuove terre ha mutato di netto i miei propositi: resterò. Ancora per qualche mese, giusto il tempo di calpestare una nuova terra, di allargare i miei orizzonti. Sento già il profumo dell’acqua salmastra, quell’acqua che mi porterà lontana da Parigi.
Quell’acqua che cullerà nuovi sogni.
La battaglia intanto si avvicina e il tempo della Bestia sta finendo. Immonda creatura, tornerai presto all’inferno che ti ha generato!
Parigi, 14 luglio 1789

Diario di Jeanine Beaumont (l’alba)

La sventura è tornata a farmi visita questa notte sotto le spoglie di un incubo, lo stesso già visto la notte scorsa. Rosabelle morirà e la Bestia con lei. Dovrei raccontare tutto a mio padre? O tacere e lasciare che gli eventi si compiano? Una parte di me è già morta assieme a quella sorella che mi ha sempre guardata con astio. Non sarò di certo io ad annunciarle la fine. Lascerò che si manifesti da sola.
Sì. Ho deciso. Resterò a guardare.
E darò questo foglio in pasto alle fiamme.

Parigi, 16 luglio 1789
Diario di Rosabelle Beaumont

La penna mi trema tra le dita della mano, ma devo scrivere o impazzirò. Ho lasciato solo da qualche ora il mio letto e se mio padre se ne accorgesse mi costringerebbe a tornarci di nuovo. La ferita brucia, forse si è infettata, ma non è di questo che ho paura.
Il 14 luglio la mia vita è cambiata assieme alle sorti di una rivoluzione epocale. Assieme agli insorti, fomentati dalle idee e dalle parole di Desmoulin, abbiamo partecipato all’assalto della prigione, della Bastiglia, che al contrario di quanto ci aspettavamo era quasi del tutto deserta se si faceva eccezione per qualche malcapitato e di lei, della Bestia.
Quell’immondo essere se ne stava nascosto tra quelle mura e forse credeva che la folla in tumulto fosse giunta a liberarla. Invece, i parigini insorti, si preoccupavano di portare avanti la loro rivoluzione contro le ingiustizie del Re, e non di liberare un mostro come lui. Catturare la Bestia è stato più facile del previsto; o almeno era quello che abbiamo creduto all’inizio. Si è fatta trovare, contro ogni nostra previsione. Ha lasciato che noi la catturassimo senza ribellarsi. E forse siamo stati sciocchi a credere che le cose sarebbero andate a nostro favore.
Quando l’ho vista per la prima volta mi sono soffermata a fissare il suo aspetto che, se non fosse stato per alcune caratteristiche animali come gli artigli o la peluria che gli ricopriva quasi per intero il corpo abbigliato di stracci, assomiglierebbe molto a quello umano. Jerome le ha allacciato al collo una corda e ha stretto forte, rischiando quasi di strangolarla. Mi sono impietosita e non mi vergogno ad ammetterlo. La tanto temuta Bestia sembrava in quel momento un cagnolino mansueto, ferito e stanato dal suo nascondiglio. Il suo atteggiamento arrendevole e remissivo mi fece pensare che forse ci eravamo sbagliati, e che non poteva essere davvero quello l’assassino che tanto aveva seminato morte per le vie di Parigi.
Ma la mia pietà mi è costata cara.
Mio padre e Jerome hanno caricato la Bestia sul carro, per condurla nel nostro nascondiglo e lì decidere della sua sorte, di come e quando ucciderla. Nel frattempo la rivoluzione proseguiva il suo corso e ben presto si sarebbe risolta in un bagno di sangue. Ma il destino di Parigi non era nelle nostre mani. Quello della Bestia sì. La vittoria era nostra. Sentivo Londra sempre più vicina. E con essa la libertà.
Poi è accaduto l’irreparabile, e mi sconvolge pensare come la vita possa mutare così velocemente da un misero istante all’altro.
Ci eravamo appena allontanati da Parigi, diretti al nostro accampamento, quando quell’immondo animale, che sembrava dormire fino a qualche istante prima, si è liberato senza alcuno sforzo della corda e delle catene che lo tenevano prigioniero. Non dimenticherò mai le urla di mio padre mentre grida agli altri cacciatori, con quanto fiato aveva nei polmoni, di sparare contro il mostro. In un attimo il mondo è crollato attorno a me. Il cavallo sul quale ero in sella, spaventato forse più dalla presenza della creatura stessa che dai colpi di baionetta, si è impennato sbalzandomi via e rischiando di uccidermi. Per mia fortuna non sono finita sotto i suoi zoccoli, ma a pensarci bene sarebbe stato meglio morire in quel preciso istante. Il caos è esploso e io sono corsa subito con la mano al mio pugnale, credendo di potercela fare, di aver salva la vita.
Ma quando mi sono rialzata da terra, con la testa che mi girava poiché l’avevo battuta dopo la caduta, la Bestia era di fronte a me e mi fissava con i suoi occhi color dell’inferno. Ricordo a malapena le grida di mio padre e di Jerome, o di quello che dissero. Forse mi suggerirono di scappare o di usare la mia lama per difendermi. Ma ero impietrita dal terrore e da quello sguardo, che mi aveva inchiodato al terreno impedendomi di muovermi, come se fossi vittima di un potente sortilegio. E prima che io stessa o chiunque altro potesse fare qualcosa, la Bestia si è avventata su di me, azzannandomi una spalla.
I suoi denti affilati sono entrati nella mia carne come enormi sciabole, provocandomi un dolore talmente intenso che ho creduto di morire all’istante. Non ricordo molto di quei momenti confusi durante i quali ho pensato di raggiungere mia madre, nel mondo dei morti. Per un istante ho creduto anche di scorgerla tra le grida, il sangue e il dolore. La Bestia per poco non mi ha staccato un braccio, quello sinistro. Se mi avesse azzannato il destro ora non potrei nemmeno impugnare una penna. Poteva mutilarmi e lasciarmi morire dissanguata. Non so se sia stato mio padre o Jerome a togliermi di dosso quel mostro. Ho perso i sensi e mi sono accasciata a terra come un fantoccio di paglia. Quando ho riaperto gli occhi ero nel mio letto, per quanto il giaciglio di un nascondiglio come il nostro possa definirsi mio.
Mio padre mi ha detto che ho delirato mentre ero ancora incosciente, che dicevo cose senza senso, anche se si è rifiutato di riferirmi le parole che uscivano dalla mia bocca. Ha pianto. Ai piedi del mio letto, l’ho visto piangere forse per la prima volta in tutta la sua vita. Non appena gli ho domandato dove fosse la Bestia, lui ha detto:
«La sua testa ora mi osserva dalla parete della mia stanza.»
L’hanno uccisa. Hanno ucciso il mostro che per poco non si è nutrito della mia carne. La ferita fa male. Brucia come le fiamme dell’inferno dove quel demone deve essere ritornato. Mi sembra ancora di sentire le sue zanne conficcate nella spalla, come se vi avessero lasciato un marchio, come se l’alito della Bestia mi scorresse nelle vene. Ma forse sono solo stanca. Sono andata troppo vicino alla morte e sono tornata indietro. Il mio è stato un breve viaggio del quale sento ancora il peso della stanchezza. Credo che tornerò un poco a dormire. Mi sento le palpebre pesanti. E anche se ho paura di non risvegliarmi, il sonno sta vincendo su ogni altra cosa.
Parigi, 16 luglio 1789

Diario di Fernand Beaumont

Quali oscure parole sono uscite dalla bocca della mia bambina? Quale linguaggio era il suo? Temo per lei. Temo per la sua vita, per la sua salute mentale e temo infine per tutti noi. Jeanine non vuole pronunciarsi in merito, ma io so che nasconde un oscuro segreto e che non vuole riferirmelo.
Dio, aiutami! Sono sempre stato un tuo servo, un degno difensore del bene e della pace! Perché ora hai permesso al male di avvicinarsi così tanto alla mia famiglia? Belle non può morire, Belle deve restare qui con me, al mio fianco. Al fianco di Jerome, che tanto la vorrebbe come sua sposa. A lungo li ho immaginati felici, maritati, lontani da tutte queste orribili battaglie. Londra poteva essere un nuovo inizio per tutti e invece il destino è stato perverso! Non avrei dovuto portare Belle con noi alla Bastiglia. Dovevo insistere affinché restasse qui a vegliare fino al nostro ritorno. La Bestia è morta, l’ho decapitata con la mia stessa ascia, ma con quali conseguenze? Un mostro in meno non potrà liberarmi dai dubbi e dalla paura che mi attanaglia.
Eu sunt fiara. Eu sunt fiara.
Belle ha ripetuto più volte queste parole delle quali ignoro il significato. Mi pare di sentirla ancora gridare con voce che non assomigliava nemmeno alla sua. Dio! Se è questo che vuoi da me, io libererò la mia famiglia dal male. Ma se mia figlia dovesse morire, io abbandonerò la caccia e ti volterò le spalle. È una promessa questa che lascio per iscritto.
Parigi, 17 luglio 1789

Lettera di Jerome Bertrand a Emile Morin

Caro Emile,
queste che ti invio non sono buone notizie. La Bestia è stata eliminata e non nuocerà più ad anima viva.
Ma durante la sua cattura è accaduto l’irreparabile.
Rosabelle Beaumont è stata ferita. Morsa. E questo può voler dire solo una cosa. Mi avevi avvisato prima di partire per questa spedizione, mi avevi messo al corrente dei rischi.
«Quello è un demone infido, state attenti.» mi dicesti «Un suo morso o un suo graffio può essere fatale. Qualora qualcuno venisse ferito, prega che muoia all’istante.»
Io ho peccato di presunzione e ho tenuto questo segreto per me. Fiducioso dei mezzi che avevamo a disposizione e delle mie capacità nel catturare mostri come quello, ho taciuto agli altri questo orribile particolare. Credevo davvero che ogni cosa andasse per il verso giusto e che avremmo catturato e ucciso quell’animale senza alcuna difficoltà. E invece Belle è stata morsa e adesso rischia il contagio del quale mi parlasti.
«Le sue ferite trasformano. Le sue ferite condannano. Fai molta attenzione.»
Io ti promisi di essere cauto, ma temo di aver preso alla leggera la situazione. Questa è una cosa che non mi perdonerò mai. Mai. Finché mi sarà concesso vivere. Belle, la mia amata Belle, adesso è perduta e io non posso rivelare agli altri che ero consapevole della maledizione. Se lo facessi suo padre sono certo che appenderebbe la mia testa accanto a quella della Bestia.
Ti scrivo dunque per invocare il tuo soccorso. Raggiungici subito con la tua squadriglia. Abbandona la caccia ai mostri nel sud della Francia e cavalca come una furia qui da noi.
Spero che questa lettera ti raggiunga presto, prima che sia troppo tardi per Belle e per tutti noi.

Tuo sempre fedele amico,
Jerome.

 

Parigi, 18 luglio 1789

Diario di Rosabelle Beaumont

Ho fatto uno strano sogno. Ho sognato di essere in mezzo ai rivoltosi della Francia, in mezzo ai cadaveri, e di cibarmi delle carcasse di alcuni di loro. In mezzo ai morti c’era anche mio padre, ma quando mi sono avvicinata per bere sangue da lui l’incubo si è interrotto e io mi sono svegliata gridando come un’ossessa. Jerome era accanto al mio letto e non appena l’ho visto l’ho minacciato di andarsene al diavolo.
«Non sarò mai la vostra sgualdrina!» gli ho urlato contro senza alcuna ragione.
«Belle, state calma.»
Mi ha somministrato del laudano che mi ha placata un poco. Mi sono lasciata andare al sonno e ho ripreso il mio sogno. Nella mia visione onirica mi sentivo padrona di me stessa, padrona dei miei sensi, padrona delle vite altrui. Io potevo decidere se far morire o lasciar vivere, se cibarmi dei cadaveri o delle persone dotate ancora di respiro.
Nel mio sogno io ero un dio inarrestabile. Bello e onnipotente.
Quando poi sono tornata di nuovo alla realtà i miei nervi hanno ceduto e ho ripreso a urlare parole sconnesse.
Qualcosa sta accadendo in me. La ferita non brucia più, ma è ancora ben visibile e sembra che emani il lezzo della pazzia. Cosa mi sta succedendo? Nessuno osa dirmelo ma sono certa che la Bestia con il suo morso mi abbia infettato. In qualche modo ha guastato il mio sangue, e mi sto ammalando. Ho chiesto a mio padre di far venire nella stanza mia sorella poiché dopo l’attacco non si è fatta vedere. Mio padre mi ha detto che è venuta a farmi visita mentre dormivo, ma io devo parlarle. Ho bisogno di vedere quella che per tutta la vita ho definito un’arpia, una persona da cui guardarsi le spalle. Ma ora quella da temere sono io ed è bene che ponga rimedio ad alcune cose, prima di cedere completamente alla follia.
Diario di Rosabelle Beaumont (continuazione)

Jeanine è scappata dalla mia stanza urlando e Jerome ha minacciato di legarmi se non la smetterò di sbraitare. Io l’ho mandato ancora una volta al diavolo, maledicendo il suo nome, e lui mi ha chiuso a chiave nella stanza. Perché tutti hanno preso a guardarmi con occhi diversi? Jeanine aveva paura di me, l’ho vista tremare mentre entrava nella stanza restando vicino alla porta, pronta a fuggire.
«Tu sei una strega, tu vedi delle cose.» le ho detto. «Dimmi cosa mi sta accadendo!»
Lei non ha risposto. Mi ha fissato per tutto il tempo con sguardo indecifrabile, ma più che guardare me sembrava che stesse fissando qualcosa alle mie spalle. Me ne sono accorta troppo tardi. Quando mi sono decisa a voltarmi non ho visto nulla.
«Si può sapere cosa stai guardando?» ho gridato, stanca di quel suo atteggiamento.
«La Bestia…» ha balbettato.
Io mi sono voltata ancora una volta ma ciò che ho visto è stata solo la mia ombra. Che intendeva dire con quelle parole? Non le ho permesso di continuare perché l’ho subito attaccata verbalmente.
«Tu sai cosa mi sta accadendo! Parla! Sei solo una misera strega senza cuore!»
E glielo avrei strappato quel cuore dal petto se Jerome non fosse entrato per trarla in salvo. Ho avvertito una furia cieca avvolgermi come una spirale di calore. La ferita ha iniziato a pulsare, come se fosse il cuore stesso della mia rabbia e la alimentasse. Sì, è la Bestia. Come dice Jeanine. Lei ha visto quel mostro nella stanza, quindi vuol dire che la sua presenza è ancora costante in mezzo a noi.
«Jerome, dovete fare qualcosa. Quel demone è ancora qui. Jeanine l’ha visto. Chiamate mio padre, dobbiamo combatterlo.»
Lui mi ha guardato senza rispondere. Pietà e orrore. Ecco cosa ho letto nei suoi occhi, che una volta mi guardavano con lussuria e sentimento.
«Vi legherò se sarà necessario.»
Io sono rimasta basita alle sue parole. Legarmi? Per quale motivo? Io non ho fatto nulla! O almeno lo avrei fatto se lui non mi avesse fermata entrando nella stanza e permettendo a quell’arpia di scappare.
Dio, che pensieri sto facendo? Mi sorprendo a immaginare quanto sarebbe gratificante saltare al collo di Jeanine e staccarle di netto la testa. Come farei con un tappo da una bottiglia. Il sangue ribolle nelle mie vene. Scorre lungo il mio corpo innescando una reazione che ha il sapore della rabbia e dell’assassinio. Mi dona una forza nuova che sta divorando piano piano la mia ragione. Per quanto potrò scrivere ancora? Ho paura. Paura che la Bestia ritorni, sebbene mio padre mi abbia assicurato di averla uccisa. Ma forse mi sta mentendo. Forse lei è ancora qui e mi sta guardando proprio in questo momento, sebbene io non riesca a vederla.
Devo andarmene, o mi prenderà di nuovo e mi ucciderà questa volta. Senza alcuna pietà.
Diario di Rosabelle Beaumont (continuazione)

Quella lama puntata contro il mio petto non la dimenticherò. Mai. Era la mano di mio padre a impugnarla. È stato lui a bloccare la mia fuga. Jerome ha alzato la sua pistola contro di me, ma non avrebbe mai fatto fuoco. Sono stata costretta a tornare in camera e ora sono di nuovo chiusa dentro come un animale. Forse hanno paura che io possa infettare qualcuno ma ciò è da escludersi. Possibile che non capiscano quanto siamo in pericolo? La Bestia è ancora tra di noi. Jeanine l’ha vista. Perché non le domandano dove si trova? Perché si ostinano a tenermi bloccata tra queste pareti? Io voglio andarmene. Non riesco più a restare qui, mi sento imbrigliata, come se fossi in prigione, privata della mia libertà.
Londra. Perché non possiamo partire e lasciarci tutto alle spalle? La ferita non mi fa più male e cercherò di non adirarmi, di non pensare alla morte. O di voler dare la morte.
Posso controllarmi. Sono certa di potercela fare.
Parigi 20 luglio 1789

Diario di Jeanine Beaumont

La situazione sta precipitando e il rimorso per non aver annunciato questa catastrofe mi sta uccidendo. Forse lo farà davvero un giorno di questi.
Parigi è in subbuglio e noi, che siamo spettatori delle sorti di questa nazione, siamo costretti nel nostro rifugio alle porte della città a osservare i cambiamenti di mia sorella senza poter far nulla. Alcuni cacciatori bisbigliano tra di loro e li ho sentiti dire che è meglio dare subito la morte a Belle piuttosto che rischiare un contagio. Credono che il morso della Bestia si propagherà nell’aria come la peste, uccidendoci tutti. Io so che non è così.
La fine della Bestia coincide con quella di mia sorella.
La Bestia è morta e Belle seguirà la stessa sorte. Ma per mano di chi? Di cosa? Quando? Sono quesiti questi che nemmeno le mie visioni riescono a risolvere. Ho bruciato le pagine del diario dove scrivevo di conoscere questo destino, ma come potrò eliminare la colpa di non averlo tempestivamente evitato? Se mio padre sapesse… Se Jerome sapesse…
Forse è meglio smettere di scrivere. La mia punizione la sto già scontando ogni qualvolta sento mia sorella urlare con disperata ira dalla sua stanza.
«Fatemi uscire!»
Grida così forte che stento a credere che quella voce sia realmente la sua. La Bestia è ancora con lei, io l’ho vista. Ma non in forma fisica. E non so spiegare nemmeno a me stessa quella visione. Era dietro di lei, potrei giurarlo su Dio. In qualche modo è ancora connessa a Belle. Spero che tutto questo finisca presto. Nel bene o nel male.

 

Parigi 25 luglio 1789

Diario di Rosabelle Beaumont

Non riesco a tenere ferma la penna tra le dita. Se qualcuno un giorno dovesse leggere queste mie righe si stupirà di notare come la mia calligrafia sia disordinata, quando al contrario non lo è la mai stata. Forse perché la Belle che ora sta scrivendo non è più la stessa. Ogni cosa è stata colta da un profondo mutamento. Mi sembra di udire dei suoni lontani, degli echi profondi, dei rumori indistinti. L’emicrania mi assale repentina e poi svanisce così come è apparsa. Quando questo avviene sento la testa esplodere e vorrei che qualcuno utilizzasse su di me quello strumento mortale che tanto terrorizza i condannati a morte, chiamato ghigliottina. Vorrei che qualcuno mettesse a tacere il dolore al petto che alle volte mi sveglia di notte, o durante i miei brevi riposi pomeridiani. Se potessi mi strapperei il cuore da sola! Alterno dei momenti di grande forza fisica, dove sento di poter addirittura sollevare il mondo intero, a momenti in cui sono così stanca che anche respirare mi è insopportabile. Ho come la sensazione di avere degli aghi conficcati all’interno dei polmoni e che li facciano sanguinare. Il morbo della Bestia mi sta infettando e non c’è scampo per me. Nessuna cura. Mio padre mi ha promesso di cercarla, ma io dubito che la troverà. Non c’è rimedio al male.
Mi addolora vederlo in questo stato, lui che ha sempre combattuto contro i demoni perderà sua figlia proprio a causa di uno di essi. E non sarà la mia una morte celere, ma una lenta e lunga agonia.
Ho paura. Sono terrorizzata. Sappiamo di dover morire ma quando il momento s’avvicina, per quanto possiamo definirci pronti, non lo si può mai essere. Nessuno è pronto a lasciare questa terra, l’unica realtà nella quale ci sentiamo al sicuro nonostante i suoi numerosi pericoli. Io, che sono condannata dal morso della Bestia, andrò dritta all’inferno.
Ecco che l’emicrania si annuncia coi suoi primi segni: appannamento della vista, stanchezza, un terribile cerchio alla testa come può solo provocare uno strumento di tortura. Devo smettere di scrivere o peggiorerà. Spero che mio padre e Jerome trovino presto una cura.

 

Parigi 22 aprile 2014

Dalle pagine strappate del diario di Rosabelle Beaumont, conservate al “Museo Carnavalet”

Li ho uccisi tutti. O almeno credo di essere stata io. Non ho memoria dell’accaduto ma se sono l’unica superstite del massacro, allora sono io la causa di tanto sangue sparso. Non ricordo come e perché è successo. Non ho trovato tra i cadaveri quelli di mio padre, Jeanine e Jerome. Loro devono essere scappati prima che potessi farli a pezzi.
Non mi trema la mano mentre scrivo e i mal di testa mi hanno abbandonata. Se non fosse per le stanze macchiate di rosso e i corpi scempiati, questa sarebbe una magnifica giornata in cui potrei affermare che la mia salute, sia mentale che fisica, è tornata a livelli ottimali. Il morbo deve aver trasformato il mio corpo e lo sta ancora facendo. Ha plasmato il mio istinto e i miei sensi, e io ho permesso che lo facesse. Non mi sono opposta come un giorno mi disse mio padre:
«Combatti il male che è in te! Non cedere!»
Non cedere, mi ripeteva.
Ma non ho scelto io il male. È lui che ha scelto me. Non ho avuto scampo. Ho provato a combatterlo, ma non c’è stato alcun modo di arrestarlo. Prima si è preso il mio corpo, infettandolo, e poi la mia ragione. Infine ha messo i suoi artigli sulla mia anima. L’ha lacerata. Dilaniata. E io, per follia e disperazione, ho sterminato tutti coloro che mi dicevano di resistere. Con quale diritto mi supplicavano di non lasciare che la Bestia mi prendesse? Loro non sanno quanto ho sofferto, voi tutti non potete immaginarlo. Quel dolore che ti divide e ti annienta, un dolore fisico e mentale, nessuno può capirlo. Il morso della Bestia ha innescato un maleficio più grande e autentico.
Spero che mio padre, mia sorella e Jerome non decidano di darmi la caccia. Non voglio far loro del male. Un giorno non sarò più in grado di scrivere o di compiere tutte quelle azioni quotidiane che fino a qualche settimana fa davo per scontato. Alzarmi la mattina, correre, scegliermi un abito nuovo.
Sognare.
Non farò più nulla di tutto ciò.
Un giorno mi dimenticherò anche di aver posseduto una famiglia, di aver sperato in un futuro migliore, di aver scritto un diario.
Perché io ora… io sono la Bestia.
Alessandra Paoloni

Lo scrigno delle emozioni Once upon a time:” Io sono la Bestia” di Alessandra Paoloni
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Pubblicato Da:

baby.ladykira
Oltre ad essere l' Admin founder del Sito di Romanticamente Fantasy, sono una libraia ed adoro tutti i libri in genere, dai cartacei ai digitali. Oltre alla passione dei libri, sono una telefilm e film dipendente ^_^