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Recensione: serie cult “Fixed” di Laurelin Paige

Care Fenici, oggi Nayeli ci parla di una bellissima serie erotica cult, la “Fixed” di Laurelin Paige. Buona lettura!

SEI LA MIA OSSESSIONE – Stalking, ingiunzioni restrittive e psicologi appartengono ormai al passato di Alayna Withers. Seppur fresca di un master in economia aziendale, la ragazza ha deciso di fare carriera nel nightclub in cui ha cominciato a lavorare per mantenersi gli studi, e non avere per un bel po’ storie importanti con gli uomini. Un piano perfetto se non fosse per Hudson Pierce, il nuovo proprietario del locale. Scaltro, ricco e bellissimo, Hudson è proprio il tipo d’uomo a cui Alayna si è ripromessa di sfuggire, ma lui la vuole nel suo letto e non ne fa mistero. Evitarlo purtroppo non è possibile, data l’irrinunciabile offerta d’affari che le viene fatta. E quando Alayna scoprirà che anche Hudson ha un passato da dimenticare, e molto di cui farsi perdonare, per il cuore sarà ormai troppo tardi…

SEI IL MIO RIFUGIO – Sembra che Alayna Withers sia finalmente arrivata a una svolta nella sua vita sentimentale, e che non debba più preoccuparsi delle accuse che le sono state mosse in passato, né delle ingiunzioni restrittive. Ora che Hudson Pierce le ha aperto il suo cuore, Alayna è determinata ad abbattere ogni altro ostacolo e costruire una relazione che non si limiti solo al sesso, per quanto meraviglioso. Nella speranza di comprendere meglio l’uomo di cui è innamorata, Alayna si rivolge all’unica persona che lo conosca veramente: la donna che ha quasi sposato, Celia. Ma conoscere la verità sul suo passato potrebbe rivelarsi pericoloso…

SEI IL MIO DOMANI – La turbolenta relazione tra Alayna Withers e Hudson Pierce li ha messi duramente alla prova, testando la fiducia reciproca oltre ogni limite. Entrambi sono consapevoli che senza sincerità e trasparenza il loro amore rischia di non avere un futuro. Alayna ha superato molte prove che l’hanno rafforzata, ma il passato di Hudson sembra non volerle dare tregua. Promesse non mantenute e nuovi, pericolosi segreti tornano a turbare quel loro fragile legame, minacciando di dividerli, questa volta per sempre.

Per quanto lo schema della serie Fixed assomigli al classico “miliardario che paga una Cenerentola per poi innamorarsi”, non è su questo elemento che si basa la trama, che quindi riesce a evitare il cliché. Più che su una questione economica e sul “contratto” (in base al quale Alayna deve fingere di essere la fidanzata di Hudson in cambio di denaro), in un primo momento il conflitto si sviluppa nel tentativo di tenere distinti il coinvolgimento emotivo (che dovrebbe rimanere fittizio a favore del pubblico) e quello passionale che scaturisce in modo naturale e privato. Hudson avverte Alayna che il sesso sarà l’unica cosa veritiera tra loro e che tutto il resto, le romanticherie e le cose dette, sarà finzione; tuttavia, lei “è il tipo di ragazza che si attacca” e non potrà fare a meno di innamorarsi.

“Mi sei mancato.” Un risolino nervoso mi scappò dalla gola. “Ti avevo avvertito che ero il tipo di persona che si attacca.”

Ottimo l’approfondimento psicologico, che prende in considerazione due comportamenti deviati: Alayna è affetta da una psicosi ossessivo compulsiva, che l’ha portata in passato a stalkerare alcuni ragazzi, mentre Hudson è stato dichiarato “sociopatico”. Entrambi hanno superato la fase peggiore del loro disturbo e ora ritengono di avere il problema sotto controllo. Stare insieme li rende migliori, li aiuta a restare entro i limiti: l’ossessione di lei, la sua gelosia, il fatto che cerchi continue conferme, che lo contatti in momenti inappropriati e in maniera ossessiva, sono piacevoli per Hudson, che, in questo modo, si sente amato e Alayna adora il controllo e le attenzioni di lui, che la fanno sentire protetta e importante.

Si compensano e il loro affiatamento è non solo sessuale, ma una connessione, un’affinità che è fisica almeno quanto psicologica. Insieme stanno meglio che quando sono soli, perché si curano l’un l’altro, si accettano come persone.

“Non ti voglio qui…”

Fece una pausa e io mi innervosii, temendo che la frase fosse finita lì.

Ma poi continuò. “… per poterti controllare. Ti voglio qui perché non posso sopportare quando non ci sei. Ti voglio qui perché desidero che tu stia con me, sempre.”

Ma il filo portante della trama sarà il concetto di fiducia: da un lato, il bisogno di concederla, dall’altro, il timore di non poterla provare a causa della propria incapacità di contenere i dubbi, i fraintendimenti, le allucinazioni derivanti dal disturbo di tipo ossessivo.

Hudson ha un atteggiamento molto premuroso, romantico, sia nei gesti che nelle parole, ma è incapace di dire ti amo. È un uomo complesso e tormentato, ma anche tenero, presente, possessivo, attento ai dettagli, dolcemente dominante e amante del controllo. È il classico personaggio condannato dal suo passato, ma quello che conta è la sua volontà di cambiare e che voglia farlo per Alayna.

“Non posso sopportare di ferirti e mi distruggerebbe perderti. Ma ci sono alcune cose che non potrò mai dirti. Perciò siamo a un’impasse. Perché tu affermi di non poter andare avanti senza sapere e io non posso andare avanti senza la tua fiducia.”

Tuttavia, ha molti segreti, ha spessi muri attorno a sé e non riesce a confidarsi più di tanto. Più chiede ad Alayna di avere fiducia incondizionata, più lei vacilla verso comportamenti ossessivi e irrazionali. Alayna sente che lui la ama, ma questa consapevolezza è coperta da un velo si insicurezza che cresce sempre di più, man mano che conosce i suoi familiari, gli amici e che scopre pezzi del passato di Hudson. Ci sono segreti che le vengono svelati solo a pezzi e bocconi e altri che lui non le svelerà mai. Tutto questo alimenta non solo le percezioni paranoiche di Alayna, ma anche quelle del lettore, che continua a chiedersi se prima o poi non verrà a scoprire una verità terribile.

“Sono egocentrica. Voglio essere speciale. Temo di non esserlo.”

“Lo sei.” La sua dichiarazione fu enfatica. “Anche più di quanto immagini.” Si girò a sua volta verso di me. “Perché non voglio distruggerti più di quanto io abbia bisogno di possederti. Per me è un progresso.”

I risvolti ossessivi di Alayna e il suo timore di ricadere in comportamenti eccessivi sono splendidamente esplorati e, per tutto il tempo, siamo tenuti in tensione dall’ambiguità che caratterizza i gesti, le parole e soprattutto i silenzi di Hudson, che non riescono a chiarirci se sia davvero un innamorato che non accetta le sue emozioni, oppure un manipolatore che vuole giocare coi sentimenti di questa donna.

Poi le sue labbra si incollarono al mio orecchio. “Talvolta è l’unica cosa a cui penso. Portarti al limite. Osservarti quando esplodi. È la cosa più dannatamente bella che ci sia.”

E quando le cose sembrano procedere per il meglio, il passato torna a galla, anche a causa di persone che tramano alle loro spalle, inserendo in questa trama erotica, romantica e tormentata anche una certa dose di azione, di tensione, in cui Alayna finisce per subire quegli stessi atteggiamenti morbosi e molesti che in passato metteva in atto a sua volta.

Era sorprendente come potessi ancora essere ferita quando già soffrivo così tanto. Esisteva un limite? Quando il dolore sarebbe diventato così insopportabile che la mia anima semplicemente si sarebbe ritratta? Se c’era una soglia, io non l’avevo ancora incontrata. Perché l’espressione sul suo viso mi spingeva ancora più giù nelle profondità dell’inferno in cui mi trovavo. Mi distruggeva. Non volevo essere un problema per lui. Volevo essere la sua vita. Dopotutto, lui era la mia.

Le scene di sesso sono molte, forse troppe nel terzo libro, e lo stile è molto pulito e accattivante, frutto anche di una buona traduzione.

Il punto di vista è unico ed è quello della protagonista, il che aiuta a mantenere l’ambiguità nei comportamenti di Hudson laddove è importante che ci sia.

Mi prese con la bocca, consumando il mio respiro con il suo bacio selvaggio, portandomi a soccombere al suo controllo. Non mi opposi, dandomi a lui in ogni maniera che voleva. E a ogni richiesta io mi persi maggiormente in lui, mentre insegnava al mio corpo come essere adorato e venerato. Come essere preso e dominato. Come se io fossi stata creata semplicemente per il suo piacere e lui per il mio.

La trilogia è suddivisa in modo da lasciare agganci tra un libro e l’altro. Nel primo episodio avviene l’incontro e scocca la scintilla. È il libro più spumeggiante, perché si instaura il rapporto “lavorativo” tra i due, e il conflitto tra finzione-realtà è sotto gli occhi di entrambi, fintanto che non ammettono ciò che entrambi vogliono e decidono di portare avanti una relazione vera.

Nel secondo libro vengono fuori le ambiguità: i due amanti entrano in confidenza, Alayna conosce meglio la sfera affettiva di lui e scopre qualcosa in più sul suo passato, notando che sotto la superficie c’è qualcosa di sporco, un comportamento non del tutto sano, un ragazzo che gioca coi sentimenti delle donne, e inizia a dubitare che ci sia qualcosa di sbagliato nel loro rapporto.

Nel terzo volume si va a caccia di prove per scoprire qual è la realtà. Se c’è una cosa che ho apprezzato di questa trilogia è il fatto che le evoluzioni non siano scontate e prevedibili e che non ricada troppo facilmente nei cliché del genere romance.

Caddi in ginocchio sotto il peso di quella rivelazione. Le lacrime mi pizzicavano gli occhi. “Non so come si fa.”

“Come si fa cosa?” Si inginocchiò di fronte a me, a un braccio di distanza. Così vicino ma, senza il suo tocco, così lontano.

“Ad avere una relazione.” Mi asciugai le lacrime che mi scorrevano lungo le guance. “Continuo a rovinare tutto. Ti ho tenuto nascoste delle cose, ti ho accusato di manipolarmi, non ho cercato un compromesso riguardo a David…”

“Non mi importa nulla di tutto ciò.” Si avvicinò un po’ di più, con un’espressione disperata. “Basta che non ti arrendi su di noi. Ti prego, non arrenderti. Sono un guscio vuoto senza di te, Alayna.”

(…)

“Non mi arrendo, se è questo che stai chiedendo. Sono così persa senza di te. Trovami, Hudson.”

“L’ho già fatto.”

Ho anche apprezzato che venisse approfondito il disturbo ossessivo che genera lo stalking. Trattandolo senza risvolti manualistici, capiamo che si tratta di comportamenti che non possono “guarire”, ma solamente essere tenuti sotto controllo, ponendo dei limiti o usando degli stratagemmi per evitare di superarli. Nella storia, potremo vivere più aspetti di questo disturbo, entrando in contatto con il punto di vista dell’artefice, ma anche di quello della vittima e dei familiari che vogliono offrire un supporto.

“So che fa paura. Tu temi che le altre persone non riescano a confrontarsi con i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti. E non posso prometterti che ce la faranno. Ma questo è ciò che sei. Non cambierà. Se non puoi essere te stessa con le persone che ti amano, allora forse non ti amano davvero.”

 

#1  Sei la mia ossessione

#2  Sei il mio rifugio

#3  Sei il mio domani

 

 

Kiki

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