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Recensione Serie Tv: The Haunting of Hill House – Stagione 1 – episodio 2

haunting of hill house

Progetto grafico a cura di Sweetfire

 

 

Bentornati nella tetra e inquietante casa della famiglia Crane. Visto che la serie è ormai avviata, diventa più difficile evitare spoiler, per cui da questo punto in poi potreste incontrarne, ritenetevi avvisati!

La protagonista di questo secondo episodio è Shirley, secondogenita dei Crane, che gestisce insieme al marito un’azienda di pompe funebri.

Un lavoro inusuale che si intuisce la protagonista abbia scelto di sua spontanea volontà.

Il contatto con la morte, infatti, ha segnato la sua vita fin da bambina, portandola a cercare un modo per rendere il momento dell’estremo saluto meno doloroso per chi resta.

Questa ricerca è una parte fondamentale per Shirley, al punto da mettere a rischio l’impresa familiare per andare incontro a chi non può permettersi i suoi servizi funebri.

Questo desiderio di contrastare la morte e rendere meno doloroso l’addio, nasce durante la sua infanzia a Hill House.

Durante un’esplorazione con Nell, Shirley si imbatte in una cucciolata di gattini abbandonati dalla madre. Se ne prendono cura ma, a dispetto di tutto l’impegno delle due sorelle, i cuccioli sono troppo piccoli e in breve tempo muoiono tutti.

Dopo la morte del primo gattino, i genitori lo seppelliscono in giardino, in una scatola: questo è proprio il momento in cui Shirley viene a contatto con la morte e nasce in lei il desiderio di poter fare qualcosa per rendere la cosa “più bella”, come usa dire sua madre, per chi resta a ricordare i morti.

A proposito della signora Crane, in questo episodio comincia a delinearsi la sua figura: un’artista che alterna sete di conoscenza e voglia di esperienze nuove a scoppi isterici. Vediamo dunque come la follia che Steven aveva insinuato nel primo episodio, comincia a prendere corpo e qualche dubbio sulla sanità mentale della donna comincia a farsi strada.

Questo episodio è, se possibile, ancora più lento del primo, scelta che però trovo azzeccata, visto il tema trattato.

L’incedere della narrazione è lento e solenne, molto simile al modo in cui Shirley si avvicina ai defunti durante il suo lavoro. Con distacco, rispetto e molta umanità.

La casa è sempre presente, ma in modo meno marcato. L’attenzione stavolta è più sui suoi abitanti, in particolare sulla figura della madre che, come spiegato, comincia a delinearsi e lascia intendere sviluppi futuri abbastanza interessanti.

Come nella prima puntata, Nell ha il ruolo di catalizzatore degli eventi, pur essendo morta.

La preparazione del corpo per la cerimonia funebre funge da spunto per i flashback di Shirley. Stessa situazione per Luc, che compare solo come intralcio nella storia (mi auguro che in futuro abbia un ruolo più intrigante).

Se dovessi azzardare un’ipotesi sullo sviluppo delle prossime puntate, direi che verranno esaminati gli altri membri della famiglia e prevedo una svolta della trama nel quinto episodio.

Un curiosità: questa non è la prima riduzione del romanzo di Shirley Jackson che sbarca sul piccolo e grande schermo. Il suo debutto è avvenuto nel 1963, ad opera di Robert Wise, ed è sbarcato in Italia con il titolo “Gli Invasati”; successivamente, nel 1999, Jan De Bont ha riproposto la storia con il titolo “Haunting – Presenze”: un film mediocre che ha rovinato il materiale di partenza.

Quest’ultima proposta di Netflix riuscirà a rendere giustizia al romanzo originale?

Staremo a vedere!

 

Snow White

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