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Recensione Serie TV: The Good Fight, Stagione 3, Episodi da 1 a 5

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Cari Fenici, concedetemi un piccolo strappo alla regola per metterci in pari con la messa in onda.

In questi primi 5 episodi della nuova stagione, la serie cambia le carte in tavola accentuando, forse troppo, la già marcata linea anti-Trumpista che l’ha contraddistinta nei 2 anni precedenti e aggiungendo alla narrazione dei brevi cartoni animati musicali in cui spiega alcuni concetti che ai più sono sconosciuti. Di fatto, questi strani e anacronistici intermezzi, servono a spiegare perché stanno cercando di indottrinare il telespettatore.

Passiamo ai fatti salienti.

Diane sembrava aver accantonato la sua voglia di cacciare Trump dalla Casa Bianca, ma quando suo marito torna ferito da una battuta di caccia, con il figlio maggiore del Presidente, ritrova tutto il suo fuoco democratico. Si mette in contatto con una donna – che dichiara di essere rimasta incinta di Trump e di essere stata da lui costretta ad abortire il figlio che portava in grembo – e si unisce a un gruppo di donne che cercano di contro-manipolare l’informazione e la fabbrica di Troll repubblicana.

Dopo l’arresto del padre, Maia ha trovato pace, ma tende comunque a essere una ragazza molto calma e remissiva, che non riesce a farsi valere con chi alza i toni – complice, sicuramente, una voce bassissima e roca -. Marissa la aiuta a imporsi, insegnandole alcuni trucchi da ragazza bassa che sa farsi rispettare da tutti, nonostante la guardino dall’alto in basso. Purtroppo, questo suo nuovo atteggiamento la fa scontrare con Roland Blum, un avvocato con il quale sta collaborando. L’uomo, per vendicarsi, fa in modo che nella sua auto venga ritrovata della droga, facendola licenziare.

Allo studio, nel frattempo, emerge che il defunto padre di Liz, il leggendario Reddick, negli anni ha molestato molte collaboratrici.

Gli avvocati sono costretti a gestire la situazione in fretta, prima che le donne o le loro famiglie facciano causa e ne emerga uno scandalo che infamerebbe in modo irreparabile la società. Vengono preparati gli accordi di riservatezza ed emessi svariati pagamenti per risarcire, per quanto possibile, le vittime di un uomo che tutti hanno sempre considerato un esempio di rettitudine. Questo si ripercuoterà sulla causa di divorzio di Liz, che non potrà spiegare al giudice che le transazioni finanziarie denominate “pagamento Reddick” non sono un suo espediente per occultare denaro all’ex marito, ma i pagamenti alle donne abusate dal padre.

L’investigatore dello studio, Jay Dipersia, scopre che gli associati e i collaboratori di colore sono pagati meno rispetto ai bianchi e, rivelando gli importi dei pagamenti, genera una lotta interna, nello studio, che costringe i soci a rimettere tutto in discussione.

Lucca riesce a farsi promuovere a capo del reparto matrimoniale.

Purtroppo in questa stagione assistiamo anche al ritorno degli odiosi impiegati dell’NSA, già conosciuti nella serie madre, che origliano tutte le conversazioni dei protagonisti e le fraintendono intenzionalmente.

Come accennavo all’inizio, la trama che coinvolge la politica americana purtroppo risulta pesante e oscura un po’ tutto il resto. Rimane assolutamente una serie di grande qualità, con personaggi scritti in modo eccellente e storie sempre molto interessanti.

L’aggiunta dell’avvocato Plum, poi, è fenomenale.

Oltre a essere interpretato da un attore straordinario, a ogni sua nuova interazione scopriamo di amarlo sempre di più, nonostante all’inizio fosse davvero insopportabile. Posso solo sperare che i cartoni animati spariscano presto, lasciando il giusto spazio alle battaglie in tribunale.

Romanticamente Fantasy

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