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Recensione Serie TV: 8 giorni alla fine -episodi 7 e 8-

episodi 7 e 8

Che disagio inenarrabile, Fenici.
Sia chiaro, se fossero stati 10 giorni alla fine mi sarei arruolata nella Legione Straniera pur di non sorbirmi ulteriormente questo schifo.

Come riassumere il settimo giorno? Sono tutti deficienti.
La madre decide che prostituirsi al malato mentale del vicinato sia una buona idea per ottenere un posto nel bunker per sé e per i figli, ma ovviamente tutto finisce con un rapporto sessuale che metterebbe a disagio il peggior maniaco della Germania e viene poi imprigionata con la funzione di “concubina apocalittica”. I figli? Scacciati dal tizio, quindi Leonie decide di chiedere aiuto alla comunità dei drogati lungo il fiume: il messia coi trasferelli viene massacrato di botte davanti a tutti. Mentre lui rantola in agonia, la donna viene liberata proprio dalla figlia di Klaus che poi si allontana con loro.
Il nonno la fa semplice, si spara in bocca. GRAZIE!

Il papà ruba una Porsche e va al museo in cui ha conosciuto Susanne, e lì scopre che un gruppo di persone sane di mente si è rifugiata nel caveau sotterraneo: chiede il permesso di condurvi la famiglia e torna immediatamente a casa a cercarli. Trova invece l’amante della moglie, alias il poliziotto che non sa mai che fare: si picchiano, si strozzano, e paparino si prende un proiettile in pancia.
Hermann e Marion si sposano, ma subito dopo trovano il cadavere di Egon.

Con premesse simili, come potrà mai andare l’ottavo, e se Dio vuole, ultimo giorno? Io continuo a sperare che muoiano velocemente, ma pare non sia fattibile.
Invece questo fenomenale episodio 8 inizia con un flashback: 11329 giorni prima dell’impatto c’è un ragazzino che assiste agli abusi del padre.
Siete seri? Non abbiamo sofferto abbastanza?
Comunque il giovane in questione è il futuro poliziotto Denis, e vedere il suo passato ci serve solo a spiegare perché non ha lasciato morire il suo rivale in amore e sta invece cercando di curarlo alla stazione di polizia. Oppure serviva solo ad allungare questo brodo tossico di avvenimenti totalmente inutili e noiosi. Va a cercare Susanne, convinto che sia ancora prigioniera.
Gli amici disadattati di Klaus finalmente capiscono che quel tizio è leggermente fuori di testa, quindi gli sottraggono le armi e se ne vanno lasciandolo più furioso del solito. Nora fugge alla ricerca del suo ragazzo, ma lo trova impiccato; per questo torna dal padre e finalmente lo uccide.
Leonie ha deciso di finire i suoi giorni trascorrendo il poco tempo rimasto col gruppo dei tossici sul fiume, e sinceramente non me la sento di darle torto. La barca sembra accendersi, poi però si spegne e il nostro messia coi trasferelli decide di “non aver sofferto abbastanza” (a differenza nostra che stiamo ancora guardando questa schifezza), si fa quindi crocifiggere, nel dubbio che lo spettatore non fosse già abbastanza a disagio dopo aver visto mammina copulare col maniaco.

Marion ha scelto il giorno perfetto per partorire: l’ultimo. Hermann vede una notizia al telegiornale e fugge a casa del suo capo al parlamento, con l’intento di ottenere la salvezza per sé e per la sua famiglia con la forza, se necessario.
È il disastro.
Hermann avvisa Marion di aver trovato posto solo per loro due e il bambino, Susanne che è davvero poco vendicativa decide di chiudere la partoriente da sola in una stanza e scappare per rubarle i posti, ma per fortuna l’unico intelligente del gruppo, ossia il piccolo Uli, la ferma e le dice che è da veri str… fare una cosa del genere. Il ministro viene intanto massacrato dalla folla, dopo che era fuggito abbandonando moglie e figlia e nel farlo ha investito un bambino. Hermann spera di rubargli i documenti per prendere il suo posto nel bunker, ma non è semplicissimo farsi passare per un sessantenne, soprattutto se conosciuto in tutta la Germania.
Ora i militari fuori dai bunker sparano in testa a chi cerca di entrare, quindi Herman salva capra e cavoli spaccandosi la faccia e rendendosi irriconoscibile a mattonate, mentre Marion aspetta come un’imbecille vestita da sposa sotto al cavalcavia col neonato in braccio.
Il poliziotto salva tutta la famiglia Steiner conducendoli nel bunker di Klaus, dove li attende Nora, e poi fa il superuomo chiudendosi fuori. Completamente a caso, visto che ci stava benissimo. Stacca quindi un paio di multe alle auto abbandonate sul piazzale, e ritorna alla centrale.
Agghiacciante stacco musicale lirico-religioso che non fa altro che infastidire lo spettatore, Hermann che capisce di essere stato uno schifoso e cerca di uscire da ‘sto cavolo di bunker, Marion che viene incenerita con suo figlio.

È finita, sono salva.
Commento finale: una serie pomposa, finto intellettuale, infarcita di incomprensibili sottintesi e accadimenti assurdi raccontati con uno stile inappropriatamente trash.
Troppa gente, troppo scema e che purtroppo pare si salverà.

Fulvia Elia

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