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Recensione serie TV: “White Lines”-Prima stagione completa-

White lines

Progetto grafico a cura di Vita Firenze

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

Chi ha ucciso Axel Collins? Potrei descrivere così l’incipit di questa nuova serie originale NETFLIX, nata dalla collaborazione tra l’ideatore de La casa di carta e Vis a Vis e i produttori di The Crown.white lines 1

La vicenda si svolge a Ibiza, paradiso del peccato, del divertimento sfrenato e icona di sregolatezza. Un cadavere mummificato è trovato sepolto nel deserto: la presenza di un noto tatuaggio sul suo petto ne identifica a prima vista la salma come appartenente a un famoso DJ, The King, nome d’arte di Axel Collins, scomparso quasi vent’anni prima senza lasciare alcuna traccia… finora.

Zoe, la sorella di Axel, decide di fermarsi in Spagna finché non saranno disponibili i dati dell’autopsia che dovranno stabilire oltre ogni ragionevole dubbio l’identità del cadavere e manifesta al marito l’intenzione di non fermarsi finché non avrà scoperto chi è il responsabile della morte del fratello. La donna ha avuto un’adolescenza costellata dal dolore per la partenza da Manchester dell’amato fratello, inizialmente mitigata dalle sue telefonate regolari. L’inspiegabile scomparsa di Axel, è stato un duro colpo che ha dato inizio a un lungo periodo di depressione culminato con un tentativo di suicidio. Non mi soffermerò minimamente sul rapporto tra Zoe e il marito, prima di tutto perché avrete modo di vedere quel che serve nel corso della serie e poi perché l’uomo è un personaggio di contorno senza spessore alcuno.

Il cadavere di Axel è rinvenuto in un terreno di proprietà della famiglia Calafat, che detiene l’incontrastato dominio dei più importanti night club dell’isola e dello spaccio di droga che in essi si annida. La situazione sembra essere chiara e alquanto scontata perciò i sospetti si concentrano proprio sui Calafat, in modo particolare su Oriol, primogenito ed erede dell’impero di famiglia…

In questa prima stagione la protagonista è senza dubbio Zoe, ma le sue “peripezie” s’intrecciano con le vicende di tutti i personaggi che hanno fatto parte della vita di Axel. Nel corso delle sue “indagini”, la donna scoprirà aspetti del fratello a lei ignoti rendendo i contorni della verità molto sfumati e tutt’altro che scontati. D’altra parte questa sua ricerca sul passato del fratello, si trasformerà in un percorso alla scoperta di se stessa, dei propri desideri e sfocerà nella scoperta di una temerarietà e forza interiore che non credeva di possedere.

I molti flashback cui assistiamo, ci mostrano diversi aspetti del carattere di Axel, del suo rapporto con gli amici che lo seguono nella sua avventura a Ibiza – Anna, Marcus e David – e di come entra in contatto con la famiglia Calafat, innamorandosi di Kika, la sorella diciassettenne di Oriol.

Le immagini passate si fondono con i racconti di quegli stessi personaggi nel presente, mostrando le loro incoerenze e il desiderio di non rivangare il passato seppellendolo per sempre con il cadavere di Axel. Mio padre una volta mi disse: “Non credere a niente di quello che senti dire in giro e credi solo alla metà delle cose che vedi”. Quanto ho trovato vere queste parole guardando White Lines!

Il chiaroscuro tra passato e presente ci mostra che Axel era un vero str**** con chiunque gli capitasse sotto tiro. Era arrogante, pieno di sé, strafottente, maleducato e un pericoloso manipolatore. L’unica persona a non essere caduta sotto la sua mannaia è proprio la sorellina Zoe verso cui ha avuto sempre un atteggiamento molto protettivo.

Ed ecco che pian piano si traccia l’identità di chi potrebbe aver avuto motivo di uccidere Axel: TUTTI!

Il ragazzo viveva alla spasmodica ricerca di emozioni forti e dello scontro anche violento verso le persone, era un leader ma di quelli che ti trascinano nel baratro portandoti alla rovina. L’essere osannato come un re per la sua musica, l’ha portato progressivamente a credersi un dio invincibile. L’aggressività verbale con cui si rivolge alle persone, il modo in cui mina la loro già bassa autostima arrivando a disintegrarle porta inevitabilmente a pensare che una fine violenta fosse già scritta.

 

Dopo vent’anni Axel torna come un fantasma a perseguitare chi ha ferito brutalmente e le cicatrici riprendono a bruciare riportando a galla il rapporto disfunzionale che ha legato ciascuno di loro a The King.

Beh, la disfunzionalità nei rapporti la fa un po’ da padrona in questa serie. Oriol per esempio ha un legame quasi edipico con la madre, una donna convinta che sia giusto masturbare il figlio – Gulp – perché ha letto che è una pratica normale tra gli animali. Il patriarca della famiglia, Andreu, sembra aver sempre avuto dei sospetti sulle azioni – per usare un eufemismo – discutibili della sua consorte, ma per amore ha chiuso non uno ma entrambi gli occhi.

Anna – ex moglie di Marcus con cui ha due bambine – ha un nuovo compagno con cui organizza orge nella loro grande villa, ma non disdegna il sesso occasionale col suo ex che – povero illuso – è ancora follemente innamorato di lei.

David – trascinato nel tunnel dell’eroina da Axel – ha cambiato vita diventando un hippie e un consigliere spirituale, ma resta di fatto un tossicodipendente come vedremo dalla qualità delle sue sedute “terapeutiche” per l’anima.

Disfunzionalità, debolezza e amore cieco ci danno un quadro nel complesso deboluccio delle figure maschili a fronte di quelle femminili che invece hanno uno spessore dominante. Persino Zoe con tutti i suoi problemi mostra più carattere di personaggi come Oriol e Marcus.

In questo marasma di uomini deboli, l’unico che si salva è Boxer. Capo della sicurezza per la famiglia Calafal, è il personaggio che preferisco, perché dà un bello scossone al racconto e … anche a Zoe.

Ci sarebbe da scrivere ancora molto, ma rischierei di dilungarmi. I personaggi che ho menzionato sono quelli che per me spiccano maggiormente nel mucchio, ma ce ne sono altri che danno origine a un intreccio molto complesso, troppo in alcuni momenti, pur riuscendo a non essere dispersivo. Tale ricchezza di eventi e personaggi dà sicuramente spunti per un’eventuale seconda stagione, come avrete modo di vedere. Scopriamo chi è l’assassino, ma persistono diversi buchi narrativi e punti oscuri che richiedono parecchie spiegazioni e approfondimenti. La stessa scena finale apre la porta a un possibile sviluppo, magari meno incentrato su Zoe, dando spazio ad altri personaggi.

Il prodotto è categorizzato nel genere thriller, ma in verità esso manca di alcune tipiche caratteristiche che – almeno per me – sono il tratto distintivo del suddetto genere. Le scene non offrono grandi momenti di suspense e l’epilogo non è particolarmente sconvolgente. La serie però nel complesso è interessante e abbastanza originale da catalizzare l’attenzione dello spettatore fino all’ultima scena.

Alla prossima.

Fulvia Elia

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