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Recensione serie TV: “Hymn of Death” -Stagione Unica-

Hymn of Death

Salve, Fenici!

Hymn of Death è una miniserie sudcoreana composta da tre puntate, e ispirata alla storia d’amore tra il drammaturgo Kim U-Jin e la soprano Yun Sim-Deok, morti suicidi nell’agosto del 1926. Lui era figlio di ricchi proprietari terrieri e studiava letteratura inglese in Giappone, nel periodo in cui si sono incontrati, mentre lei proveniva da una famiglia povera, aveva vinto una borsa di studio nella stessa Università. Kim U-Jin, oltre a essere studente a Tokyo, insieme ad altri giovani coreani si occupa, in veste di regista, di uno spettacolo teatrale da rappresentare in giro per la nazione. Questa recita, tratta dello scontro tra i Giapponesi che occupano la Corea, parla di libertà, quella che dopo l’occupazione, la popolazione va perdendo con l’imposizione della cultura e la lingua del Giappone.

Uno dei giovani del gruppo conosce Sim-Deok, che nel frattempo sta studiando canto lirico e, vuole coinvolgerla nel loro spettacolo. Inizialmente la giovane cantante è dubbiosa sulla proposta, ma nell’incontro-scontro con U-Jin decide di accettare, ma solo ad alcune condizioni, che vengono accolte senza problemi. Inizia questa avventura fatta di prove, censure, irruzioni e arresti da parte della polizia giapponese.

Tra i due protagonisti nasce l’amore, ma Sim-Deok non sa che in realtà lui è sposato, incastrato in un matrimonio imposto dal padre e costretto a non poter essere sé stesso, perché deve occuparsi dell’azienda di famiglia. Scoprirà tutto con grande sofferenza e dolore, mentre lei è prigioniera della sua vita, fatta di lavoro e sacrifici per aiutare i suoi genitori e i suoi due fratelli minori, affinché abbiano un futuro. Come è finita questa storia lo sapete già, visto che ne ho parlato all’inizio, quindi mi fermo qui, il resto con tutti i suoi particolari dovrete gustarvelo con i vostri occhi e le vostre orecchie.

All’inizio della miniserie sarete avvertiti che la storia non tratta soltanto di fatti realmente accaduti, ma ci saranno anche elementi di pura fantasia, a mio parere, per abbellire la tragica verità.

Ho apprezzato molto Hymn of Death, inutile dirvi, per chi mi conosce tramite le mie recensioni, che ho versato non poche lacrime alla fine del terzo episodio.

Qui viene trattato il male di vivere in tutti i sensi possibili e inimmaginabili, a partire dall’imperialismo di una nazione su un’altra cercando di cancellarne la cultura e tutto ciò che la popolazione ne rappresenta, al dover essere qualcun altro e non sé stessi; perché i genitori non ti lasciano vivere, in quanto il bisogno di portare avanti qualcosa che loro hanno iniziato è più importante di lasciarti libero di essere chi vuoi e infine, ma non meno importante il sentirsi in trappola in un mondo e in un’epoca che non ti appartengono, dove l’unica salvezza e l’unico modo per poter davvero vivere e sentirsi liberi è la morte.

Non avrebbero potuto vivere insieme e soprattutto non avrebbero potuto essere sé stessi, fare ciò a cui aspiravano, e amare chi desideravano, ed ecco la soluzione, morire insieme, e iniziare a vivere respirando la libertà e il loro amore eterno. Hanno avuto coraggio, la maggior parte di voi forse dirà che sono stati codardi, e invece no, a parer mio non sarebbero riusciti a liberarsi dei fardelli gravosi delle loro famiglie, neanche fuggendo lontano. E avrei fatto lo stesso anche io.

Porterò sempre nel cuore questa miniserie, perché capisco perfettamente come si sono sentiti e li ammiro per l’amore che provano l’un l’altro. Inno di morte è decisamente un titolo appropriato, non solo per la loro decisione, ma anche perché tra i brani che Sim-Deok incise, figurava Salmo della morte cantato sulla melodia de Le onde del Danubio di Iosif Ivanovici e, le parole erano state scritte da lei, magari proprio dopo aver preso la fatidica decisione insieme al suo amato.

Non importa che non apprezziate i K-drama, questa miniserie va guardata lo stesso, perché la storia vi massacrerà il cuore facendovi immergere in un periodo storico particolarmente complicato e triste, ma non potrete fare a meno di apprezzare la magia che riescono a creare i due attori protagonisti, per questo, vi auguro una buona visione!

Fulvia Elia

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