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Recensione Serie TV: After Life – Prima Stagione

Progetto Grafico a cura di AstreaLux

Oggi voglio parlarvi di After Life, una dark comedy britannica di sei episodi, disponibile su Netflix dall’8 Marzo.

Devo essere sincera, ero molto indecisa se iniziare o meno questa serie perché, se ci sono due cose che mi fanno piangere come un vitello sono: le storie che hanno come protagonisti gli animali (Dumbo e Bambi sono stati i miei traumi infantili, lo ammetto) e i film in cui uno dei protagonisti è malato di cancro. Ed è stato proprio quest’ultimo motivo ad avermi tenuta lontana finora da questo gioiellino.

Gli episodi, della durata di mezz’ora l’uno, raccontano la storia di Tony, interpretato magistralmente da Ricky Gervais, che dopo la morte della moglie cade in depressione.

La perdita di Lisa lo rende cinico e apatico verso tutto e tutti, tanto da tentare più volte, nel corso delle puntate, il suicidio senza però riuscirci. Questo suo atteggiamento negativo lo porta a non avere filtri nel relazionarsi con gli altri. Secondo lui, non c’è alcun vantaggio ad essere gentili. Infatti ogni conversazione è intrisa di pungente sarcasmo, ma nonostante tutto riusciamo ad apprezzarlo sin dalle prime scene.

Tony vive in un piccolo paese della Gran Bretagna, dove lavora come giornalista per il Tambury Gazette, il quotidiano gratuito locale. Lo seguiamo durante la sua quotidianità: le uscite con il cane, le discussioni animate con la gente, le inutili sedute dallo psicanalista, le sue giornate lavorative. Ed è qui che facciamo la conoscenza di colleghi ed amici, che cercano di tirarlo su di morale.

Nella cittadina non accade mai niente di eccezionale, così la gente, per sfuggire alla monotonia, manda alla redazione del giornale notizie bizzarre con il solo scopo di apparire in prima pagina. Come la donna che quando trascina la pattumiera sembra Chewbecca o la signora che si è svegliata cinese o il signore che ha ricevuto lo stesso biglietto d’auguri cinque volte.

Sarà proprio il protagonista di quest’ultima notizia a scalfire, seppure in minima parte, la dura corazza che Tony si è costruito attorno. L’anziano signore è vedovo da poco, ma ha trovato la forza per andare avanti e gioire delle piccole cose, come dei semplici biglietti d’auguri. La felicità dell’uomo è tale da voler rendere tutti partecipi perché, come dice lui stesso: “La felicità è reale solo se condivisa”.

Ricordate questa frase, perché sarà una costante all’interno della serie.

Da questo momento in poi, Tony inizierà il suo cammino di rinascita, e pian piano toglierà quel velo grigio di tristezza e dolore che ha gettato sul mondo che lo circonda.

A partire dalla piccola e timida Sandy, che chissà come, è capita nello staff disfunzionale del Tambury Gazette; a Julian, il tossicodipendente che non riesce a superare la morte per overdose della moglie; alla effervescente e formosa Dafne, la prostituta, o come preferisce definirsi “professionista del sesso”. Ogni personaggio che il nostro protagonista incontrerà, gli donerà un pezzo di sé che, volente o nolente, lo cambierà nel profondo.

Se dovessi trovare un aspetto negativo di certo sarebbe la brevità. Le scene più importanti si fanno attendere e sono relegate a brevi momenti di cui lo spettatore non gode appieno. Mi sento comunque di perdonare Gervais, visto che sta già lavorando alla seconda stagione e spero dia modo di approfondire i personaggi secondari che in questa stagione sono stati oscurati dalla massiccia presenza del protagonista.

In conclusione, Ricky Gervais convince con la sua After Life, una serie che fa riflettere, che ci spoglia completamente per ricordarci ciò che davvero conta nella vita.

 

 

 

Romanticamente Fantasy

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