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Recensione serie TV: Poldark – Episodio Finale – 5 X 08

Poldark

Una miniera di emozioni, Fenici.

Il Capitano Poldark ci saluta per sempre, ma non prima di averci fatti tribolare per mezz’ora buona, nella quale ha condensato (a fin di bene) tutti i suoi pessimi comportamenti degli ultimi 5 anni.
Per infiltrarsi nel gruppo di invasori francesi infatti, non solo si finge traditore della patria, ma pure di Demelza! E con chi? Con Tess Di Nuovo Tu Ma Non Crepi Mai Treggidden. Il nostro angelo dai capelli di fuoco assiste a un loro scambio e si convince che Ross sia tornato alle vecchie abitudini, ossia quelle che aveva quando Elizabeth era viva: correre dietro a donne odiose.

Demelza se ne va di casa con i bambini e con Prudie (adoro), trovando ospitalità da Caroline e Dwight che ormai ne hanno le scatole piene delle stupidaggini compiute da quell’uomo incorreggibile; l’amico prova a parlare con Ross, ma rimane immensamente deluso quando questi non nega l’accusa di infedeltà.
Ma in tutto questo, Ross, di chi si fida?
Di Soldato Pollo Junior, ossia Geoffrey Charles.
Ha almeno 40 persone ben più sveglie con le quali confidarsi, ma evidentemente sceglie l’unico sacrificabile: non ho altra spiegazione.

Finalmente arriva il momento in cui non può evitare di coinvolgere un numero maggiore di amici, e Demelza viene informata dell’ennesima idiozia compiuta dal marito. Il suo arrivo è provvidenziale, ma ancora di più lo è quello di George: Warleggan infatti decide di vedere oltre il suo odio per Ross e, pur a fatica, fa la cosa giusta arrivando addirittura a salvargli la vita. A questo punto è necessario spendere qualche parola per la prova attoriale di Jack Farthing, che a ogni singola inquadratura è riuscito a rendere George spaventosamente reale e profondo, permettendoci di vedere sul suo volto le emozioni più intime: a prescindere dalla scrittura, se non ci fosse stato un simile attore a interpretarlo, dubito avremmo vissuto con tanta forza il suo personaggio.
La serie si conclude con il più classico degli Happy ending: i cattivi sono sconfitti, il protagonista riabilitato, le coppie risanate, nascono bambini e c’è persino un matrimonio. Non ci sono sospesi, ma Ross sceglie di partire per la Francia in qualità di informatore della Corona.

Abbiamo insomma un finale da fiaba che chiude 5 anni di tribolazioni.
È strano.
Non è stato soddisfacente.
Per tutta la quinta stagione abbiamo dovuto sbadigliare con le vicende di Ned e la politica londinese, poi nei due episodi conclusivi un’overdose di cara, vecchia e appassionante Cornovaglia! Troppo lento all’inizio, troppo veloce alla fine.
Quello che è successo nell’ottava puntata poteva essere tranquillamente gestito in modo meno repentino, dividendolo in più episodi: troppa confusione, ma soprattutto un plot troppo importante per ridurlo a soli 50 minuti.
Abbiamo invasori, generali francesi, contrabbando di armi, tradimento… tutto buttato insieme in una storia che poteva benissimo concludersi con: Ned è morto, torniamo a casa e vogliamoci bene.
Invece no, eccovi una mezza rivoluzione lampo in omaggio, come premio fedeltà.
È triste che molti abbiano paragonato questo finale a quello di Game of Thrones proprio per la sua frettolosità, eppure non mi sento di dissentire.

Note a margine:
Morwenna e Sam hanno chiamato la figlia Loveday Carne, praticamente significa che se fosse nata in pianura padana si sarebbe chiamata Sagra della Porchetta.
Nessuno ha ucciso Tess.
Non ho ancora capito come si chiamano gli abitanti della Cornovaglia. Cornovallesi? Cornoresidenti? Cornuti? Cornetti?

 

Fulvia Elia

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