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Recensione Serie tv: Watchmen 1×5 “Little fear of nothing”

watchmen

 

Qualcosa è cambiato, Fenici.

Niente voli pindarici, totale assenza di salti temporali random, zero confusione: questo episodio va dritto per la sua strada, ci spiega cose e ci fa conoscere un personaggio.

Miracolo.

 

Quest’oggi si parla quasi esclusivamente di Looking Glass, la cui vita cambia completamente nel 1985, quando un giovane e timoroso ragazzo scende da un autobus con gli altri membri del suo credo, con l’intento di convertire i peccatori e annunciare l’imminente apocalisse nucleare in un luna park del New Jersey. Il povero Wade viene intercettato da una ragazza che inizialmente sembra amichevole, lui ingenuamente si lascia spogliare e lei fugge coi suoi abiti: in quel momento di confusione e terrore, vulnerabile come mai nella vita, un boato infrange i vetri del labirinto, tramortendolo. Quando si riprende, esce dall’attrazione e trova per le strade centinaia di corpi insanguinati, compresa la ragazza che lo ha ingannato.

Nel presente, troviamo un Wade che in pubblico e coi colleghi ostenta una sicurezza che non gli appartiene. Dorme in un bunker e il materiale della sua maschera riveste anche l’interno del suo berretto da baseball; è terrorizzato dall’eventualità di un altro attacco extra dimensionale e questo ha completamente segnato la sua vita.

Intravediamo anche la sua ex moglie, incaricata di scoprire cosa siano le pillole trovate da Sister Night nella sua auto distrutta: una sostanza illegale che contiene letteralmente i ricordi di qualcuno.

 

Durante un incontro di supporto per persone traumatizzate da quell’evento, fa la conoscenza di una donna che presto si rivelerà membro della Settima Cavalleria.

Looking Glass è stato scoperto e attirato nel loro covo, ma perchè?

È presto detto: il Senatore Keene è a capo dell’organizzazione e non solo, gli comunica che Judd ne era perfettamente consapevole e i due lavoravano insieme per mantenere una sorta di conflitto bilanciato tra estremisti e polizia.

Questa rivelazione, già scioccante di suo, è solo l’inizio: l’esplosione psichica che ha ucciso migliaia di persone quell’autunno del 1985 non è stato altro che un diversivo. Adrian Veidt l’ha causata intenzionalmente per mettere fine al conflitto con la Russia e scongiurare l’imminente olocausto nucleare. Troppi morti, per salvarne molti di più.

Qui ci ricolleghiamo alla storia originale, quando Rorshach morì proprio per il suo rifiuto di coprire la gigantesca bugia raccontata da Ozimandias, e finalmente capiamo perchè i terroristi/razzisti indossano la sua maschera.

Il senatore conclude le sue rivelazioni con una semplice richiesta a Looking Glass: deve mettere fuori gioco Sister Night per qualche giorno, altrimenti sarà la Settima Cavalleria a farlo, trucidando lei e la sua famiglia.

Sapendo che Blake ha nascosto una microspia nel cactus sulla sua scrivania, convince l’amica a rivelargli la verità sulle pillole e su quanto sa della morte del capo della polizia; Angela cede e ammette che suo nonno ha confessato il delitto, ma che lei comunque non gli crede viste le sue condizioni fisiche.

Pochi secondi dopo, Wade si scusa e Blake le punta la pistola, dichiarandola in arresto.

Angela ingoia quante più pillole possibile prima di venire immobilizzata dai colleghi.

È un vero peccato vedere che i membri della Settima Cavalleria lo raggiungono a casa per picchiarlo-sequestrarlo-ucciderlo.

 

 

Infine scopriamo che Adrian Veidt è prigioniero da qualche parte nello spazio. Nonostante l’ambientazione che richiama la campagna inglese, lo showrunner ha dichiarato che si trova su Europa, un satellite di Giove, e che confinarlo in una qualsiasi località terrestre sarebbe stato inutile, vista la sua genialità.

Non per niente, la catapulta con la quale lanciava i dipendenti della residenza serviva proprio a dargli la giusta quantità di materiali per scrivere “Salvatemi” a beneficio dei satelliti terrestri.

 

Finalmente un episodio denso di accadimenti, che ci fornisce qualcosa su cui riflettere e i mezzi per capire la storia che ci viene raccontata. La figura di Veidt è sempre più interessante, sacrificata nei pochi minuti che le vengono dedicati: la verità è che cinque minuti di Adrian valgono due interi episodi di Angela -Fuck- Abar, una protagonista che si rivela straordinariamente antipatica ogni volta che apre bocca.

 

 

Eve

Eve

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