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Recensione Serie Tv: New Amsterdam 2×6 “Righteous Right Hand”

Hand

Recensione con spoiler

Infilate i cuori nella panic room, Fenici, perché qui l’impatto emotivo è devastante.

Bloom inizia il turno a pronto soccorso vuoto, ma ben presto la tranquillità lascia il posto al caos quando il furgone di una congregazione ha un incidente in prossimità dell’ospedale. Il gruppo di donne riceve le prime cure, ma ben presto i medici capiscono che ci sono molte patologie pregresse da trattare con urgenza, rispetto alle lievi ferite causate dall’impatto; Max parla con la conducente del mezzo, che si confida con lui ammettendo di aver organizzato tutto per aiutare i membri della Chiesa. Da quando è stato chiuso l’ospedale della loro zona, infatti, si trovano costretti a percorrere più di un’ora di strada per raggiungere il nosocomio più vicino, e come se non bastasse, non possono permettersi i farmaci: i 7,50 dollari a testa di assicurazione per il noleggio del furgoncino offrono una copertura totale ai passeggeri, risolvendo ogni loro problema.

Il prezzo dei trattamenti sanitari e la necessità di avere un’assicurazione (onesta) restano il tema cardine di questa stagione, che a ogni episodio ci mostra un nuovo punto di vista del medesimo problema.

Hellen intanto, tra un paziente e l’altro, offre ripetutamente il suo aiuto a Max, prima proponendosi come babysitter, poi suggerendogli un catering per i pasti domestici; purtroppo la cosa lo indispone, e per la prima volta, lo vediamo rispondere in modo sgarbato a qualcuno.

È proprio grazie alla conducente del furgone, la quale ha compiuto un reato per aiutare tutte quelle persone e non teme conseguenze, che Max comprende la posizione della sua amica e, finalmente, accetta il suo aiuto dicendole semplicemente “Stupiscimi!”

E qui lo spettatore sente il cuore che inizia a battere più velocemente: Max sta tornando tra noi?

Tra i feriti spicca la paziente di Iggy, una ragazzina con la Sindrome di Down incinta, che non solo intende abortire, ma ripete la parola aborto un numero inusitato di volte, così tante da dovermi togliere il cappello immaginario e rendere omaggio agli sceneggiatori e al loro coraggio, visti i tempi.

A proposito del nostro dottor Frome, continua l’impresa avviata nello scorso episodio, andando a colloquio con un’agenzia di adozioni all’insaputa di suo marito, che si era detto contrario. Guai in vista e sì, questo comportamento è molto distante dal personaggio: non mi convince per niente.

Dopo che tutte le donne della chiesa hanno ricevuto cure mediche e la conducente, Kaye, viene scagionata dall’accusa di aver causato intenzionalmente l’incidente, tutti i nostri medici tornano alle loro normali attività. Max è a casa con Luna quando sente suonare il campanello: due ragazze assunte da Hellen per pulirgli l’appartamento. Per quanto stupito, inizialmente sembra voler accettare il loro aiuto, ma dopo pochi secondi le ringrazia e chiude la porta.

Si siede con Luna sul letto e osserva il pavimento. Hellen lo chiama al cellulare, lui col piede sposta il tappeto rivelando l’enorme macchia di sangue lasciata da Georgia il giorno della nascita della loro bambina. Il giorno in cui l’ha persa.

E qui, ve l’avevo detto, il cuore si frantuma.

Tutto ciò che resta della madre di sua figlia è lì, incrostato sul vecchio tappeto coperto alla bene meglio da uno nuovo: non può pulirlo, non può chiedere ad altri di farlo. Può solo sospirare e lasciarsi sfuggire poche lacrime mentre stringe a sé la piccola, inconsapevole Luna.

La cosa più strana è che rispetto al solito, Max si è visto anche poco in questo episodio, ma il suo minutaggio ha avuto una potenza incredibile, tanto da far passare in secondo piano il miracolo chirurgico compiuto da Lloyd, o il fatto che Lauren abbia camminato senza bastone per un tempo che mi è sembrato infinito.

New Amsterdam si colloca di nuovo al top delle mie serie preferite per la sua capacità di rendere i suoi protagonisti delle persone drammaticamente reali e imperfette.

 

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