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Recensione “A volte ritorno” di John Niven

Dopo una settimana di vacanza, che sarebbero cinque secoli di tempo terrestre, Dio torna in ufficio, ancora col cappello di paglia e la camicia a quadri. Era andato in vacanza, a pescare, in pieno Rinascimento, quando i terrestri scoprivano un continente alla settimana, e sembrava andasse tutto a gonfie vele. Al suo ritorno però, il quadro che gli fanno i suoi ha del catastrofico: il pianeta ridotto a un immondezzaio, genocidi come se piovesse, preti che molestano i bambini…

Dio non è solo ultradepresso. È anche molto incazzato.

L’unica soluzione, pensa, è rispedire sulla Terra quello strafatto di suo figlio.
– Sei sicuro sia una buona idea? – gli chiede Gesù. – Non ti ricordi cosa è successo l’altra volta? – Ma Dio è irremovibile. Così Gesù Cristo piomba a New York, tra sballoni e drop out di ogni tipo. E cerca, come può, di dare una mano agli sfigati della terra.

Il ragazzo non sa fare niente, eccetto suonare la chitarra. E riesce a finire in un programma di talenti alla tv. Un gran bel modo per fare arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginali non è propriamente ben visto dalle autorità.

Il libro di cui vi parlo oggi è A volte ritorno di John Niven, edito da Einaudi nel 2012.

Vi capita mai di essere irrimediabilmente attratti dalla copertina di un libro tanto da doverlo avere subito tra le mani? E cosa accade se, leggendo la trama, vi rendete conto di avere davanti un piccolo tesoro, un libro che potrebbe cambiarvi la vita?

Ecco, questo è ciò che mi è successo. A passeggio per la mia Bologna sono entrata in libreria e il libro di John Niven mi ha chiamata, attratta disperatamente come un Ulisse moderno alle prese con le sue Sirene. Ho deciso di recensire questo libro per il nostro blog anche se non si tratta di un romance, perché, in definitiva, è un libro che ognuno di noi dovrebbe leggere.

Il testo che avrete di fronte, se deciderete di dargli una possibilità, va letto con mente aperta e concentrata. Spulciando sul web ho scoperto che ben diciotto Case Editrici inglesi si erano rifiutate di pubblicarlo. Perché? Perché parla di Gesù Cristo. E lo fa in modo molto diverso da qualsiasi altro testo che voi possiate mai leggere. Immagino che pubblicare un testo del genere sia stata una sfida per l’Editore che ha deciso di dargli credito. E io non posso che condividere tale scelta, perché A volte ritorno è un libro poetico, a tratti surreale, mai blasfemo ma chiaramente ingombrante e scomodo. È un libro con un messaggio importante, diretto chiaramente ai cattolici, un messaggio che parla di errori, di messaggi travisati, e, in definitiva, traccia la strada verso la salvezza.

Le pagine scorrono veloci, perché A volte ritorno è soprattutto un romanzo divertente. Si ride, e lo si fa di gusto anche quando non si dovrebbe, perché anni di catechismo ci hanno insegnato una versione molto diversa della storia. Sotteso alla trama c’è un messaggio potente, una critica feroce alla società che si è dimenticata degli insegnamenti di Cristo, figura storica riconosciuta da tutte le religioni mondiali. Una critica che colpisce tutti, politici, uomini di chiesa, semplici lavoratori.

Dove abbiamo perso la strada che ci era stata indicata?

Perché ci siamo dimenticati che l’insegnamento più importante di Gesù, contenuto in tutti i Vangeli, è di una semplicità disarmante?  « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso.»   (Matteo 22,37-40)

Solo questo ci era stato detto, perché la potenza della Parola sarebbe dovuta bastarci, avrebbe dovuto avere il posto d’onore nell’etica cristiana.

Invece il mondo che tratteggia Niven nel suo romanzo è tragicamente reale: guerre, genocidi, razzismo, omofobia, paura e schifo del diverso. In questo secolo così difficile, Dio decide che il popolo che ama deve cambiare, e il mezzo più potente per stimolare questo cambiamento è rimandare sulla terra suo figlio.

Il Gesù che incontriamo nel libro è ancora un profeta, ma sintonizzato con gli anni duemila. È un musicista rock trentenne, spiantato, che non disdegna una buona canna, con un seguito di persone che lui guida e aiuta, pescati tra gli ultimi degli ultimi: drogati, omosessuali, barboni, veterani disadattati, ragazze madre, bambini. A essi arriva potentissimo il messaggio d’amore, e hanno tutti la certezza che egli si prenderà cura di loro. Ma come può un uomo come Gesù, perso in un mondo d’apparenza in cui l’aiuto e l’amore sembrano non contare nulla, arrivare alle masse? Attraverso un reality show.

Avete capito bene. Gesù, il figlio di Dio tornato sulla terra per rimettere a posto il casino che abbiamo causato, per salvare le nostre anime e le nostre coscienze partecipa a un talent show simile ai tanti X Factor che spopolano sulle nostre televisioni. E tra una canzone e l’altra, declinate con voce angelica e chitarra graffiante, inizia a diffondere il suo messaggio. Un messaggio che è rivolto soprattutto a chi predica credendo di agire nel nome di Dio, un calcio nel sedere a tutti quei profeti che razzolano male causando danni a volte irreparabili nelle comunità che sono chiamati a guidare.

Buona parte del libro è dedicata a un bellissimo viaggio coast to coast attraverso il cuore dell’America, su un pullmino scassato, in compagnia del suo manipolo di discepoli e senza un dollaro in tasca. Come è forte la consapevolezza che quando non si ha nulla anche il poco è un regalo! La possibilità di fare colazione tutti assieme, un tetto sulla testa, un attimo di riposo. La speranza di poter ritrovare il messaggio del Padre scaturisce da ogni riga, e Gesù, splendido trentenne, non manca nel centrare il suo obiettivo, arrivando al cuore delle masse.

I personaggi che Niven tratteggia sono non solo credibili, ma assolutamente perfetti e sempre commoventi: dai suoi discepoli, ognuno con una storia che grida riscatto, ai suoi antagonisti, primo tra tutti il meravigliosamente perfido giudice del talent show, demone incarnato descritto in modo estremamente efficace.

Il libro è diviso in sei parti ben distinte. Il primo capitolo, per stile e narrazione, è diversissimo dall’ultimo, in una evoluzione stilistica importante. E io ho apprezzato immensamente questo passaggio.

Lo stile di Niven è pulito e sempre efficace. Alla fine del libro ho anche pianto, perché l’epilogo della storia mi ha portata a una riflessione intima sul mio essere cristiana, che è sfociata, per forza di cose, in un severo esame di coscienza.

La narrazione è piena di parolacce, che stimolano l’umorismo del lettore proprio perché sono assolutamente spiazzanti, e lontane dal registro di un libro che dovrebbe parlare, in fin dei conti, di religione.

A volte ritorno è un libro moderno che parla di amore, amicizia, vita.

È un libro che vi imploro di leggere, con mente aperta e cuore saldo, sia che abbiate un credo religioso sia che non lo abbiate. Vi lascerà tanti insegnamenti profondi, e un solo, unico comandamento, che dovrebbe essere la summa del viaggio del cattolico verso la vita eterna : “fate i bravi”.

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Dopo una settimana di vacanza, che sarebbero cinque secoli di tempo terrestre, Dio torna in ufficio, ancora col cappello di paglia e la camicia a quadri. Era andato in vacanza, a pescare, in pieno Rinascimento, quando i terrestri scoprivano un continente alla settimana, e sembrava andasse tutto a gonfie vele. Al suo ritorno però, il quadro che gli fanno i suoi ha del catastrofico: il pianeta ridotto a un immondezzaio, genocidi come se piovesse, preti che molestano i bambini… Dio non è solo ultradepresso. È anche molto incazzato. L'unica soluzione, pensa, è rispedire sulla Terra quello strafatto di suo figlio.…

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