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Rewind, un tuffo nel passato! Recensione Otaku: “Il castello errante di Howl”

Il castello

Mirabile prodotto dello studio Ghibli, “Il castello errante di Howl” ci trasporta in un viaggio in bilico tra magia e realtà, in un immaginario che ricorda vagamente la nostra Europa, ma che in fondo nasconde qualcosa di estraneo a tutto quello conosciuto sino a ora.

Il nostro viaggio comincia insieme a Sophie, la protagonista, che, ricalcando le orme di “Kiki consegne a domicilio” e “Nausicaa”, ci regala emozioni dolci-amare, facendoci affacciare all’inizio della vita amorosa di una timida creatura, irretita da un bellissimo, vanesio e incostante mago.

I due s’incontrano a una festa di paese e sembra subito scoccare la scintilla. La piccola Sophie, però, non sa ancora cosa l’aspetta.

La storia ci porta a soffrire e a tremare, insieme a lei, davanti al potere di una strega malvagia che, innamorata di Howl, lancia un tremendo maleficio su Sophie, facendola invecchiare.

Sophie, che aveva ereditato un negozio di cappelli appartenuto a suo padre, non può continuare a vivere a quel modo nel suo paese, così, alla vigilia dell’inizio di una grande guerra, fugge via per lande desolate, sino ad arrivare al castello del nostro Howl.

La meraviglia ci pervade quando Sophie scopre che accanto al suo Howl vive un fuoco parlante che fa con lei un patto: se lo aiuterà a riconquistare la sua libertà dal mago, lui le ridarà la giovinezza.

Così comincia la vita di Sophie all’interno del castello errante, che apre ogni volta una porta su un luogo diverso e dove, per ogni luogo, Howl assume un’identità diversa.

Divertente, entusiasmante e commovente, la storia ci porta attraverso la guerra, un conflitto dal quale il protagonista Howl all’inizio fugge, ma che poi abbraccia pur di proteggere la sua Sophie, ferma ad aspettarlo sull’uscio del castello come una sposa in attesa del suo soldato.

Nel guardare la storia sembra quasi di vivere in un clima di sospensione, in una tensione continua che esalta ogni emozione. Ed è questo quello che ho provato. Ho visto anche altri film del maestro insieme alle mie figlie, che ora hanno tredici anni, e vi assicuro che tutti ci hanno regalato dei momenti bellissimi.

La storia, tratta dall’omonimo romanzo, è sicuramente avvincente, ma a entusiasmare sono anche i meravigliosi disegni del Maestro Miyazaki. La cura dei particolari, la rifrazione della luce che accarezza gli oggetti, i milleuno particolari che disegnano le scene. I lavori del Maestro ci regalano, tutte le volte, sensazioni uniche, come quel senso di fitto mistero percepibile in ogni scena del “Castello volante”. I parametri su cui si basa sono bene o male gli stessi, quello sì, ma chi rimane affascinato dai miracoli creativi operati dallo Studio Ghibli non potrà che essere d’accordo con me: “Il castello errante di Howl” è il capolavoro supremo del Maestro.

Una storia dalle molteplici sfaccettature e densa di profondi significati.

Consigliato per una fascia di lettori dai dieci anni in su.

 

 

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