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Recensione: “Rosa di mezzanotte” di Amneris Di Cesare 

Annabella e il turbolento figlio diciassettenne Federico hanno deciso di passare una settimana a Roma. All’apparenza sembra un’innocua vacanza, ma non è così. Già in macchina da Bologna, diretti verso la capitale, Annabella si rende conto che il suo è un viaggio nel passato e deve fare i conti con un’estate romana di molti anni prima, quando si era innamorata di Gaetano, il padre di cui Federico non ha mai saputo nulla. Scoperta la sua identità, il ragazzo riesce a trovare lavoro nel vivaio della famiglia che da sempre gli è stata tenuta segreta. E così comincia a conoscere quel genitore silenzioso, che non ha mai avuto nella sua vita…
Tra segreti, sotterfugi e inganni, alla fine dell’estate Annabella e Federico scopriranno cosa il destino ha riservato alle loro vite.

Rosa di Mezzanotte è una storia romance che ci parla di un amore interrotto per 18 anni, di una lontananza mantenuta a causa di depistaggi e mancanza di comunicazione tra due protagonisti con un carattere chiuso, orgoglioso (anche se a loro modo altruista), che soffrono in silenzio chiudendosi a riccio senza parlare con nessuno dei motivi dei loro gesti e dei loro problemi personali.

Da una breve e passionale relazione estiva con Gaetano, Annabella si ritrova incinta di suo figlio Federico, che al momento in cui si svolgono i fatti è quasi diciottenne. In occasione di un viaggio insieme, Federico scopre l’identità del padre e trova il modo di conoscerlo stando in incognito.

Il romanzo intreccia quindi due vicende parallele, con le loro diverse problematiche: quella sentimentale della madre rimasta in sospeso per così tanto tempo, e quella affettiva di un figlio alla scoperta delle proprie radici ma anche della propria sessualità.

I molteplici depistaggi, le incomprensioni e le informazioni taciute vanno a creare una trama moderatamente complessa e quindi intrigante, che verrà svelata pagina dopo pagina, spingendoci a una lettura compulsiva.

Lo stile è tipico di Amneris: c’è questo sottofondo di tensione, di ansia, di smania di sapere che viene però attutito da digressioni, flashback, approfondimenti della personalità, della storia individuale dei protagonisti, delle loro memorie, andando a creare un delicato e prezioso equilibrio nel ritmo narrativo.

Le caratterizzazioni sono, a mio avviso, tutte spettacolari, sia quelle dei personaggi positivi che di quelli più imperfetti.

Ho adorato Federico nella sua totalità: nel linguaggio, nel carattere, nelle ambiguità, nella confusione, nel suo essere adolescente, nell’amare e allo stesso tempo odiare la madre, nelle prime esperienze, nel suo essere un giovane uomo spinoso in modo ancora insicuro.

Annabella è decisamente l’eroina, e anche qui l’approfondimento è totale: è una ragazza madre in tutte le sfaccettature, con una serie di dubbi e di errori compiuti, ma anche una grande forza e generosità, con l’istinto di proteggere coloro che ama con tutte le sue forze.

Anche lo zio Francesco mi ha conquistata, nonostante una caratterizzazione più tenue rispetto ai protagonisti. È un personaggio dolcemente positivo, tenero, presente. Cerca di addentrarsi nella corazza di Annabella, ma non riesce a farlo abbastanza a fondo. Riesce invece a conquistare l’area affettiva del bambino, anche se purtroppo solo per un periodo limitato.

Ho visceralmente odiato, invece, Gaetano, il padre, ma sono quasi certa che l’autrice abbia voluto così. Gaetano è un orso, ha un carattere cupo, chiuso, con alcuni lati inspiegabili e, per quanto cerchi di rimediare ai suoi errori passati, rimane ruvido, drammaticamente imperfetto. Continua a sbagliare ancora oggi, sia con Annabella, non fidandosi di lei, sia con il figlio, nonostante i freddi tentativi di instaurare un dialogo.

Anche la caratterizzazione dell’amica Terry, per quanto lontana dal concetto che ho di amicizia, è stata ben disegnata. Tiene fede a ogni stupida promessa fatta ad Annabella, a costo di far soffrire tutti coloro che stanno attorno, semplicemente per rispetto della sua decisione, senza intervenire, dedicandosi esclusivamente a essere presente per lei.

È un romanzo che si legge bene, non lo tratterei come un LGBT: è un romance “delle seconde opportunità” nel quale viene inserita la difficoltà di un figlio di trovare l’affetto di un padre, di trovare le sue radici, di fronteggiare la discriminazione omofoba (ma non solo), e che si affianca al tentativo della madre di sbrogliare una matassa di qualcosa che è stato interrotto senza motivo e che è rimasto in sospeso per 18 anni.

La trama secondaria riguardante il figlio è un po’ sacrificata alla necessità di dare più spessore ad Annabella e al suo bisogno di rinascere, di iniziare a fare la scelta giusta, ma rimane una sottotrama interessante, delicata e perfettamente calata su un personaggio adolescenziale in crescita e in piena fase di scoperta.

Ma quello che provo per lei è una roba che faccio fatica a comprendere del tutto: è voglia di ridere e di incazzarmi di brutto subito dopo. È voglia di fare lo scemo, di sentirmi cretino e non vergognarmene affatto. È come quando guardi quei film idioti a Natale, hai presente? O tipo quello che fa Singin’ in the rain, che balla sotto la pioggia e si tocca i talloni mentre salta. Insomma, questo. E poi è avercelo sempre in canna ed essere pronto a sparare a ogni buco che incontri, ma non voler sparare se non a un buco preciso. E allo stesso tempo, io alla Virgi non voglio bucarla. Non ancora.

Veronica.Lady Shanna

Veronica.Lady Shanna
Admin Founder Romanticamente Fantasy Sito. Mi piace leggere e grazie a quest'amore ho conosciuto tante splendide persone. Adoro quasi tutti i generi di libri... e anche per quelli che non sono i miei preferiti di solito tendo a non giudicarli prima di averli letti questo per avere una mia opinione personale e non lasciarmi influenzare da quanto sento in giro come commenti e recensioni. Infatti, tendo a prendere quest'ultimi come linee guida non come verità assolute...

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