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Recensione Serie TV: Britannia 1×04

 

Questa serie mi piace sempre di più perché è intrigante e ha quel poco di soprannaturale che ci vuole per renderla quasi perfetta. Dico ‘quasi’ perché manca una componente essenziale: il sesso. Adesso non datemi della pervertita, ma Vikings, Got e Spartacus avevano delle scene di sesso mozzafiato, qui nisba! O meglio, c’è qualche interludio ma niente di eclatante, per il momento.

Ho scoperto chi dovrebbe essere Lokka, ossia un demone e, stando a Divis, ne dimora uno nel suo corpo, ragione per cui i druidi non possono ucciderlo anche se lo temono. Forse in Aulo Plauzio dimora un altro demone, servo del primo? Fatto sta che il generale e i druidi sembrano fare comunella. Lucio vede il cambiamento nel suo amico e capo e ne è alquanto turbato, ma il generale lo rimette al suo posto, della serie: “A cuccia Lucio, non metterti a sbavare sul tappeto!”

Re Pellenor accoglie i druidi nella sua fortezza offrendo loro la vita della figlia, soprattutto dopo aver scoperto che aveva tenuto degli scritti della madre riferiti alla prima invasione romana. Il che è assurdo, dato che i Cantiaci non sanno leggere, solo i druidi possono. Ma siccome i romani sono demoni, capite anche voi che leggere cose scritte da loro o su di loro è male. Alla domanda: “Temi gli dei?” che le rivolgono i druidi, Kerra risponde: “Sì, li temo, ma se amare mia madre è sbagliato, allora non sono i miei dei”.

Grande Kerra! La risposta deve essere piaciuta anche a Veran perché, dopo una meditazione spirituale privata con le divinità, non chiede la vita della principessa ma del Re, che accetta il suo destino.

Ah, in tutto questo, mentre era prigioniera, Kerra fa l’amore, in privato senza telecamere accese, con Lindon, il gallo che condivide la sposa di Phelan. Amena, serpe biforcuta, si reca nella tenda del druido Veran, chiedendo che scelga come prossimo re Lindon e non il debole Phelan, offrendo i suoi servigi. Il druido rifiuta elegantemente parlando per enigmi di cui vagamente si capisce che l’ha inquadrata bene. Badate bene che non ha assolutamente rifiutato le sue grazie, solo rimandate.

In cambio del lasciapassare sulle terre tenute dai romani per andare nel proprio cimitero per il sacrificio, i Cantiaci offrono il romano catturato, Vito Aurelio. Aulo Plauzio accetta, ma solo per avere altre informazioni dal suo legionario prigioniero. Poco prima di partire Phelan chiede a Vito Aurelio quale sia la cosa in assoluto da temere di più dei Romani, e gli viene detto che è proprio Aulo Plauzio, perché il generale riesce a distruggere un regno dall’interno senza bisogno di spade.

Cait informa il padre della morte di sua sorella e lui, pazzo dal dolore cerca di invocare un dio, tale Sulis, per fermare il tempo e riavere l’amata figlia. Dopo il rituale in cui non succede un’acca, padre e figlia si accoccolano vicini per darsi conforto.

Arriva il momento del tanto temuto sacrificio, il re è pronto, ma chiede a Veran di leggere le rune che gli aveva tracciato sulla faccia alla morte della moglie, sperando gli diano qualche speranza del suo buon operato verso gli dei. Ah vecchiaccio inacidito! Manco gli dei sono così cechi.

Scopre così che la moglie gliel’avevano uccisa proprio per punire lui e il suo cuore oscuro. Scosso dalla portata della scoperta Re Pellenor chiede scusa alla figlia, invocando il suo nome. Dopo avergli strappato il cuore, Veran lo getta nel fuoco e, con il sangue raccolto si avvicina ai principi perché deve scegliere e incoronare il successore. Phelan si fa avanti, ma non è lui a doversi inginocchiare, ma Kerra, che viene scelta come Regina dei Cantiaci.

Che gran colpo di scena!

 

Recensione a cura di:

Editing a cura di:

 

Gaia

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