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Recensione “Tatiana e Alexander” di Paullina Simons (serie Il Cavaliere d’Inverno #2)


Né la guerra, né i 900 giorni dell’assedio di Leningrado sono riusciti a distruggere il grande amore tra Tatiana e Alexander. Ora lei si ritrova sola in America con Anthony, il loro bambino appena nato: le hanno detto che Alexander è morto, ma nel profondo sente che non può averla abbandonata per sempre. Infatti il giovane ufficiale è vivo, anche se nella disperata condizione del prigioniero: caduto nelle mani della famigerata polizia di Stalin, sopravvive tra orribili sofferenze e torture nell’attesa di essere giustiziato come traditore e spia. Eppure Alexander non ha perso la speranza, perché sa che da qualche parte, in America, Tatiana e il figlio che non ha mai conosciuto lo stanno aspettando. Così Tatiana e Alexander continuano a vivere l’una all’insaputa dell’altro, divisi da un oceano, aggrappati al ricordo del loro amore che è riuscito a sconfiggere l’inverno russo e la fame, a sfuggire alle bombe della guerra. E che non può finire così.


Una saga, un capolavoro, come può essere degnamente definita l’opera della Simmons, che prosegue dopo “Il Cavaliere d’Inverno” con il secondo romanzo, in cui assistiamo alle vicende di Tatiana ed Alexander, partecipandovi con tutti i nostri sentimenti.
L’amore tra i due è talmente travolgente e completo che non si può fare a meno di vivere spalla a spalla con loro, soffrendo per la separazione e gioendo per la riunione che avverrà dopo molte vicissitudini e sofferenze: ma questo romanzo è qualcosa di più di una straordinaria storia romantica.
E’ innanzitutto un romanzo verità, che descrive perfettamente la situazione della Russia durante la guerra e dopo la sua fine immediata; nella storia di Alexander, ragazzo americano figlio di comunisti, emigrati in Russia rincorrendo il sogno socialista, è svelata la realtà terribile che essi affrontarono in un paese che li accolse ma li trattò sempre con sospetto, condannandoli ai lavori forzati e alla morte. Un destino terribile per questo giovane, che, anziché soccombere, troverà la forza di lottare ed andare avanti, come soldato dell’Armata Rossa, prima, e come prigioniero di guerra, dopo.
Una figura eroica, quella di Alexander, che non esita a fingersi morto pur di salvare la sua compagna Tatiana, e permetterle una nuova vita fuori dall’USSR.
E Tatia? Non certamente una protagonista sbiadita in questa storia, né messa in ombra dal giovane Alexander, bensì il suo alter-ego: coraggiosa e scaltra, riesce ad arrivare ad Ellis Island e a far nascere il suo bambino in terra Americana, adattandosi successivamente a quel nuovo paese, a un modo completamente diverso di vivere, senza perdere mai di vista la sua essenza, la sua pietas per il prossimo (studierà e diventerà infermiera) e senza mai poter dimenticare il suo unico amore, della cui morte non è assolutamente convinta e che non smetterà mai di cercare.
Finale da brivido e tensione narrativa trascinano il lettore nell’impresa finale di Tatiana, che non esiterà a tornare a Berlino per salvare Alexander da un campo di concentramento: batticuore assicurato ed una riflessione necessaria sulla guerra, sulla voglia di vivere e ricominciare che non cessa mai nei protagonisti di questa storia.
In una sola parola: imperdibile.

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Né la guerra, né i 900 giorni dell’assedio di Leningrado sono riusciti a distruggere il grande amore tra Tatiana e Alexander. Ora lei si ritrova sola in America con Anthony, il loro bambino appena nato: le hanno detto che Alexander è morto, ma nel profondo sente che non può averla abbandonata per sempre. Infatti il giovane ufficiale è vivo, anche se nella disperata condizione del prigioniero: caduto nelle mani della famigerata polizia di Stalin, sopravvive tra orribili sofferenze e torture nell’attesa di essere giustiziato come traditore e spia. Eppure Alexander non ha perso la speranza, perché sa che da qualche…

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Voto di Pippi Calzelunghe 5

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Kiki

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