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Recensione Serie Tv: The 100 – 7×02 – “The Garden”

From The Ashes

Progetto grafico a cura di Eve

Salve fenici, eccoci al secondo episodio di The 100, nello scorso, avevamo lasciato Clarke, i Wonkru e i prigionieri dell’Eligius, nonché i Figli di Gabriel che reclamavano la morte di Russel, poi ucciso da Sheidheda che ne prende possesso, mentre nella foresta Gabriel, Echo e Hope si trovano davanti all’anomalia per cercare di recuperare Octavia e Bellamy.

Proprio come lo scorso, anche questo si divide in due storyline: il passato e il presente.

All’inizio vediamo Octavia emergere dall’acqua di quello che sembra essere un lago, non ci mettiamo molto a capire che non siamo nel presente, ma nel passato, infatti la ragazza viene attirata dalle urla di Diyoza che sta partorendo, è così che apprendiamo che in questo pianeta il tempo scorre in modo diverso, infatti, nonostante le due fossero entrate nell’anomalia a pochi secondi di distanza, per la prima sono trascorsi tre mesi. Hope viene alla luce senza troppa difficoltà, anche se Diyoza perde i sensi lasciando la piccola con Octavia, che nel tentativo di calmarla, rivive i momenti passati con il fratello e inizia a capire quanto lui sia stato sempre lì per lei, per proteggerla.

Nel presente intanto i nostri tre sfigati, tenendosi per mano per evitare per perdersi, attraversano l’anomalia, arrivati dall’altra parte Hope si fionda in quella che è sempre stata casa sua, alla disperata ricerca di qualcosa. Tra la distruzione di un mobile e un altro ci spiega che il pianeta si chiama Skyring, nome che le ha dato proprio lei, in cielo infatti si può vedere una specie di anello (la fantasia… quella strana sconosciuta…)

Scopriamo altri dettagli simpatici su questo pianeta, Diyoza è stata rapita da degli esseri chiamati “discepoli” a capo dei quali vi è un certo Anders, con cui lei ha stretto un patto, riportare indietro Octavia per riavere la madre, scopriamo anche che l’anomalia in realtà è un ponte che conduce su un altro pianeta chiamato Bardo.

Anche qui esiste una pietra dell’Anomalia proprio come su Sanctum, ma purtroppo non hanno il codice per attivarla. Echo propone di tornare indietro, ma Hope le spiega che ha trascorso lì gli ultimi vent’anni, dieci dei quali con Octavia che, nonostante i ripetuti tentativi, non era riuscita. La porta, se così possiamo chiamarla, si trova in fondo al lago e quindi troppo profonda da raggiungere.

La ragazza è una fonte inesauribile di informazioni, infatti spiega che la pietra, oltre ad attivarsi con un codice, ha anche una firma biometrica, per questo Octavia aveva quei simboli sulla schiena, servivano appunto da ancora per Hope. Sembra inoltre che il rapimento di Bellamy non fosse contemplato (il tutto è stato creato per dare all’attore del tempo da passare fuori dal set per risolvere delle questioni personali).

Visto che il tempo scorre in modo diverso, appare subito chiaro che in quella casa ci ha vissuto qualcuno, e per quanto ne sanno, le poche ore trascorse da Hope a Sanctum lì potrebbero equivalere anche a cento anni. Ci vuole pochissimo a scovare l’intruso, si tratta di un uomo all’apparenza folle che sul braccio sembra avere un orologio che va al contrario, una specie di countdown. La nostra Hope ci spiega che in realtà Skyring è una prigione, lì vengono mandati coloro che non si sono rivelati all’altezza di essere discepoli o guerrieri, come ci spiega in seguito, e quell’orologio segna il tempo che devono trascorrere in quel luogo. Stiamo parlando di ben cinque anni, devono aspettare tutto questo tempo per avere una chance di ritrovare O e Bell. Ovviamente Echo non ci sta. Ma sembra essere l’unica occasione, infatti quando verranno a prenderlo potranno rubare le tute biometriche e salire così sul ponte che li porterà su Bardo.

Il nostro folle, per non sentirsi solo, aveva disseppellito i cadaveri di coloro che erano morti lì, grazie a questo, Gabriel scopre che i “discepoli” non sono altro che gli esploratori dell’Eligius III e proprio come i Prime sono muniti del drive che archivia i loro ricordi. Grazie a questo, scopre che Bardo in realtà è il pianeta che loro chiamavano Beta e trova  anche il codice, purtroppo però preso dall’entusiasmo lascia il suo lettore incustodito e il pazzo lo distrugge. Da quella chiave mnemonica però scopriamo anche altro, infatti era stata proprio Becca a decidere di fare questi esperimenti e il ponte altri non è che un buco nero, un passaggio interdimensionale che può trasportare da un pianeta a un altro evitando così d’invecchiare.

Tornando indietro nel tempo vediamo la vita di Octavia, Diyoza e Hope che scorre in tranquillità, coltivano l’orto, mangiano torte di meduse, insomma un paradiso, ma soprattutto vediamo come Octavia sia affezionata alla bambina e proprio come Bell ha fatto con lei, cerca sempre di proteggerla, una fantastica zia. Ma sappiamo com’è Octavia, anche un semplice gesto scatena una catastrofe. Dopo che Diyoza ha distrutto la sua unica via per tornare indietro, decide di fare quello che ogni naufrago farebbe, scrive una lettera per Bellamy, la infila in una bottiglia e la getta nel lago, è proprio quella lettera che attira i discepoli che arrivati lì rapiscono le due donne. Hope rimane da sola.

L’episodio finisce così, lasciandoci con altre trendordicimila domande, ma di una cosa siamo certi, per la legge del mai una gioia, saranno cavoli amari per tutti 😉

Alla prossima settimana!

Serena Oro

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