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Recensione Serie Tv: The 100 – 7×06 – “Nakara”

Welcome to Bardo

Progetto grafico a cura di Eve

Se c’è qualcosa che The 100 ci ha insegnato è che se ti aspetti che qualcosa andrà storto, quasi sicuramente, andrà peggio.

Questo episodio si divide in tre storyline distinte: Sanctum, Nakara, Bardo.

Negli scorsi episodi avevamo lasciato Raven, Clarke, Miller, Jordan e Niylah approdati su quello che a un primo sguardo appare un pianeta ostile, c’è da dire che a volte le apparenze ingannano… non stavolta. I nostri scoprono presto che si tratta di un pianeta cimitero, non solo, la roccia che Raven localizza grazie al casco, si trova in una grotta. Che problema c’è direte voi? C’è, c’è, quella non è una semplice insenatura nel terreno, si tratta di un organismo vivente abitato da teneri animaletti sputa acido simili a ragni, per farla breve, sono in un enorme apparato digerente.

Se c’è un’altra cosa che abbiamo imparato, è che le scene più toccanti in the 100 si hanno sempre quando la morte sembra ormai imminente e questo episodio non fa eccezione.

Raven e Clarke causa spostamenti a random (o così crediamo) delle pareti vengono divise dagli altri, rimaste sole, dopo aver capito in cosa si sono cacciate, arriva il bisogno di redenzione, è normale, è umano.

Raven confessa a Clarke di invidiare la sua capacità di riuscire a sopravvivere a tutto quello che è successo, al suo spirito che nessuno può spezzare, lei non riesce a superare quanto accaduto nel reattore, l’aver ucciso accidentalmente quattro persone e poi deliberatamente altre otto per salvare i suoi amici è qualcosa con cui non riesce a scendere a patti, ma non è tutto, la ragazza confessa che avrebbe potuto fare le saldature da sola, ma non voleva morire, aveva paura e per questo degli innocenti hanno pagato; molto bella la scena, la sofferenza di Raven sembrava così reale e la sua umanità così comprensibile che nessuno potrebbe condannarla, insomma, chi avrebbe fatto una scelta diversa? Ed è questo che Clarke cerca di farle capire con un bellissimo abbraccio che cementa ancora di più la loro amicizia, la nostra bionda confessa di ammirarla, lei infatti è una persona forte e lo dimostra ogni volta. Ok, momento pathos terminato.

Finalmente le pareti si muovono ancora e tutto il gruppetto si ritrova davanti alla pietra, qualche difficoltà per individuare i simboli giusti e bang, l’anomalia si apre, come dice qualcuno, speriamo non arrivino su un altro pianeta pronto a divorarli.

Su Bardo intanto scopriamo quello che è successo a Diyoza, considerando la sua indole, non credo ci sia bisogno di spiegarlo, intanto Echo, Octavia, Gabriel e Hope tentano di fuggire con l’aiuto di Levitt, il nuovo amico di O; tutto sembra andare bene finché non si imbattono nella nostra Generala che per poco non uccide la figlia, ma tutto bene quel che finisce bene. Breve momento baci e abbracci e poi via verso la libertà, Echo uccide una persona, Gabriel non si sente in pace con se stesso per questa scelta così tramortisce tutti e si arrende, arrivate le guardie anche lui viene messo a terra, che coglione! Cioè hanno ammazzato chiunque gli capitasse a tiro e quello si fa scrupoli per una persona anziana? Non mi piace Gabriel, in genere i finti buonisti sono sempre i peggiori.

E veniamo all’ultimo punto dell’episodio: Sanctum, che dire? È un caos, tutti contro tutti, il più figo è quel bastardo malefico di Sheidheda, fine.

Ok, forse due paroline posso spenderle, vengono rubate le armi, Indra non sa che pesci prendere, prima costringe Madi a vestire i panni da comandante, ma la piccola è terrorizzata. Ha visto e sentito cosa significa davvero essere un’adolescente ed è evidente che voglia una vita fatta di amici, giochi e risate, scontato che fugga prima del suo discorso, o meglio quello che Indra le aveva fatto imparare.

I Wonkru sono divisi, deboli, hanno bisogno di un capo, ci pensa Murphy, quale persona migliore di Indra? Non molto convinta della cosa la donna si fa avanti, un paio di colpi ben assestati al tipo che si oppone, il peggior discorso della storia e boom… abbiamo il comandante. Vi ricordate le prime stagioni? Quelle in cui Indra aveva le palle? Beh, mi sa che qualcuno l’ha castrata. Comunque tutto bene anche qui.

Intanto l’ostacolo maggiore è Russell/Sheidheda, non possono ucciderlo in quanto diventerebbe un martire e ci sarebbe una rivolta, qual è l’ideona? Farlo uccidere dal capo dei figli di Gabriel, ma dai! Sheid ci mette 30 secondi a metterlo a terra e ancora meno a convertirlo alla sua causa, senza sorvolare sul fatto che nonostante l’aspetto lui non è Russell Prime.

Fine episodio.

Che dire? La scorsa puntata pensavo fosse quella della svolta e che tutti quanti si sarebbero ritrovati nella stessa timeline, mi sono sbagliata. Si potrebbe considerare l’ennesimo episodio filler, ma in realtà non lo è, il puzzle partito a inizio stagione sta pian piano (taantooo piano) prendendo forma. Restano comunque delle domande, una su tutte, dov’è finito Bellamy? Chiaramente non è morto come ci hanno fatto pensare, insomma non si uccide uno dei protagonisti senza una motivazione logica, è pur vero che in The 100 non sarebbe la prima volta, ricordate Finn? O Lexa?

Una cosa che amo di questa serie e che ne è il tema portante sono le scelte, il dualismo tra bene e male, quando una cosa è sbagliata? Esiste un confine? Ok, pensieri in libertà, ormai i soliti da sette anni, dovrei aver capito, la morale è questa: sopravvivi, il resto è niente!

Molto toccante anche la scena che vede la reunion tra Diyoza, Hope e Octavia, è evidente che ormai siano diventate una famiglia, che dolci! Tre assassine che si vogliono bene, ma ehi, questo è The 100 o uccidi o vieni ucciso 😉

Alla prossima.

Serena Oro

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