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Recensione Serie Tv: Watchmen 1×4 “If You Don’t Like My Story, Write Your Own”

watchmen

Cantate con me, Fenici:

Che confusione

Sarà che guardi Watchmen!

È un gran casino

C’è sempre gente nuova

Che te ne fregaaaa

Speriamo che poi muoia!

Mi fermo qua, anche se la mia dissacrante vena musicale vorrebbe essere lasciata libera di esprimersi.

Il titolo è una esplicita frecciata ad Alan Moore, autore dei fumetti dai quali è tratta la serie, che in passato ha chiesto e ottenuto che il suo nome fosse omesso dalle produzioni cinematografiche e da qualsiasi futuro adattamento dei suoi lavori, tra i quali spiccano V per Vendetta e il film Watchmen del 2009. Già questo dovrebbe far capire quanto può starmi antipatico Lindelof, che invece di omaggiare un autore straordinario, sceglie di prenderlo in giro.

In questo episodio conosciamo Lady Trieu: milio-trilio-bilionaria del settore farmaceutico, tra le altre cose, e costruttrice del Millennium Clock.

Cos’è? Non si sa.

È un po’ fuori di testa? Esattamente come tutti gli altri.

Ci fanno intuire che predice il futuro e che fabbrica bambini, ma a questo inquietante particolare arriveremo tra un po’.

La macchina di Angela, infatti, cade letteralmente ai piedi dell’agente Blake, giusto per complicare meglio le cose, e le domande della donna si fanno sempre più incalzanti, portando l’insolita coppia proprio da Lady Trieu. Quest’ultima recapita ad Angela un messaggio del nonno, Will, in vietnamita.

Vi prego aiutatemi.

Angela è così contenta che li manda a F-arfalline nella medesima lingua.

Insomma, Will è il nonno che nessuno sapeva esistesse, ha più di 100 anni e sembra che siano le pillole dategli da Lady Trieu a farlo vivere così a lungo. Angela ha consegnato un flacone di queste pastiglie a Looking Glass affinché le analizzasse, ma non solo, gli ha anche dato da custodire il vestito da membro del clan, apparentemente appartenuto al capo Judd, confidandogli quindi parte del suo segreto.

Fa la sua breve comparsa anche uno strano personaggio mascherato, avvolto in una tutina grigia riflettente che, per sfuggire a Sister Night, si spruzza addosso del lubrificante e scivola come una lumaca da corsa in un canale di scolo.

Ma perché… ho quasi 40 anni…

Ultimo ad apparire, ma non meno inquietante, Adrian Veidt che pesca nel lago, neonati dalle ceste come se fossero aragoste, rilanciando in acqua quelli che non lo aggradano, dopodiché infila in un microonde gigante steampunk, i prescelti, e mentre questi urlano di dolore (o forse erano i miei figli in cameretta, non sono sicura), crescono fino a diventare adulti. Infine li usa per eliminare i cadaveri dei loro predecessori con una fighissima catapulta, questo lo devo ammettere.

C’è poco da commentare, Fenici, questa serie è uno stramaledetto caos. Può aver la miglior trama del mondo, i personaggi più fighi, ma viene raccontata in modo lento e contorto, come se gli autori volessero far comprendere l’insieme solo a pochi eletti dotati di un acume oltre la media. O perlomeno di una pazienza superiore alla mia.

Più andiamo avanti, più mi sento delusa dalla superflua complessità di quest’opera che tanto mi aveva attratta.

 

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