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Recensione Serie Tv: Star Trek Discovery 2×09 “Progetto Daedalus”

Progetto Daedalus

Progetto grafico a cura di Lostris

In questa nona puntata della seconda stagione, abbiamo come regista il grande Jonathan Frakes, che i trekkers hanno conosciuto originariamente come attore, dato che ha impersonato il noto comandante Riker nella serie The Next Generation e nei film.

Il tocco di Frakes si sente, come anche quello di un’ottima sceneggiatura.

Diversamente dallo scorso episodio che richiamava il pilot della serie classica, qui non ci sono richiami nostalgici, ma abbiamo invece ciò che noi trekkers amiamo smisuratamente in questa prolifica saga: la conoscenza più approfondita di un personaggio secondario, in questo caso, di Airiam.

Finora non ne sapevamo niente, dal suo aspetto potevamo dedurre che era un’umana-cyborg, più cyborg in effetti, anche se la sua fisionomia faceva pensare più ad un robot che a una persona; ma questa impressione veniva confutata dal fatto che è risaputo che l’unico organismo totalmente cibernetico al servizio della Flotta Stellare sia Data, che nella sequenza temporale della serie entrerà in scena più tardi, come membro dell’equipaggio di The Next Generation.

In questo episodio ci sono momenti davvero toccanti, scopriamo il passato di Airiam, e ci commuoviamo quando la vediamo intenta a scegliere i ricordi da archiviare e quelli da cancellare, così come succede a noi facendo pulizia in un hard disk pieno; processo, questo, che deve compiere periodicamente. Il primo ricordo che salva riguarda la sua luna di miele, e qui possiamo vedere che era un’umana e che l’aspetto che ha adesso è stato necessario per salvarle la vita in seguito a un grave incidente. In pochi minuti è come se conoscessimo il personaggio da tutta una vita.

Purtroppo, come questa serie ci ha già amaramente insegnato, alcuni personaggi interessanti escono di scena improvvisamente e drammaticamente (così come il capitano Georgeu e il capitano Lorca) ma io continuo a sperare che, in qualche modo, ricompaia e ammetto che, per la prima volta dall’inizio di Discovery, mi sono profondamente commossa.

Trovo davvero sprecato far scomparire un personaggio che, in questa puntata, avevamo imparato ad amare, quindi spero vivamente che gli sceneggiatori ci sorprendano in positivo; anche se io non amo particolarmente le apparizioni di gente creduta morta, fa troppo telenovela alla Beautiful e in questa serie è già accaduto con la ricomparsa del dottore Hugh e di Tilly, ma per Airiam ne varrebbe davvero la pena.

Airiam è legata alla storyline del nemico proveniente dal futuro e già nell’episodio precedente avevamo capito che Control, l’intelligenza artificiale che ha scandagliato i sistemi della Discovery, era entrata dentro di lei.

In questa puntata scopriamo che Control sta dettando legge all’interno della Sezione 31 e questo potrebbe far avverare la profezia dell’Angelo Rosso, sulla totale distruzione degli organismi viventi.

Quello del computer cattivo, che si evolve in modo distorto e si arroga il diritto di sentirsi superiore al proprio creatore, è un classico della Fantascienza in genere (basterà citare 2001: Odissea nello Spazio, di Stanley Kubrick) e di Star Trek nello specifico, ma non stanca mai.

Continuo a trovare surreale la parentela fra Michael e Spock che, purtroppo, essendo un nodo centrale di questa serie, per forza di cose si ripresenta in ogni episodio. Forse è stato uno stratagemma degli sceneggiatori per avvicinare questa serie alle altre, ma c’erano modi decisamente migliori, come già successo in altre occasioni.

Lunga vita e prosperità!

 

Romanticamente Fantasy

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