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Recensione Serie Tv: The Romanoffs 1×08 “The one that holds everything”

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Progetto grafico a cura di AstreaLux

 

Buongiorno lettori!

Eccoci all’episodio conclusivo di questa serie antologica. Un episodio che ha come tema la vita infelice di un uomo che, un po’ dalle circostanze e un po’ dalle persone che lo circondano, viene spinto a fare, come ultimo atto, una cosa ignobile e orribile pur di rivendicare ciò che gli era stato portato via.

L’episodio è un continuo flashback, non sempre cronologico. Per farvi capire meglio ciò che succede, io seguirò invece l’ordine temporale.

Ma è ora di iniziare, quindi procediamo.

Un uomo di nome Jack prende un treno che va da Parigi a Londra. È lo sceneggiatore della miniserie in sei puntate The Romanov, vive a Los Angeles e sta per sposarsi.

Dopo aver aiutato una donna con il suo bagaglio, arriva al proprio posto e lo trova occupato da una signora di mezz’età, che inizia bonariamente a chiacchierare con lui. Jack, che è un vero gentiluomo, l’ascolta paziente, finché esasperato, ma con molta gentilezza, non si scusa e va a prendere una birra.

Quando torna al suo posto, l’anziana signora, di nome Candice, gli offre un drink e si appresta a raccontargli la storia di un Romanov e di un omicidio.

Di colpo Jack è interessato dalla storia che gli vuole raccontare Candice: la storia è quella di Simon.

Simon era un bambino che viveva felicemente con i suoi in una bella casa a Londra.

Sua madre era una discendete dei Romanov ed erano piuttosto benestanti. Qualche volta, quando i suoi genitori uscivano, lo lasciavano alle cure della giovane babysitter Ondine.

Il padre del piccolo Simon ha una relazione con la babysitter del figlio, ma anche quando la moglie lo scopre, lui nega.

Una notte, mentre suo padre è al pub, la loro abitazione prende fuoco e se Simon, svegliato dal fumo, riesce a scappare, sua madre non è altrettanto fortunata e muore nell’incendio.

Il bambino ne è devastato. E in lui cresce il sospetto che l’incendio sia stato doloso; dalla finestra aveva infatti intravisto Ondine che se ne andava dal luogo del rogo senza prestare soccorso a nessuno o chiedere aiuto.

Dopo il funerale della madre, Simon viene trasferito in una nuova scuola e, non molto tempo dopo, Ondine va a vivere con loro. Simon non è felice di ciò e odia la donna, anche perché da lei ha ottenuto una mezza confessione. Ondine ammette di essere stata lì la notte dell’incendio, ma lo minaccia perché sa che non ci sono prove a sostegno della parola di un bambino di soli nove anni.

Inoltre Simon, quello stesso autunno, viene mandato in un collegio lontano da casa; per guadagnarsi di nuovo un posto in famiglia diventa uno studente modello, ma tutto ciò si rivela inutile.

Ondine sposa suo padre e gli dà un figlio, che diventa il centro del loro mondo, eclissando il povero ed invisibile Simon.

Visto che non si sente più parte della famiglia, Simon, dopo essersi laureato a Cambridge, va a lavorare come broker ad Hong Kong.

Qui si innamora di un suo collega e i due ragazzi intraprendono una relazione. Simon sembra finalmente felice, finché il suo amante non gli comunica che ha chiesto a una donna di sposarlo e che il loro rapporto è finito.

Simon allora rivela alla donna le scorribande dell’amante con alcune prostitute, ma lui nega e lei lo sposa ugualmente

A quel punto Simon si reca a Parigi, visto che il padre sta morendo di cancro.

L’uomo, anche in punto di morte, non è contento di vederlo. Anzi, non gli dice nemmeno di essere fiero di lui per i successi ottenuti.

Simon se ne va sottraendo alcune medicine del padre.

Quella sera prende i farmaci con l’alcool, ma non muore e si ritrova in ospedale.

Qualche mese dopo racconta la propria storia e il motivo per cui ha tentato di suicidarsi in un gruppo di sostegno per trans e gay. Ad uno di loro esprime il suo desiderio di voler diventare donna, una donna come l’unica persona che l’ha mai amato, sua madre.

Così, qualche tempo dopo, vestito da donna si presenta da Ondine chiedendole gli orecchini della madre morta. Lei rifiuta di darglieli e, anzi, insinua che è colpa sua se la donna è morta in quell’incendio.

Proprio in quel momento arriva a casa di Ondine il fratellastro di Simon, Jack. Qui torniamo a Jack, sul treno, mentre realizza che la storia raccontata dalla donna è quella di suo fratello. Candice non è altro che Simon.

Quando il pover’uomo inizia a sentirsi male, Simon gli dice di non agitarsi.

È solo il veleno che ha messo nel drink che gli ha offerto. Jack non ha neanche il tempo di chiedere aiuto, le ultime parole che sente sono quelle di Simon che gli spiega perché l’ha ucciso. Lui è la cosa più preziosa per Ondine, la donna che gli aveva portato via sua madre; e ora Simon le sta rendendo pan per focaccia, uccidendo il suo unico figlio.

Prima di scendere dal treno, Simon si riprende gli orecchini di sua madre, che erano nella valigia del fratello, per poi scomparire tra la folla di Londra.

La vita di Simon è stata incredibilmente triste, ed è vero. Non essere accettato neanche dalla propria famiglia deve essere stato duro, ma non aveva nessun diritto di uccidere suo fratello, un innocente. Avrebbe dovuto accanirsi su Ondine per quanto è stata diabolica e sociopatica, ma ha scelto Jack. Riconosco che il piano per vendicarsi è molto, molto sottile, ma penso comunque che Jack fosse un brav’uomo senza colpe.

Questa prima stagione è stata un po’ altalenante, con episodi buoni e altri un po’ meno, a mio avviso. Comunque, ha portato avanti tematiche interessanti.

Alla prossima!

 

 

Snow White

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