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Recensione Serie Tv: American Gods – Episodio 1×03 “Head full of snow”

Questa serie tv m’ispira e m’inquieta, allo stesso tempo, sempre di più. Sto leggendo addirittura il libro per capirla meglio, anche se l’unica cosa di cui sono certa, finora, è che l’unico modo per comprenderla è… non cercare di capirla, buttatevi e basta. Oddio, sto parlando come Gaiman!

Il nuovo episodio si apre con la morte di una donna egiziana, casalinga mezza disperata, e con la personificazione della morte che va a prenderla, ma non una morte qualsiasi, addirittura il dio Anubi (ho sempre avuto una cotta per questo dio). Essendo la casalinga fervente credente della religione egizia antica, il dio decide di omaggiarla andando a prenderla di persona. Da stasera penserò a Brad Pitt versione morte in “vi presento Joe Black”, sperando che quando arriverà il momento venga a prendere anche me. Che Figo, chi non andrebbe via con lui?

Avevamo lasciato Shadow senza speranze dopo aver perso la partita a dama, ma le recupera in seguito a un fortunato e dolce incontro con la “sorella che stava dormendo”: Polunochnaja Zarja, divinità della notte, figlia del Sole, il cui compito, insieme alle sorelle, è quello di osservare il cielo, notte e giorno, affinché la bestia che vi è incatenata non si liberi divorando il mondo. Spero che voi abbiate una grande passione per la mitologia come la sottoscritta, altrimenti usate wikipedia.

PZ, non ho intenzione di scrivere quel nome assurdo di nuovo, offre aiuto in cambio di un bacio, dando a Shadow la luna, sotto forma di un dollaro d’argento, con la raccomandazione di non cederla né perderla mai.

Shadow, risvegliatosi sul divano, con nuova ispirazione sfida Chernobog, di nuovo, offrendo un altro colpo di mazza, nel caso il primo fosse fiacco. Il bello è che Chernobog usa le stesse mosse, o meglio la stessa tattica, sempre, quindi questa volta Shadow vince, ottenendo l’aiuto del perdente.

Torniamo momentaneamente a New York per conoscere Samir, uno scarso venditore che smercia cretinate per il cognato, che lo odia. Dopo che il cognato si rifiuta di riceverlo, Samir, sconsolato, se ne torna in albergo prendendo un taxi. L’autista si rivela essere un jinn, una specie di genio che non esaudisce i desideri e la cui origine si trova nei meandri del deserto, nell’antica città di Ubar, in Arabia. Il jinn in questione, felice di parlare la sua lingua nativa, lamentandosi delle troppe ore lavorative e della maleducazione di certi clienti, si appisola. Samir, svegliandolo, scorge per un momento i suoi occhi, nascosti dagli occhiali da sole, che sprizzano fiamme. I due passano la notte insieme come amanti, dandosi piacere l’un l’altro. Non so se posso dirlo, ma è una delle prime scene di sesso Omo in cui si vede splendidamente l’anatomia maschile per intero!

Il mattino successivo, Samir non trova né i suoi indumenti, né il passaporto, né il portafogli, ma trova i vestiti del jinn e i suoi documenti, insieme alle chiavi del taxi. Inizia per lui una nuova vita.

Torniamo alla storia principale, dove Wednesday e Shadow si accingono a “rapinare una banca”. Alla sorpresa di Shadow, per il quale finire in galera è l’ultima delle priorità, il datore di lavoro lo consola dicendo che ne uscirà pulito come un giglio. Dopo aver ritirato dei moduli di versamento dalla banca, vanno a bersi una cioccolata calda in un bar. Wednesday chiede a Shadow di pensare intensamente alla neve, mentre si dirigono in copisteria. Sorprendentemente la neve comincia a cadere. Leggete il libro solo per la descrizione che fa della neve, eccezionale.

Il piano è pressappoco questo: Wednesday, vestito come un funzionario della sicurezza della banca, si apposterà fuori dalla stessa, dopo aver appeso il cartello “Non funziona, ci scusiamo per il disagio” al bancomat e alla cassetta versamenti. La gente che ha ricevuto lo stipendio, non riuscendo a versare tramite la macchina, si avvicinerà al funzionario per depositare il denaro, che verrà inserito nella valigetta dopo una ricevuta. Il compito di Shadow è quello di rimanere davanti al telefono pubblico, dall’altra parte della strada, aspettando la telefonata della polizia, fingendosi il capo della sicurezza della banca. Il piano ha successo.

Shadow, dopo tutto ciò, l’unica cosa che si domanda è se ha veramente fatto nevicare. Situazione non facile per un uomo che non crede in niente, peggio di San Tommaso. Invece, noi ormai crediamo: ci sono parecchi vecchi e cenciosi dei in giro per il mondo. Chissà se prima o poi incontreremo anche Thor e Loki. Chissà…

Intanto, proprio per sottolineare questa chiusura mentale, il nostro protagonista trova una sorpresina poco defunta sul letto della sua stanza d’albergo. Comincerà a credere finalmente in qualcosa?

 

 

A questo Link potete trovare la recensione del secondo episodio

http://www.romanticamentefantasy.it/recensione-serie-tv-american-gods-episodio-1×02-the-secret-of-spoons/ 

 

Recensione a cura di 

Editing a cura di 

 

 

 

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Cassiopea

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