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Recensione: “Tra queste Lenzuola” di Devon McCormack

Care Fenici, oggi Kiki ci parla di “Tra queste Lenzuola” di Devon McCormack, buona lettura!

Jay è sempre in fuga, sempre alla ricerca della prossima città in cui cominciare una nuova vita. Peccato che, per quanto scappi, non riesca comunque a sfuggire ai ricordi dolorosi che lo perseguitano. Si sta ancora adattando al suo ultimo impiego nel magazzino di una fabbrica di bottiglie in vetro, ma si ritrova vittima delle prese in giro dei colleghi. Quando affronta uno dei bulli in questione, si arriva alle mani. Il suo capo, un veterano di nome Reese, si mette in mezzo e Jay lo spinge involontariamente a terra, rivelando la sua protesi alla gamba. Jay è certo di perdere il lavoro e rimane a bocca aperta quando invece gli viene concessa un’altra chance.

Reese è irritato dal nuovo dipendente. Jay è incosciente e irascibile. Forse non avrebbe dovuto dargli una seconda occasione, ma il suo comportamento gli ricorda quello di un commilitone, un uomo a cui voleva molto bene e che ha perso in circostanze tragiche. Si augura solo che Jay non lo deluda.

Quando un incidente alla fabbrica scatena una delle crisi di PTSD di Reese, Jay ricambia il favore standogli accanto e impedendo agli altri di scoprire cosa sta succedendo. Reese vorrebbe lasciarsi alle spalle l’episodio e scordarsene per sempre, ma Jay non glielo consente. E per quanto Reese provi a mantenere le distanze, tra loro c’è un fuoco – una passione – a cui non può resistere. Continuano a finire a letto insieme, e Reese ci mette poco a capire che la scintilla che è scoccata va ben oltre quelle che volano tra le lenzuola. E che, a dispetto della facciata da duro che Jay mostra al mondo, dietro c’è un’anima torturata e ferita tanto quanto la sua. Sta iniziando a innamorarsi di lui, ma sa che le nubi tempestose sono in agguato nella sua mente, nubi che un giorno torneranno e distruggeranno lo splendido legame che si sta creando tra loro.

Il libro di cui vi parlo oggi si intitola Tra queste lenzuola ed è la prima opera di Devon McCormack ad arrivare in Italia grazie all’ottimo servizio di traduzioni di Triskell.

Care Fenici, lo so, state pensando male di me! Siete convinte che abbia scelto questo libro solo in base alla copertina! Vi devo smentire, almeno in parte… È vero che il modello scelto ha attirato il mio sguardo (sfido tutte voi ad ammettere il contrario!) ma è la trama ad avermi catturata. Mi piace molto leggere storie che parlino di veterani e di PTSD, la Sindrome da Stress Post traumatico, e non ho voluto farmi sfuggire questo romance, compiendo una scelta che mi ha decisamente ripagata.

La trama, ahimè, è già tutta contenuta nella sinossi, che è fin troppo esaustiva: questo romanzo, infatti, è molto intimista, e non ha il suo punto di forza nei fatti che accadono ai protagonisti, ma nell’evoluzione della loro relazione.

Reese e Jay, i due personaggi principali, sono due uomini feriti che cercano di vivere una vita dignitosa come meglio possono. Reese è il responsabile di un magazzino e Jay è l’ultimo dipendente che ha assunto. Due caratteri difficili li accomunano. Reese è un veterano delle Forze Armate americane, che in Afghanistan ha lasciato una gamba e parte della sua sanità mentale. Soffre infatti, a distanza di anni, di una forma grave di PTSD, a tratti invalidante. Come capita a molti degli uomini nelle sue condizioni, infatti, basta un rumore improvviso per scatenare una reazione emotiva e incontrollabile che lo lascia stordito e incapace di muoversi, in grado solo di accucciarsi in posizione fetale e piangere, mentre l’angoscia più profonda si porta via la sua dignità. A questi attacchi di panico, si sommano la vergogna per l’amputazione e gli incubi ricorrenti che rendono le sue notti difficili. Ha sempre nascosto ai suoi dipendenti la propria condizione, finché un giorno, per sedare una rissa, Jay inavvertitamente rende palese la protesi che porta alla gamba. Poco dopo lo stesso ragazzo assiste a una delle crisi di Reese, e fa di tutto per cercare di aiutarlo.

Jay è un ragazzo particolare. Un po’ più giovane di Reese, è perennemente in fuga: dalla vita, dai ricordi, da un carattere difficile che non gli lascia tregua. A causa della tragedia familiare che ha vissuto crede che non valga la pena lottare, e piuttosto che essere rifiutato (da amici, amanti, famiglia) vive una vita nomade spostandosi di città in città. È incuriosito e attratto da Reese, e riesce a lasciarsi andare quel tanto che basta per diventare suo amico, per iniziare ad aprirsi con lui e raccogliere le confidenze dell’altro uomo.

Inizia così la relazione tra questi due uomini, e si fa decisamente molto fisica in poco tempo. Ma la vera intimità Jay e Reese la raggiungono parlando, aprendo finalmente i loro cuori feriti al partner, senza paura o riserva. È difficile per entrambi, fidarsi di un’altra persona, e solo percorrendo assieme un tratto di strada capiranno quanto stanno diventando importanti l’uno per l’altro.

Mi è davvero piaciuta l’evoluzione dei loro caratteri. L’autore è stato bravo nel non affrettare i tempi, lasciando ai protagonisti lo spazio per innamorarsi e capire che la speranza e la redenzione non sono due cose impossibili da ottenere. La PTSD è trattata con competenza ed estremo realismo, senza indorare la pillola e renderla una favoletta, ma veicolando il messaggio che con la giusta terapia essa possa essere tenuta sotto controllo.

Questo romanzo merita un voto molto alto, e vi spingo a leggerlo, sicura che non ve ne pentirete.

 

 

 

Kiki

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