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Recensione Serie Tv: Elementary “Terza Stagione”

elementary 3 stagione

Così come nel silenzio era svanito, nel silenzio Sherlock fa la sua ricomparsa.
Nel frattempo Joan, che ormai collabora ufficialmente con la polizia di New York, è alle prese con un caso difficile da risolvere. Con sua sorpresa, il suo antico mentore non si presenta davanti a lei da solo. Ora ha una nuova apprendista: Kitty Winter.
Dopo essere stato licenziato dall’MI6, Sherlock decide di tornare a New York e, con la sua nuova pupilla, chiede al Capitano Gregson di poter tornare a collaborare con il dipartimento. Inizialmente il Capitano è dubbioso; Joan sino a quel momento ha fatto un ottimo lavoro e l’idea di costringerla a collaborare di nuovo con lui, dato il motivo del loro proscioglimento, lascia nel poliziotto diverse perplessità.
Sherlock, però, lo rassicura dicendogli che non farebbe mai nulla per turbare Watson e, a riconferma, decide di parlare con lei. Dopo qualche tentennamento di lei, riesce a chiarire le cose con Joan, ricostruendo non senza fatica il loro sodalizio.
Sherlock, intanto, cerca di far entrare anche Kitty come consulente del dipartimento. L’opportunità si presenta con un caso in cui un produttore di perline arancioni uccide dei bambini, avvelenandoli con i materiali tossici – come il GHB – contenuti in esse.
Vedere l’intesa e la complicità, con la quale interagiscono Joan ed il suo mentore, fa ingelosire Kitty, scatenando in lei una forte invidia.

Durante una caccia al tesoro matematica, Harlan Emple s’imbatte in un cadavere. Questa è l’occasione per riprendere i contatti con il suo vecchio amico Holmes, chiedendogli aiuto per uscire fuori da una situazione sempre più complicata.
Joan, intanto, si rivolge a Sherlock per leggere gli incartamenti su Kitty e scopre che la ragazza, vittima di rapimento, abusi e torture, si è prefissata lo scopo, sfruttando l’addestramento del loro mentore, di trovare il suo seviziatore.
Oltretutto, la nostra Watson è molto preoccupata per il modo che la ragazza ha d’interfacciarsi con le persone e con sé stessa. Le consiglia, così, di frequentare un gruppo di sostegno, offrendole il suo aiuto, ma Kitty, orgogliosa, rifiuta stizzita.
Con il tempo, però, si rende conto di aver bisogno dell’aiuto della donna e, seguendo i consigli di Sherlock, tenta di capire come lavora e che tipo di persona è, rifacendosi a lei come “l’originale”.
Joan, dal canto suo, è perplessa, ma Kitty le spiega che Sherlock l’ha da sempre posta come parametro essenziale del suo addestramento. Pensando che il detective le dia troppo poco spazio, Joan, allora, la coinvolge in un suo caso, con l’intenzione di capire meglio le sue condizioni psichiche.
In un caso particolare, in cui Sherlock si trova a cercare l’omicida di un noto informatico, Holmes si trova a che fare con un’intelligenza artificiale molto evoluta di nome Bella. I collaboratori della vittima sospettano che in qualche modo sia stato proprio il software ad assassinare il suo creatore, ma Holmes non è di questo avviso. Nel frattempo, Andrew, il fidanzato di Watson, entra in contatto con un collaboratore danese di Sherlock che gli propone un lavoro a Copenaghen.
Mentre Joan è in Danimarca con Andrew, Sherlock trova in un portatile una copia di un libro scritto da Watson su di lui e sul lavoro fatto insieme. Questo lo ferisce profondamente, facendo sì che la fiducia riposta in lei vacilli pericolosamente. Di riflesso, anche quella in Kitty si dissolve, così redige un contratto di riservatezza e le chiede di firmarlo. Kitty rimane perplessa da questo cambio d’atteggiamento nei suoi confronti, ma decide comunque di firmare il contratto.
Il capitano Gregson, nel mentre, viene denunciato per aver colpito un collega della figlia Hannah, colpevole di aver alzato le mani su di lei. La ragazza, per evitare che la sua carriera di poliziotta ne risenta, chiede a suo padre di scusarsi con lui.Kitty viene tenuta occupata da Sherlock con molte commissioni prive d’importanza e Joan capisce che l’atteggiamento dell’investigatore ha radice psicologiche legate a un suo senso d’insicurezza. A tal proposito, alla fine, Sherlock confessa di farlo per prevenire possibili ripercussioni legate al riemergere dei sentimenti sopiti di Kitty nei confronti di un ragazzo conosciuto da poco.
Joan spiega a Sherlock che con quell’atteggiamento non riuscirà certo ad aiutare la sua pupilla a riconquistare la serenità. Lui si rende conto che Joan ha ragione e decide quindi di darle più libertà e Kitty comincia, così, a frequentare un nuovo gruppo di amicizie.
Proprio quando sembra stare meglio, in un nuovo caso viene ritrovata vittima, una donna che porta addosso gli stessi segni della tortura che lei stessa ha subitodurante il suo rapimento.
Kitty, allora, si mette subito all’opera e, con Joan e Sherlock, trova un possibile colpevole degli efferati delitti. La ragazza, però, non soddisfatta, continua a dire che il suo rapitore non è la persona rintracciata. Sherlock e Joan pensano che il suo atteggiamento dipenda da un grave esaurimento nervoso, ma alla fine la verità viene a galla.
La persona tanto cercata da Kitty non è altro che il nuovo datore di lavoro, Gruner. Scherlock e Joan cercano un modo per incriminarlo, ma ogni tentativo risulta vano.
Kitty, nel frattempo, non riesce a resistere al richiamo della vendetta. Rapisce il suo vecchio aguzzino, infierendo su di lui, ma nel momento fatidico, non riesce a ucciderlo.
Sherlock è riuscito, con i suoi insegnamenti, a non farla diventare un’assassina.
Kitty, allora, fa ritrovare Gruner dalla polizia, assieme a una confessione scritta di ciò che ha fatto.

Allo stesso tempo, però, deve fuggire da New York, prima che un mandato di cattura parta nei suoi confronti. Prima di rifugiarsi a Londra, però, ringrazia Sherlock per tutto quello che ha fatto per lei.
Durante il loro addio, alcuni flash back svelano la verità sui due. A Londra, la presenza di Kitty aveva salvato Sherlock dal baratro in cui stava per cadere.
La sua partenza, ora, è difficile d’affrontare per Sherlock che, di nuovo solo, accetta il primo caso che gli propongono.
Un fatto increscioso, nel frattempo, accade: il fidanzato di Joan viene avvelenato da una sua nemica. Per Joan, distrutta dal dolore, è come la prova ultima che neanche lei può concedersi una vita normale e spensierata. Come Sherlock, deve costruire intorno a sé delle mura di protezione, oltre le quali far passare solo determinate persone.
Sherlock, però, cerca di farle capire che, se così è per lui, non necessariamente deve essere lo stesso per lei e che certi eventi sfuggono purtroppo al controllo degli esseri umani. Con molta difficoltà, Joan riprende a vedere i suoi amici e le altre persone che fanno parte della sua vita.
Nel frattempo, lascia il suo appartamento, tornando a vivere con Sherlock e giustificando la cosa come una scelta conforme alla loro attività investigativa.

Non si può comunque ancora star sereni: un assassinio, compiuto nel periodo in cui Sherlock si drogava, viene imputato a lui, che, oltretutto, all’epoca frequentava la donna assassinata. L’evento fa sì che Holmes torni a dubitare di sé e della propria integrità morale. Nonostante tutto, Joan non vacilla, portando avanti le indagini per scagionarlo. L’evento causerà una profonda crisi in Sherlock e lo porterà nuovamente a dubitare di sé stesso.
Nel frattempo, Alfredo, il vecchio sponsor di Holmes, viene rapito. A farlo è Oscar, suo ex spacciatore. Per riaverlo, Sherlock deve ritrovare sua sorella, scomparsa da qualche giorno. Alla fine del percorso, l’investigatore scopre che la ragazza è già morta e che la cosa era stata orchestrata da Oscar per riportarlo nel baratro tossicodipendenza.

Intanto, Joan e Marcus ritrovano Alfredo e Sherlock, libero dall’inganno, massacra Oscar, facendolo finire in ospedale. Sconvolto dall’accaduto, Sherlock crolla e, provato da tutte le vicissitudini di questo periodo, s’inietta una dose di eroina.
Un finale di stagione triste e pieno d’angoscia.
Riuscirà il nostro Sherlock a rinascere dalle ceneri del proprio fallimento?

 

 

 

 

 

 

Fulvia Elia

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