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Recensione Serie TV: Elementary “Sesta Stagione Completa”

Elementary 6

Bentrovate, Fenici!
La sesta stagione di Elementary ci presenta un Holmes molto diverso da quello che tutti noi siamo abituati a vedere. Appare fragile, provato da una difficile malattia, se possibile ancora più introverso e quasi perso in un ineluttabile destino, su cui ha davvero poco potere d’azione.
Anche questa volta, Jonny Lee Miller ci regala uno Sherlock al di sopra delle righe, per me mirabilmente interpretato in una chiave difficilmente eguagliabile per qualità e drammaticità.
Joan (Lucy Liu) si erge a paladina del suo socio e mentore, spronandolo, come al solito, e incoraggiandolo, ma sapendo bene anche quando è semplicemente il momento di difenderlo.
Questa sua debolezza psicologica porta, però, Sharlock ad abbassare le difese, permettendo alla persona sbagliata di avvicinarsi a lui e ai suoi cari. Un nuovo personaggio di nome Michael, interpretato da Desmond Harrington, ci accompagna nel corso della serie: è a tutti gli effetti un antieroe e, sin dall’inizio, le inquadrature chiariscono che costituirà il cattivo finale con il quale Sherlock, già in difficoltà per il suo stato, si dovrà confrontare.
Privo di spessore e di qualità interpretativa, a mio parere non regge il pari con il precedente Shenwell e tanto meno con l’insostituibile Morland; in ogni caso, a suo modo, costituisce il filo conduttore all’interno di una serie che ci regala qualche cosa in più rispetto alla quinta stagione, a livello di costruzione sintattica e di interpretazione drammatica.
Anche Joan vive momenti difficili, come la morte del suo padre biologico che segna la fine di un’altra fase della sua vita. Sua sorella le resta accanto, durante questo doloroso percorso che rinsalda notevolmente il legame creatosi tra le due.
I tentativi di adottare un bambino, poi, non hanno buon fine, lasciandole un senso di solitudine e di amarezza.

Nel frattempo, Sherlock si trova in una situazione complicata, nonostante la sua costanza nel frequentare gli incontri. Il suo stato, infatti, non gli consente di riposare serenamente e la mancanza di sonno, di conseguenza, gli causa una serie di violenti mal di testa, portandolo a una critica mancanza di concentrazione per il suo lavoro. La sua fermezza vacilla: il lavoro, la sua principale ancora per la sobrietà, sembra venirgli meno e tutto questo lo porta a chiedersi se riuscirà a resistere alla droga.

Joan si trova tra le mani una lettera molto importante, lasciatale da suo padre prima di morire. Sua sorella la trova tra le cose consegnatele dal rifugio dei senza tetto, dove il loro papà aveva trovato riparo.
Per molto tempo Joan è incerta se leggerla o meno, decidendo alla fine di gettarla così com’è. È Sherlock a riprenderla e a convincere la sua socia dell’importanza della stessa.
Nel caso di un uomo colpito da un fulmine in pieno centro, vediamo coinvolto anche l’NCI, del plutonio rubato e una ditta molto ambiziosa. Sherlock è meno presente rispetto al suo solito trend. Si rende conto che a breve dovrà confessare la sua situazione clinica al capitano Gregson. La sua riluttanza ha però una base concreta. Vediamo, infatti, come Gregson, scoprendo le condizioni mediche di Sherlock, s’infuri con lui.
Molte vite sono state messe nelle mani dell’investigatore e la sua mancanza di trasparenza e di responsabilità nei riguardi del dipartimento portano il capitano a obbligarlo a sottoporsi alla routine medica prevista da tutti i componenti dello staff. Sherlock non sarà più attivo fino a quando il centro medico non lo riterrà definitivamente abile.
Holmes, visibilmente irritato, è comunque costretto a obbedire, vivendo di luce riflessa i vari casi attraverso l’operato di Joan che, nel frattempo, studia una terapia riabilitativa che il suo amico fa però fatica a seguire. Il suo rifiuto di adeguarsi alle terapie lo portano a indebolirsi ulteriormente e questo permette a Michael di prendere il sopravvento su di lui, sequestrandolo e portandolo in ospedale.

Michael è ossessionato dal fatto di dover aiutare i suoi compagni di riabilitazione, visto che lui stesso è un tossicodipendente. Questo lo porta, man a mano, a eliminare dall’esistenza dei suoi protetti quegl’individui da lui considerati pericolosi per la loro sobrietà. Confessa al capezzale di Sherlock le sue paranoie e i suoi omicidi, sfidandolo a catturarlo e a creare un capo d’imputazione per lui. Per colpirlo nel profondo, poi, Michael arriva ad assassinare anche la compagna di stanza della figlia del capitano Gregson.

Nel frattempo, Sherlock si prende qualche mese sabbatico, conscio del fatto che le sue condizioni di salute siano arrivate a uno stato critico. Si isola da tutti in una baita di montagna dove piano piano si rigenera, tornando al lavoro in ottima forma.
Successivamente, viene a sapere che il cartello di droga francese, che impediva a suo fratello di tornare a casa, è stato nel frattempo sventato. Nonostante tutto, di lui non vi è alcuna nuova e questo lascia in Sherlock un senso di profonda amarezza.
Parlando a lungo con Alfredo, capisce però di non dover per forza attendere passivamente il suo ritorno. Mycroft è suo fratello e lui non deve avere timore nel cercare di ricucire il loro rapporto affettivo. I tentativi di contattarlo, però, lo portano a conoscere un’amara verità: Mycroft stavolta li ha lasciati per davvero per morte naturale. La notizia lo tocca nel profondo; chiama suo padre e gli comunica il doloroso evento.
Morland Holmes rientra così nella vita di suo figlio, per sistemare definitivamente il suo rapporto con lui. I due capiscono di non avere tempo da perdere e finalmente seppelliscono l’ascia di guerra. Le cose si muovono in fretta, tuttavia, non lasciando un attimo di pace alla famiglia Holmes.
Moriarty è fuggita dalla sua prigionia e minaccia Morland con l’intenzione di riprendersi la sua organizzazione. Padre e figlio sono di nuovo a confronto. Jamie vuole uccidere il suo usurpatore e Morland si trova costretto a chiedere a suo figlio di prendere provvedimenti, eliminandola per primo. Ovviamente, Sherlock si tira indietro; suo padre però l’ammonisce: prima o poi sarà costretto a un confronto e allora non potrà più tirarsi indietro.

La carriera del loro amico e detective Marcus Bell ha una svolta lieta. I Marshall lo selezionano per entrare nel loro corpo. I tempi saranno lunghi, tra corsi e addestramenti, ma tutti si preparano alla sua prossima partenza. Sherlock, felice per lui, si mette al lavoro per trovare un altro collaboratore nel dipartimento, ma la cosa non è semplice. Conscio di aver ancora un po’ di respiro per il momento si dà pace.
Michael, che si era allontanato da New York per un periodo, ritorna nelle loro vite, minacciando di nuovo i nostri amici.
La detective Kim Malek, dall’FBI viene chiamata per studiare alcuni casi in cui viene coinvolto il loro soggetto. Le indagini portano i nostri detective a interrogare un testimone molto vicino all’accusato. Anche lui ex-tossicodipendente, rimane sconvolto nel capire che i due possono essere nel vero. Mancandogli il sostegno psicologico che questi gli dava, ricade nella droga, morendo così per overdose.
Michael, infuriato con Joan per l’accaduto, si decide ad affrontarla, cercando di ucciderla. Joan se la cava per un pelo, ferendolo alla spalla e costringendolo alla fuga. Anche lei però, viene ferita nella colluttazione. Portata in ospedale, viene messa a riposo.
A distanza di pochi giorni, con loro somma sorpresa, Michael viene trovato morto. A essere indagata dal detective Malik è la nostra Joan. Le prove indiziarie sono contro di lei e Sherlock cerca in ogni modo di scagionarla. Le sue indagini, però, lo portano ad un’incredibile scoperta: la vera assassina è la figlia del capitano Gregson, che ha compiuto il folle gesto per vendicare la sua compagna e amica.
Gregson, per aiutare sua figlia, è costretto a sacrificare Joan, lasciando che il caso coinvolga tutte le prove contro di lei. Sherlock, avendo capito tutto, lo affronta. Ormai ai ferri corti, tra i due non può esserci alcun punto d’incontro. Sherlock, capendo di non avere scelta, decide di salvare entrambe le donne. Si addossa la colpa e poi, utilizzando i suoi contatti nei servizi segreti inglesi, lascia New York per tornare a Londra.
Non verrà incriminato, data la sua speciale posizione, però non potrà più mettere piede negli Stati Uniti senza essere inquisito. Prima di partire parla a Joan, confessandole il profondo affetto che prova per lei. La traduzione è un po’ ambigua, non ci regala appieno il momento in cui lui le confessa il suo amore platonico, ma ci conferma comunque ciò che da sempre abbiamo saputo: loro sono una famiglia e lo saranno sempre.
La serie si conclude con un colpo di scena. Joan appare a Londra, accanto a Sherlock, regalandoci la promessa di nuove avventure.

 

 

Fulvia Elia

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