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Recensione Serie Tv: La cattedrale del mare – 1×01-02 – “I fuggitivi”-“Fratelli”

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Ben trovate fenici con questa serie tv spagnola, tratta dal bestseller di Ildefonso Falçones e ambientata nella Barcellona del XIV secolo.

A quell’epoca i signori feudali avevano pieno potere sulle vite dei loro contadini, compreso il perpetuare violenze e soprusi. La dignità dei servi della gleba veniva continuamente calpestata e la loro unica possibilità di essere liberi era scappare in città, dove la nascente borghesia stava creando delle istituzioni per aiutarli. Uno dei diritti dei nobili era lo jus primae noctis cioè giacere la prima notte di nozze con le spose novelle. Ed è proprio così che inizia questa storia.

Nel 1319 il contadino Bernat sposa Francesca e, un amore che ha tutte le premesse di essere grande viene rovinato quando il signore delle terre, il conte di Navarcles, irrompe alla fine della cerimonia e violenta la sposa avvalendosi del suo diritto. Marito e moglie non si parlano, lei è traumatizzata dallo stupro e lui si sente in colpa; neanche quando viene alla luce Arnau, con la voglia sotto l’occhio come il padre, le cose cambiano. Francesca viene portata al castello per fare da balia al figlio del signore, dove continuano le violenze che la spingono ad abbandonare Arnau nella bottega del fabbro. Quando Bernat lo trova lì, lo prende e scappa via.

Il neonato è debole e denutrito, ma il padre riesce a farlo sopravvivere e a raggiungere Barcellona. Si reca  con Arnau alla bottega di argilla del cognato Grau Puig. La sorella Guaiamona convince il marito a ospitarli, in fondo è grazie al fratello che lei ha avuto la sua dote e il marito ha potuto arricchirsi: dopo un anno e un giorno, per le leggi della città,  potranno chiedere di essere cittadini e saranno liberi.

Grau accetta ma chiede a Bernat di rinunciare a crescere personalmente il figlio che verrà allevato insieme ai cugini.

All’inizio Bernat è trattato da schiavo, ma poi il suo valore viene riconosciuto e il capomastro Juan gli dà qualche responsabilità.

Passano dieci anni e nonostante Bernat e Arnau non vivano insieme sono molto uniti e si vogliono molto bene. Tutto fila liscio finché in una notte di Natale Margarida, Guaiamon  e Arnau scappano sulla spiaggia convinti dalla ragazzina, ma quando tornano a casa infreddoliti e bagnati lei accusa Arnau di questa marachella (piccola strega viziatella). Purtroppo il piccolo muore e Arnau diventa un reietto. A causa di questo, la nutrice Habiba viene frustata a morte davanti a tutti.

Dopo questo episodio Bernat vorrebbe andarsene ma Grau, per evitare guai, lo assume come operaio non qualificato. Nel frattempo Arnau incontra un bambino, Joanet , la cui madre è murata in una casetta per aver tradito il marito e con la quale il bambino parla attraverso una piccola finestra.  I due ragazzi diventano come fratelli. Passeggiando per le strade di Barcellona assistono al duro lavoro per costruire la cattedrale, una nuova chiesa pagata e costruita dal popolo in onore della Vergine Maria. Arnau vuole aiutare, così i due bambini iniziano a portare l’acqua fresca ai bastaixos cioè gli uomini che caricano le pesanti pietre per la costruzione.

Donna Guaiamona muore e un anno dopo Grau non perde tempo e si risposa con Isabel, la figlia di un nobile in rovina: la ricchezza del ceramista per lei e la nobiltà per lui. Diventa un barone. Compra un nuovo palazzo, gli schiavi della bottega vengono venduti,  Bernat e Arnau vengono portati a lavorare nelle stalle per rispettare la promessa fatta a Guaiamona e vanno a vivere in casa di Pere e Mariona insieme a Joanet, che Bernat accoglie come un figlio.

Joanet vede il padre dare da mangiare alla madre come se fosse una gallina: le butta un pezzo di pane raffermo. La madre, ormai allo stremo quando capisce che il suo piccolo ha trovato una famiglia in Arnau e suo padre smette di nutrirsi e quando il bambino va per fare la loro solita chiacchierata, la trova morta.

Con lei muore anche Joanet, da quel momento  sarà solo Joan, solo lei lo chiamava in quel modo.

Preoccupato per lui, Padre Albert, il parroco di Santa Maria, riesce a farlo entrare nella scuola della Cattedrale: verrà istruito e potrà avere un futuro.

La viziatella Margarida racconta alla simpaticissima Isabel la storia di Bernat e Arnau.

Quando Genis, l’altro figlio di Grau  cade da cavallo per una sella montata male ovviamente viene accusato Arnau. Strega uno: Isabel e strega due: Margarida vorrebbero che chiedesse scusa ma lui scappa via senza dire una parola. Vogliono umiliarlo. Bernat vuole andarsene e trovare un lavoro migliore, ma la baronessa ha mandato un messaggio a tutte le scuderie per non farlo prendere da nessuno e quindi non vi riesce. Nonostante a manomettere la sella sia stato il vecchio stalliere Tomas per gelosia, Arnau va a chiedere perdono all’allegra famigliola. In ginocchio, deve baciargli i piedi. Umiliazione totale.

Questo è quello che è accaduto in queste prime due puntate.

Non mi piacerebbe proprio vivere in quest’epoca in cui gli schiavi sono costretti a dormire nelle segrete, in mezzo alle pulci e con un misero pasto. Un mondo molto crudele dove non si può neanche allattare il proprio figlio se questo va contro il volere di un nobile, dove c’è una legge idiota che permette a un marito di rinchiudere a vita una donna se non si comporta bene, dove la violenza regna sovrana e si segue solo il volere e i capricci di chi ha il potere e i soldi. L’interesse prima di tutto, anche dei sentimenti.

Ho trovato molto bello il rapporto tra padre e figlio. Un uomo che ha lasciato tutto per fare in modo che il figlio fosse libero e ne accoglie un altro a braccia aperte. Anche se gli racconta una bugia sulla morte della madre per non farlo soffrire, è stato molto dolce a dirgli che ne avrà sempre una, la Vergine Maria. Madre che poi, con l’innocenza dei bambini, Arnau “dividerà” con l’amico Joan.

Veramente odiosa Isabel, che vuole tutto e subito. Altezzosità con cui contagia Margarida e Genis, che disdegnano il cugino con il quale sono cresciuti.

Molto bravi tutti gli attori, soprattutto i bambini. Belle ambientazioni che rispecchiano bene l’epoca, così come i costumi, stracci per i poveri, vestiti eleganti per i nobili.

Per questa volta è tutto e vi appuntamento alla prossima settimana.

Serena Oro

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