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Recensione:” Serotonina” di Michel Houellebecq

 

 

 

Titolo: Serotonina
Autore:Michel Houellebecq
Editore:La nave di Teseo
Genere:Narrativa
Pagine: n°352

Data di pubblicazione: il 4 gennaio 2019

 

Florent-Claude Labrouste è un quarantaseienne funzionario del ministero dell’Agricoltura, vive una relazione oramai al tramonto con una torbida donna giapponese, più giovane di lui, con la quale condivide un appartamento in un anonimo grattacielo alla periferia di Parigi. L’incalzante depressione induce Florent-Claude all’assunzione in dosi sempre più intense di Captorix, grazie al quale affronta la vita, un amore perduto che vorrebbe ritrovare, la crisi della industria agricola francese che non resiste alla globalizzazione, la deriva della classe media. Una vitalità rinnovata ogni volta grazie al Captorix, che chiede tuttavia un sacrificio, uno solo, che pochi uomini sarebbero disposti ad accettare.

Florent-Claude, il protagonista di questo romanzo,  è il classico tipo di uomo che uno non vorrebbe mai incontrare, tanto meno in un libro. È un uomo refrattario ad ogni tipo di responsabilità sia sociale che sentimentale, privo di interessi che vadano oltre il tracannare Calvados e vini francesi, e maschilista del più becero tipo di maschilismo che vede le donne come puri oggetti sessuali, colpevoli per ogni rotolino di ciccia di non eccitare sufficientemente l’uomo medio, il quale, essendo lo stesso Florent-Claude a farsene rappresentante, non sarebbe altro che un perdente, in costante fissa con i propri appetiti sessuali, incapace di determinare il proprio futuro e di farsene carico.

Accompagniamo, perciò, per tutta la durata della lettura questo tipo di personaggio e, qui, è impossibile non svelare la trama: insoddisfatto della moglie giapponese Yuzu e insoddisfatto del lavoro a tempo determinato al Ministero dell’agricoltura francese, Florent-Claude decide di scappare, di non farsi trovare più né dalla moglie né da nessun altro e inizia, così, a prendere delle capsule di Captorix, un forte antidepressivo che dovrebbe innalzare i suoi livelli, già abbastanza bassi, di serotonina, altrimenti definita l’ormone della felicità.

Altra trama non c’è: esistono le digressioni del protagonista sulle sue storie d’amore passate, tutte finite precocemente per i suoi tradimenti, esiste il girovagare da un hotel all’altro senza fissa dimora, ricercando questi hotel in base alla presenza o meno dei rilevatori di fumo, esiste una persistente e quantomeno spiazzante mancanza di tutto in questo romanzo. Manca un personaggio di valore, manca una storia degna di questo nome, manca un obiettivo che non sia il cianciare di vita e di morte dall’alto di un pulpito che non esiste perché, diciamolo, Florent-Claude non ha nulla da insegnarci, né noi abbiamo nulla da insegnare a lui, data la sua strafottente arroganza.

Tutto questo prosegue per numerose pagine fino ad arrivare al termine ultimo, la scelta finale di Florent-Claude, ossia, la più ovvia tra le scelte che un personaggio del genere potrebbe maturare: il suicidio.

Dopo brevi ragionamenti sulla durata della caduta e sulla quantità di dolore causata dallo schianto, egli decide di gettarsi da un palazzo di cento piani, non prima, però, di aver finito tutti i soldi nel conto in banca, giusto perché non poteva certo morire lasciandoci con un gesto di generosità.

La morte nel libro non è descritta, sembra la scelta ovvia almeno per come la presenta il protagonista, eppure la morte è così poco ovvia se solo si volessero dare dei messaggi positivi e non i soliti monologhi finto-eruditi, radical chic, da gente ricca tanto in banca quanto poco nella vita reale.

Nel complesso, il romanzo Serotonina mi ha lasciata agghiacciata e fermamente convinta che non leggerò mai più nulla di Houellebecq: osannato forse dalla destra francese per cui tutto gira intorno ai soldi, alla bella vita e al numero di donne che si riescono a portare a letto, osannato dai sostenitori del patriarcato che solo a sentirlo parlare del ruolo ideale della donna – ossia, in cucina – vanno in brodo di giuggiole, e osannato, a parer mio, da chi preferisce l’immobilismo del mondo come è, alla scelta coraggiosa del cambiamento; Houellebecq non è meritevole di lodi da un punto di vista letterario. In questo libro lo scrittore non solo non insegna nulla, ma non comporta nessuna crescita personale, non aiuta i lettori a passare il tempo e non incanta, insomma, non fa nessuna azione imputata solitamente a un romanzo che possa essere ritenuto tale.

 

 

 

 

 

 

 

Emanuela

Emanuela

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