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Recensione: “Seconde occasioni” di Rowan McAllister

Care Fenici Arcobaleno, oggi La Min ci parla di “Seconde occasioni” di Rowan McAllister

Sebbene sia nato tra agi e ricchezze, Jordan Thorndike è stanco di fingere: non potrà mai diventare un avvocato come vorrebbero i suoi genitori, e nemmeno dare loro una nuora e dei nipotini. Messo di fronte a un ultimatum – continuare a vivere nella menzogna o andarsene – Jordan prende la sua BMW e se ne va.

Senza casa, senza lavoro e senza aspirazioni, Jordan trova rifugio in una delle organizzazioni di beneficenza finanziate dalla madre: il ranch delle seconde occasioni. Grazie al proprio nome e carisma, Jordan ammalia lo staff in quattro e quattr’otto… tutti tranne uno.

Russ ha sempre dovuto lottare per sopravvivere e detesta quel rampollo viziato che sfrutta il ranch solo per il gusto di vivere un’avventura. Jordan è disposto a tutto pur di dimostrare a Russ di saper lavorare sodo, ma la famiglia e alcune ferite del passato complicheranno le cose. Riuscirà Jordan a capire che quella che per lui è una vacanza per altri è la dura realtà della vita? E Russ potrà mai accettare che Jordan è capace di maturare… e di amare?

Il libro di cui vi parlo oggi è un piccolo tesoro che mi ha commossa e affascinata: Seconde occasioni. Si tratta di un romance MM ambientato in Texas in cui l’autrice riesce a dipingere una tela ricca di sfumature, alternando tinte più leggere e pennellate sfumate a episodi decisamente dai toni più caldi ma anche molto intensi, emotivamente parlando. La trama non è certo innovativa, però la capacità narrativa e lo stile descrittivo della McAllister fanno la differenza. Amo moltissimo le storie d’amore e apprezzo molto quelle che nascono in ambienti particolari, a contatto con la natura che sempre pare essere in grado di ristabilire gli equilibri dell’animo umano, anche il più ferito.

Questa storia, narrata in terza persona, racconta di seconde occasioni, di scelte di vita e dello strazio del cuore generato dall’ignoranza, dal perbenismo, dai finti moralismi e, non ultimo, dalle imposizioni grottesche e immote di una classe sociale particolarmente agiata che verte tutto su apparenza e sorrisi di circostanza.

La narrazione comincia dal baratro: Jordan è il secondogenito di una facoltosa famiglia milionaria della Virginia, da sempre il figlio inadeguato, incerto e ignorato della casa, ribelle per distinguersi, che dopo anni di silenzi e segreti, sceglie di ammettere la sua omosessualità e confidarsi in famiglia. Il risultato è un’apocalisse di proporzioni notevoli in quanto il giovane si trova, nel giro di poche ore, giudicato, vessato, scacciato di casa e diseredato seduta stante, causa la vergognosa ammissione di essere gay.

Un groviglio di panico prese ad agitarsi dentro di lui mentre davanti ai suoi occhi continuavano a passare persone che avevano un posto dove andare e cose da fare.

Oddio.

Forse aveva appena gettato via tutta la sua vita per niente. Si era presentato nell’ufficio di suo padre e aveva preteso di essere accettato per chi era quando neanche lui lo sapeva. Che diavolo gli era passato per la mente?

Primadonna.

Quel pensiero lo riscosse dall’attacco di panico che stava per travolgerlo in quel luogo pubblico, di fronte a tutti. Strinse i denti, alzò il mento e ricacciò giù il panico con una serie di respiri controllati.

Aveva fatto la scelta giusta. Magari la pianificazione e l’esecuzione non erano andati come aveva sperato, ma la decisione era giusta. Doveva crederci. Nella sua vecchia vita, con tutte quelle aspettative, si era sentito schiacciato. Non sarebbe riuscito a continuare in quel modo senza perdere il senno.

“Ma adesso che faccio?”

Pensate a Jordan, mettetevi al suo posto se potete.

Io mi sono commossa più volte durante questa lettura, soprattutto nei momenti in cui l’autrice lascia emergere tutte le incertezze e i timori di un giovane uomo, fragile, insicuro che, in apparenza, ha avuto tutto dalla vita ma che in sostanza è stato privato degli elementi essenziali per crescere e diventare un adulto consapevole: libertà di espressione, amore incondizionato, fiducia e stimolo da parte di genitori troppo impegnati a salvaguardare il buon nome della famiglia per occuparsi del figlio di mezzo, non perfetto e impeccabile come il primogenito e nemmeno amorevole-eterna bambina come la sorellina minore, Gemma, la piccola di casa.

Jordan è stravolto e chi non lo sarebbe? Manca totalmente di una solida struttura interiore che lo indirizzi, si sente perduto, ha sempre lottato per opporsi a ciò che sapeva di non voler essere ma, cullato dagli agi, non ha mai riflettuto sul pensiero opposto e cioè chi vorrebbe essere.

Eppure una via gli si presenta innanzi, il ranch B-Star in Taxas, il cui nome è un acronimo, che, tradotto letteralmente dall’inglese, significa: “la prossima volta andrà meglio”. Un luogo a lui molto caro sin dall’infanzia, che sua madre contribuisce a sostenere attraverso le sue azioni di beneficienza e che è più di una semplice fattoria: è un luogo in cui fermarsi e ripartire, riflettere e vivere la natura, è un luogo pieno d’amore, animali e brave persone che non chiedono nulla in cambio di un sorriso sincero e che lavorano sodo.

Questa oasi di pace era il sogno di una donna, Phyllis, Phyll per gli amici, uno dei personaggi più interessanti di cui io abbia letto recentemente, e di suo marito. Loro hanno creato dal nulla questo rifugio per animali abbandonati o feriti e i volontari che li accompagnano li hanno aiutati per anni a curarli e guarirli per poi cercare per loro una nuova famiglia adottiva, disponibile ad occuparsene con amore.

La stessa accoglienza calorosa viene rivolta alle persone; queste possono fermarsi e lavorare in cambio di vitto e alloggio, riprendere il filo della loro vita e quindi procedere, sempre sotto l’amorevole, ma autorevole, sguardo dell’anziana signora, oramai vedova, che rappresenta l’immagine di tutte le buone mamme e nonne del mondo. Un personaggio che emerge dal libro e che sarà impossibile non apprezzare.

È qui che Jordan si rifugia, offrendosi di lavorare come volontario e dove incontrerà Russ, un uomo adulto dal cuore tenero e le braccia d’acciaio con una lingua tagliente, come solo chi ha sofferto e sa che deve difendersi, può avere. Un personaggio dalle mille sfaccettature e molto sexy. Jordan ne rimane affascinato all’istante, ma Russ sembra intenzionato a dargli del filo da torcere.

Assistiamo a scontri verbali e non, ascoltiamo i loro pensieri ed è impossibile non percepire la grande fragilità di Jordan, convinto di non essere mai abbastanza, imprigionato in una routine di apparenze, alimentazione sofisticata, vittima della sua tendenza a voler apparire al meglio sia a causa di come è cresciuto che per le convenzioni a cui ha dovuto sottostare sino ad allora. Quanti cambiamenti dovranno compiersi in lui perché possa spiccare il volo? Quanto rimuginare e struggersi a causa di questo burbero cow boy che talvolta gli ricorda così tanto suo padre, nel giudicarlo prima di averlo conosciuto.

Anche noi lettori conosceremo Jordan gradualmente grazie alla penna di un’autrice che ha saputo tessere una trama delicata, una storia d’amore, di rinascita e scoperta in cui gli affetti sono il cardine. Scopriamo l’estensione della parola famiglia, che può non essere solo il nucleo che ha visto i nostri natali ma, molto più spesso, è quella che nel corso della vita si viene a formare in una fitta trama di legami, fiducia, amore e forse, soprattutto, nell’accettare l’altro per quello che è e amarlo a prescindere.

Russ mi è piaciuto molto per quasi tutto il libro, poi mi ha delusa per recuperare alla fine, lascio a voi scoprire come e perché; senza dubbio anche lui è una persona dai trascorsi difficili, dotata e speciale, che adesso è il braccio destro di Phyll e destinato a succederle, un giorno. Russ è parte del ranch ed esso è parte di lui. Con il suo cuore tenero e la corazza apparentemente infrangibile, sarà determinante per la crescita emotiva di Jordan perché in fondo nessuno è perduto, se trova qualcuno che crede in lui.

Jordan chiuse gli occhi e abbassò la testa. “No. Ora non posso proprio, Russ.”

Mettendogli una mano dietro la nuca, Russ lo attirò a sé fino a posare la fronte sulla sua. “Sei più teso di una corda di violino,” mormorò contro il suo viso. “Se non ti liberi di questa tensione, ti spezzerai. Preferisci che accada qui con me o di fronte a tua sorella e a tutti gli altri?”

Jordan serrò la mascella e sbuffò dalle narici. “Non voglio farlo da nessuna parte,” sibilò.

“Non è un’opzione,” sussurrò Russ, con tristezza.

Jordan sbuffò e cercò di liberarsi, ma lui non lo lasciò andare. “Non voglio che accada di fronte a te.”

“Perché?”

“Non voglio che pensi che sono debole.”

“Non succederà.”

Stavolta Russ lasciò che il ragazzo si staccasse e che lo guardasse con aria scettica. “Non mi pare di aver fatto colpo la prima volta che ci siamo incontrati,” gli fece notare.

Russ fece una smorfia. “Pensavo che avessimo già chiarito quella questione. Mi sono scusato per i miei pregiudizi. Ti ho detto che ti ho sempre desiderato. Che altro vuoi che ti dica?”

Stringendosi con le braccia in modo protettivo, Jordan fece un altro passo indietro. “C’è una bella differenza tra volersi scopare qualcuno e ammirarlo.”

“Cercare di litigare con me non risolverà i tuoi problemi familiari, e lo sai,” ribatté Russ, avvicinandosi di un passo. “Te l’ho detto fin da subito che le parole non sono il mio forte, ma se vuoi che mi esprima chiaramente, anche se mi pareva di averti dimostrato con le mie azioni ciò che provo, lo farò.” Continuò ad avvicinarsi fino a imprigionare Jordan contro la parete, piazzando le mani ai lati del ragazzo. “Sei gentile. Sei intelligente. Sei altruista e sensibile. Sei bellissimo, e molto più forte di quanto credi. Nonostante tutto quello che stai passando, vedo che stai lottando con tutto te stesso. Ma nessuno può essere forte per tutto il tempo. Nessuno può farcela senza chiedere aiuto di tanto in tanto.”

“Neanche tu?” Le labbra di Jordan tremarono, e Russ sorrise.

“Soprattutto io. Uno di questi giorni vedrai quanto sono fragile e sarà tutto finito. Non mi guarderai più con gli stessi occhi. Perciò ora smettila di fare il cretino e parla con me.”

Ultimo aspetto che mi ha affascinata è la descrizione dei momenti che i due ragazzi vivono insieme ai cavalli di cui si occupano a conferma della tesi secondo la quale la vicinanza con un animale, la quotidianità e il prendersene cura, genera una relazione reciproca di cui beneficiano, infine, entrambi i soggetti coinvolti. In sostanza una lettura piacevole e, volendo, non eccessivamente impegnativa ma commovente, tenera e con momenti di passione intensa e dirompente non stucchevoli né esagerati che si inseriscono perfettamente nella trama.

Unico difetto: la conclusione, il libro finisce in una maniera netta che mi ha lasciata un po’ di amaro in bocca, forse semplicemente avrei voluto leggere di più, vedere come avrebbe potuto proseguire, assicurarmi sul benessere effettivo di tutti i personaggi, verificare che Isaiah smettesse di telefonare… beh, mica posso raccontarvi tutto. Facciamo così, voi lo leggete e poi ne parliamo insieme 😉

 

 

 

Kiki

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