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Recensione serie Tv: La casa di carta – prima e seconda stagione – Netflix

La casa di carta – prima e seconda stagione

ioneLa casa di carta - prima e seconda stagione

 

 

Che direste se il giorno in cui, dopo una rapina finita male e l’uccisione del vostro fidanzato, mentre camminate per strada dritti verso un’imboscata della polizia, vi si affiancasse una macchina e l’occupante vi dicesse che vuole salvarvi e vi proponesse il colpo del secolo? È quello che accade a Silene Oliveira. E il colpo? Niente meno che una rapina alla Fábrica Nacional de Moneda y Timbre di Madrid, ovvero la Zecca spagnola.

Così comincia questa serie in due parti, interamente prodotta in Spagna per Netflix. Originariamente composta da una sola stagione di 15 puntate, dalla durata di 70/75 minuti ciascuna, una volta acquistata da Netflix è stata suddivisa in due stagioni di 22 episodi totali della durata di 40/60 minuti.

La voce narrante è, appunto, quella di Silene, che man mano ci introduce i vari personaggi e le loro sfumature caratteriali.

Ma conosciamoli meglio. Prima di tutto il Professore, la mente dell’operazione, dal carattere freddo e razionale, molto colto ed esperto in varie arti marziali, origami e scacchi. Ha impiegato anni a perfezionare il “colpo perfetto” e adesso ha bisogno di una squadra.

Per questo ingaggia 8 disperati, che non hanno più niente da perdere e li nasconde per cinque mesi in una tenuta nelle campagne di Toledo per prepararli: gli insegnerà a difendersi e a prevenire, non solo fisicamente ma anche psicologicamente, gli attacchi delle forze dell’ordine.

A ciascun componente della banda viene dato il nome di una città: Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio, Denver, Helsinki e Oslo. Le identità di ognuno devono rimanere segrete ed è proibito instaurare relazioni personali o sentimentali, ma la prima regola in assoluto da osservare durante la rapina, è quella di non fare del male a nessuno, non deve essere versata una sola goccia di sangue. Un principio che, ovviamente, sarà impossibile da osservare e, fin dall’inizio, capiranno che teoria e pratica non sempre coincidono nella realtà.

Arriva il giorno stabilito per entrare in azione e qui abbiamo il primo colpo di scena. Infatti, il furto è solo un espediente per poter entrare alla Zecca. In realtà, intendono stampare e portarsi a casa mille milioni di euro. Riuscite immaginare quanti zeri servano per scriverlo?

Ovviamente, occorre molto tempo per stampare tutte quelle banconote e quindi inizia il gioco a rimpiattino con la Polizia e i servizi segreti, al fine di temporeggiare per portare a termine l’operazione.

Il personale della Zecca e una scolaresca in visita tra cui c’è la figlia dell’ambasciatore inglese, vengono presi in ostaggio e il capo del gruppo di ladri/sequestratori, Berlino, cerca di instaurare un rapporto di simpatia con ognuno di loro, specificando che non intendono fare loro del male. Con l’avanzare delle puntate, tuttavia, le dinamiche cambiano e i rapporti tra gli stessi sequestratori e tra questi ultimi e gli ostaggi si evolvono e oscillano tra intesa e conflitto, amore e odio.

La polizia, ovviamente, reagisce con prontezza e invia sul posto in veste di negoziatrice l’ispettrice Raquel Murillo, una donna con una difficile situazione familiare e molto determinata. Il suo interlocutore è Il Professore, il quale ha già previsto e studiato a tavolino ogni mossa e contromossa, come in una partita a scacchi, dell’intera operazione che durerà 10 giorni, tanti ce ne vogliono per stampare tutti quei soldi.

Le interazioni tra sequestratori, ostaggi, e poliziotti ci accompagnano durante le 22 puntate.

Prima di accostarmi alla serie le mie aspettative erano alte, dato che avevo letto diverse critiche positive. Il fatto poi che avesse vinto l’Emmy 2018 come miglior serie Tv drammatica, nonché la serie straniera più seguita del 2018 sulla piattaforma Netflix, mi aveva convinta. In realtà, nonostante la popolarità, posso affermare che è uno spettacolo godibile, a tratti molto ben fatto, ma la storia ogni tanto cade nel banale e nello scontato.

I rapinatori vengono presentati come eroi, simboli di quella resistenza del popolo nei confronti di un’economia tiranna. Loro infatti non rubano, fanno un’iniezione di liquidità, concetto che il Professore spiega con eloquenza a Raquel in una scena cruciale e benché la descrizione di quel “patto economico” tra le banche è un po’ semplicistica e nella realtà le cifre citate non sono proprio quelle, la sostanza del discorso comunque rimane:

Nel 2011 la Banca centrale europea ha creato dal nulla 171 mila milioni di euro; dal nulla, proprio come stiamo facendo noi. Però alla grande: 185 mila nel 2012, 145 mila milioni nel 2013. Sai dove sono finiti tutti quei soldi? Alle banche! Direttamente dalla Zecca ai più ricchi. Qualcuno ha detto che la Bce è una ladra? Iniezione di liquidità l’hanno chiamata. E l’hanno tirata fuori dal nulla, Raquel, dal nulla. Cos’è questa? (le mostra una banconota) Non è niente, Raquel, è carta, lo vedi? E’ carta! Io sto facendo un’iniezione di liquidità, ma non alla banca, la sto facendo qui nell’economia reale di questo gruppo di disgraziati, perché è quello che siamo, Raquel, per scappare da tutto questo. Tu non vuoi scappare?”

Non mancano i riferimenti alle proteste degli Indignados e l’uso del canto popolare “Bella Ciao”, un inno di resistenza contro la politica fascista di Benito Mussolini in Italia, che fa da sottofondo a diverse scene decisive, è emblematico e non casuale.

Le scene d’azione sono adrenaliniche, accurate e coinvolgenti, mentre le vicende sentimentali che riguardano alcuni personaggi un po’ scontate e poco realistiche.

La storia tra Raquel e il Professore è un po’ inverosimile e banale, lei poliziotta dura e tutta d’un pezzo un momento e l’attimo seguente fedele e leale alleata del “cattivo”.

Il tira e molla tra Tokyo e Rio è stiracchiato, stereotipo di una relazione tra un ventenne ingenuo con un carattere debole, ma tutto sommato buono e una donna di 15 anni più vecchia, tra l’altro impulsiva e pericolosa e proprio per questo metterà spesso a rischio la riuscita del piano..

Ma il top lo troviamo con Mónica Gaztambide e Denver, rispettivamente ostaggio e sequestratore. Con questi due personaggi si è tentato di affrontare il tema della Sindrome di Stoccolma. Ma diciamocelo, Mónica, amante e incinta del suo capo che non sa decidere tra lei e la moglie, è veramente poco credibile. Prima vuole abortire perché delusa dalla reazione ben poco entusiasta del padre del bambino, ma viene dissuasa da Denver. Poi sempre Denver riceve da Berlino l’ordine  di ucciderla, ma decide di salvarla sparandole a una gamba e poi nascondendola. Infine, si innamora di Denver, nonostante lui cerchi di resisterle perché convinto che sia sotto l’effetto di detta “Sindrome”, e infine… non ve lo dico, dovrete seguire la serie per scoprirlo.

Una menzione particolare va fatta a per Berlino. È il fratellastro del Professore, ma gli accenni a questa storia sono vaghi e misteriosi. È un misogino con alle spalle 5 divorzi, ha un grande senso dell’onore e una forte personalità che spesso gli consente di mantenere il sangue freddo nelle situazioni difficili, al limite dell’antipatia. Soffre di una grave malattia neurologica degenerativa che gli causa diversi problemi fisici e relazionali. Salvo poi riscattarsi alla fine.

Per quanto riguarda gli altri personaggi: Nairobi, abile falsaria, ha un carattere forte, ottimista, deciso e determinato. Mosca, noto ladro scassinatore, partecipa alla rapina con suo figlio, Denver. È la figura più paterna e saggia del gruppo. Helsinki e Oslo sono due corpulenti ex militari serbi, Helsinki si dichiara omosessuale, per questo Arturo ne ha paura, mentre Oslo non parla quasi mai. vengono chiamati i gemelli. Arturo Román direttore della Zecca di Stato, codardo e voltagabbana e abile manipolatore, istiga altri ostaggi affinché trovino una via di fuga al suo posto. Ha una relazione extra coniugale con la sua segretaria Monica, la quale aspetta un figlio proprio da lui. Arturo rischia più volte la vita, ma anche quella degli altri ostaggi, a causa dei suoi maldestri tentativi di opporsi ai rapinatori.

In questi giorni, infine, ho scoperto che Netflix ha previsto, e sta già producendo, una terza stagione e forse anche una quarta. Sinceramente, la conclusione, abbastanza scontata, delle prime due mette la parola fine alla storia e non lascia punti in sospeso, quindi non saprei cosa aspettarmi da altre due stagioni. Dovremo attendere aprile per saperlo.

Lostris

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