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Recensione Serie Tv: Elementary 7×01 – 7×02 – 7×03

 

 

Londra. Le luci della sera si specchiano sul Tamigi e il Big Bang spicca orgoglioso nel buio a guardia della città. Al 221 b, un’ombra silenziosa s’insinua nelle pieghe della notte, certo di non essere osservato. Due occhi scrutano attenti l’oscurità, fissando l’intruso senza fare rumore. D’un tratto il nuovo venuto, sentendosi a disagio si gira di scatto.

“Fai pure Beppo. Prendi pure quello per cui sei venuto”.

La voce è proprio quella del nostro eroe. Seduto sulla sua grande poltrona, la schiena dritta, cipiglio decisamente inglese e gambe incrociate, fissa il soggetto davanti a sé. L’individuo, tal Beppo, afferra un busto di ceramica posto sopra al camino e, deciso, lo scaglia a terra, liberando dai cocci una perla nera.

Presto detto, Sherlock riesce a catturarlo e a portarlo a Scotland Yard, dove il supervisore Jones, una bionda tutta d’un pezzo, si congratula con lui, per il breve tempo in cui è riuscito a risolvere il caso. Mentre i due parlano, una bionda vestita di scuro si avvicina a loro… abbiamo detto una bionda? Colpo di scena! Il personaggio in questione altri non è che la nostra Watson.

“Salve Doc, ben arrivata! Ha visto? Il nostro Sherlock ha fatto tutto da solo e senza fori di proiettili”.

Joan urtata, fissa prima Sherlock, poi il supervisore. “Le ho già detto che il fatto che sia americana, non vuol dire che abbia la pistola facile”.

“Come dici tu Doc”. Il supervisore toglie il disturbo, senza aggiungere altro.

Già dalle prime battute, è a tutti molto chiaro che tra le due donne non scorra buon sangue.  La nuova serie è appena cominciata e già ci riserva numerose sorprese. Non ultima il ritorno di Kitty, che con il piccolo Charlie, suo figlio, hanno adesso un posto ben preciso nella vita dei nostri due eroi, che sono padrino e madrina del piccolo. La sua vicinanza con Joan, le permette di notare che la vita a Londra, non rende felice quest’ultima, che per non perdere Sherlock ha fatto la scelta di lasciare la sua amata città. Holmes però, felice di essere di nuovo a casa, con questa sua nuova famiglia allargata, non si era reso conto di come stavano veramente le cose. Kitty parla ad entrambi, cercando di trovare una soluzione. Ma il destino ha come al solito i suoi progetti.

Mentre erano occupati nel caso di una modella molto famosa di nome Lola, sfigurata dall’acido dal suo medico, per un intervento estetico finito male, Sherlock riceve una telefonata inaspettata. Dall’altro capo del filo c’è il detective Bell, che usando il numero del capitano Gregson, comunica loro che il capitano è in fin di vita, a causa di alcuni colpi d’arma da fuoco. I nostri eroi si guardano in volto e la dissolvenza, ci lascia con il fiato sospeso.

Gregson, compagno di mille avventure, a seguito di oscure vicissitudini è ora bloccato in un letto d’ospedale. La dissolvenza, però, già ci faceva intendere quello che, forse, molti di voi agognavano. Infatti, eccoli lì! A dissolvenza finita, la nostra intrepida Joan, entra di nuovo a passo deciso nel distretto che tanto aveva preso il suo cuore. E il nostro Sherlock? Chissà… l’avrà lasciato indietro a confondersi nella nebbia e a rimuginare su strane teorie nel suo comodo appartamento di Londra? Invece no!

Vi anticipo già che i nostri eroi faranno ritorno alla loro amata New York, per risolvere il caso di una vita: trovare  il colpevole che ha ridotto in fin di vita il loro amico e compagno. Ma il capitano Gregson ha la pelle dura: sembra riprendersi mano a mano, grazie anche alla sua nuova e adorabile moglie, ex poliziotta, ahimè obbligata alla sedia a rotelle da una terribile sclerosi multipla. Nel frattempo Joan studia il suo caso vegliando, allo stesso tempo, al capezzale dell’amico e Sherlock finge di non essere lì infilandosi furtivamente in ospedale per parlare con lui.  Il dramma servirà al gruppo per ricompattarsi nuovamente, fare pace e tornare a essere la squadra affiatata di sempre.

Il caso, però, si complica. A essere coinvolto è un collega del sedicesimo distretto, che sembra essere il padre di un ragazzo scomparso da mesi, ora oggetto di un macabro ritrovamento. Il colpevole… eh no! Non posso mica spoilerare tutto!

Avevamo lasciato il nostro Sherlock alle prese con gli agenti del bureau, senza sapere il destino che avrebbe subito tornando a New York con una taglia sulla testa. A testa alta, si era consegnato a loro, disposto, come al solito, al sacrificio supremo, pur di vedere di nuovo felice la sua Watson, nella sua città natale. Ovviamente il buon Holmes aveva un asso nella manica, così, sfruttando dei contatti del suo sapiente padre, l’FBI si è vista costretta a rilasciarlo, con tanto di scuse. Purtroppo però, nonostante la sua forzatura, le loro fedine penali risultano ripulite solo apparentemente. A monito per non avvicinarsi più ai vertici della struttura, ricevono una missiva che dichiara colpevole Joan dell’omicidio di Michael, risparmiata solo a causa della corruzione operata da Morland nei loro confronti. Del genere, se affondi me, affondo te. La cosa lascia parecchio amareggiato il nostro investigatore, che era invece certo, della loro completa assoluzione.

Una conoscenza di suo padre, lo coinvolge in un caso di omicidio. In un misterioso hangar aeroportuale, vengono tenute nascoste opere d’arte d’inestimabile valore. Il posto, viene utilizzato da compratori di tutto il mondo, per mercanteggiare i preziosi manufatti o, addirittura, per conservare intere collezioni. L’omicidio in questione, però, vede coinvolte due nazioni africane, l’Ethiopia e l’Eritrea, per colpa di un terreno contenente falde petrolifere. La situazione si complica quando Sherlock scopre delle azioni di un killer internazionale. Ovviamente il caso verrà risolto brillantemente dai nostri amici, ormai tornati a casa.

Alla fine dell’episodio, i due hanno un colloquio chiarificatore. Non appena la situazione si normalizza, Sherlock propone di operare sulla risoluzione di casi su due fronti differenti, sia su Londra, che su New York. Joan, all’inizio titubante, accetta, ma non senza riserva.

La Joan di questa serie è cauta e lascia subito trasparire che la sua attuale scelta di vita non rappresenta la sua massima aspirazione. Quello che fa è solo per il bene di Sherlock, perché ha capito da tempo che, senza il suo sostegno, potrebbe ricadere nel baratro che in precedenza l’aveva inghiottito. Ma è anche una Joan rassegnata, perché consapevole che ormai, la speranza di un figlio suo non è mai stata così lontana. Il colore dei suoi capelli è l’indice maggiore del suo stato d’animo, che è quasi come un grido silenzioso nel vortice dei diritti e doveri, che compongono il complicato rapporto tra lei e Sherlock; un rapporto difficile da gestire, un conflitto continuo tra la Joan medico e la Joan investigatrice, che le ha richiesto la costruzione di un’armatura interiore, di cui il biondo dei suoi capelli non è altro che l’elmo lucente, una parte di essa. Scena dopo scena, questa settima stagione non ci delude, regalandoci momenti preziosi.

A presto, fenici, e buona serata.

 

 

Eve

Eve
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