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Recensione: Lui vuole me di Ava Lohan

 

Trama arancio

Mancano diciassette giorni per prendere i voti, quando per salvare il convento mi ritrovo costretta ad accettare il compromesso del suo nuovo arrogante proprietario. Lui vuole me, una novizia, per due settimane. Il mio corpo in cambio del convento. Questa è la sola possibilità che mi offre per non perdere la mia casa. Ma Kegan Anderson non è come la maggior parte dei ragazzi: lui è a capo del Lust, il club privato più esclusivo e lascivo di Long Island. Ed è lì che vuole portarmi. Kegan è abituato a vendere il suo corpo e quello dei suoi dipendenti. Non prova niente per nessuno e non va mai a letto più di una volta con la stessa persona a meno che questa non lo paghi. In questi quattordici giorni non posso negargli il mio corpo, ma devo riuscire a preservare il mio cuore e a ignorare l’attrazione che sento per lui e ciò che mi fa provare. Perché Kegan è una bestia. E la bestia non ama, distrugge. 

Recensione arancio

 

 

Lui vuole me” inizia in un convento. Rose è una ragazza di poco più di vent’anni che ha deciso di prendere i voti. La motivazione, quella vera, la scopriremo con lo scorrere della storia. Ogni capitolo un nuovo tassello, ogni capitolo un nuovo indizio che aiuta il lettore a comprendere non solo le scelte fatte dai protagonisti, ma l’intero evolversi della vicenda.

Rose è una novizia, mancano circa due settimane ai voti, quando una visita inaspettata si presenta al convento.

Avvertivo gli occhi del giovane sull’abito sacro.

Dovevo impedire alla mia testa di concentrarsi su di lui.

«Sei qui per un accordo.» Finalmente la Madre Superiora guardò me. «Il nonno del signor Anderson è morto, e lui ha ereditato la proprietà del convento.»

Non comprendevo cosa questo avesse a che fare con me. La Madre Superiora estrasse dei documenti dal cassetto. «Il signor Anderson ha intenzione di vendere la proprietà a un prezzo esorbitante, che il nostro convento non può permettersi di pagare. Non possiamo rilevarla, sorella Rose.»

«Voglio farci un hotel di lusso. A meno che…» Il ragazzo di cui ignoravo il nome si accese una sigaretta, lasciandomi impietrita. Vidi la Madre Superiora sussultare, ma non disse nulla, non un minimo accenno a quella che era chiaramente una sfida e un dispetto nei suoi riguardi.

«Lei andrà all’inferno, Kegan Anderson.»

Kegan. Era questo il suo nome. Prese le parole della Madre Superiore come un complimento. Rise, una risata bassa, sensuale. «Ne sono certo, sorella.» Si portò la sigaretta alle labbra. Un movimento sexy che mi accese in basso. Lo osservai, turbata da lui e da ciò che aveva intenzione di fare del convento. Un hotel. Speravo fosse uno scherzo di cattivo gusto. «Ed è per questo che mi concederò ogni vizio fino alla fine dei miei giorni. Se devo andare all’inferno preferisco andarci scontando peccati che valga la pena commettere.» Spostò l’attenzione su di me. «Concordi con me, sorella Rose?» Le labbra si incurvarono in un ghigno strafottente.”

Il “ricatto” è chiaro. Rose deve passare due settimane con lui al Lust, il bordello di lusso di proprietà di Kegan, concedersi a lui, vivere a stretto contatto con lui e con la sua “corte”, solo così il convento resterà in mano alle suore. Rose accetta, lo fa per le sue consorelle, ma anche per se stessa, per poter poi restare dove la sua vita è ricominciata, dove, grazie all’abito sacro, crede di aver trovato un equilibrio e una sorta di felicità. Kegan le farà comprendere che né l’uno né l’altra in realtà farebbero parte della sua esistenza da reclusa.

Eccola lì, l’ondata di calore che mi colpì nel bassoventre. Presto me lo ritrovai di fronte. Distolsi lo sguardo dal suo corpo giusto in tempo. Cercai di non mostrarmi imbarazzata dalla sua avvenenza. Si passò le dita sul tribale, e commisi il terribile errore di seguirle con lo sguardo e cadere nella trappola che voleva tendermi. «È un drago.»

Lì per lì non capii. Con le dita abbassò leggermente il costume, permettendomi di vedere un altro tratto del tatuaggio. «Ma ora è a riposo. Dimmi, sorella Rose, credi di essere in grado di risvegliarlo e fargli sputare fuoco?»

Kegan è soprannominato la “bestia”, ma con il diavolo ha ben poco a che fare. La sua bestia sono i suoi demoni, il suo passato, un dolore che non gli permette di essere felice, di sperimentare sentimenti, soprattutto di ammettere di essere in grado di provare emozioni vere. Un dolore che l’autrice è brava a tenerci nascosto fin quasi alla fine del romanzo, dove tutto improvvisamente diventa chiaro, lampante, cristallino.

Persa a contemplare il suo volto non mi ero neanche accorta che Finn se ne fosse andato, lasciandoci soli sul ponticello di legno come una coppia di innamorati che aspettava di vedere il tramonto. Ma non eravamo una coppia. Non eravamo innamorati. E quello che avevo davanti non era un ragazzo normale, ma la divinità di un paradiso sessuale per ricconi disinibiti. E con dipendenti altrettanto lascivi. Aveva la faccia di un angelo, ma non lo era per nulla. Kegan Anderson era il marionettista che reggeva i fili di questo luogo perverso. Che mi aveva costretta a lasciare le mura sacre e sicure del mio convento per quelle pericolose e sporche della sua casa del piacere.

Lui vuole me” parla di salvezza, ma se pensate che alla fine sia sorella Rose a salvare Kegan vi sbagliate di grosso, perché non è della salvezza divina o della dannazione che tratta questo romanzo. Chi ci ha visto un ruolo religioso non ha compreso nulla del messaggio di Ava Lohan (o semplicemente non ha voluto farlo). “Lui vuole me” è la storia di una bella e di una bestia, la storia di scelte iniziali sbagliate, di errori dati dal destino, di possibilità, di coraggio… e anche di amicizia. Ma soprattutto di eccessi. Dal costo di un bacio di Kegan (200 mila dollari, senza sconti) allo scorrere della vita all’interno del Lust, tra prostitute di altissimo livello, ricconi lascivi e ragazzi pronti a tutto. Ed è anche una storia d’amore, contorta, complicata, difficile… Ava Lohan ti porta in paradiso e poi ti getta all’inferno, più volte. Te lo fa scivolare sulla pelle, sulle labbra. Puoi sentirne l’odore, assaggiarne il sapore. Lo stile di questa brava autrice italiana è coinvolgente, scorrevole, sensuale ed estremamente eccitante. Le pagine sono bollenti, anche quando il sesso è solo accennato. E se trovi qualche refuso (sono davvero pochi) fai fatica ad accorgertene.

Emise un verso che assomigliava a un ringhio e imprecò. Kegan sembrava ribollire di rabbia. Si infilò i boxer poi si voltò verso di me. «Sono pulito» disse, prima di scuotere la testa. «Sono pulito ma non faccio certe cose» pronunciò l’ultima parola come se fosse qualcosa di orribile. «L’abbiamo fatto due volte senza protezione e non faccio altro che baciarti. E io non bacio, non senza essere strapagato, porca puttana! Tu mi fai perdere il controllo, Rose, e non mi piace.» Il tono era accusatorio. Distolsi lo sguardo dalla sua faccia che comunicava solo ostilità. «Non avevo neanche in programma di fotterti qui.» Sentivo i suoi occhi addosso e avvertivo la sua irritazione che come un’onda anomala puntava verso di me, pronta a sommergermi. «Devo andare a casa mia, ho bisogno di una doccia fredda.».

Con il procedere dei capitoli la storia di Kegan e Rose s’intreccia, svela parti comuni che vanno al di là dei momenti che stanno passando assieme. Uniti, sono fuoco e ghiaccio. Lussuria e gelosia. Fede e distruzione.

Non avrei più voluto nessuno dentro di me. Non avrei nemmeno mai più potuto pensare a qualcun altro dentro di me. Ero sua. Avevo appena smesso di appartenere a Cristo per diventare sua. Completamente. Fotteva il mio corpo. Fotteva la mia testa. Fotteva la mia anima.”

Perbenisti a priori, giratevi dall’altra parte e continuate la vostra vita senza sapore. Io continuerò a leggere Ava Lohan.

Fiamme-Sensualità-hot NUOVE

 

Recensione a cura di:

Jo

 

Editing a cura di:

Gioggi

 

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