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Recensione: “Ritratto di dama” di Giorgia Penzo

Il viaggio di due anime che si amano da sempre e che combattono per incontrarsi, una favola metropolitana dalle atmosfere parigine. Notte di San Lorenzo. Seduta su una panchina di fronte a Notre Dame una ragazza sembra aspettare qualcuno. Guillaume, studente di Storia dell’arte, la nota da lontano. Incrocia il suo sguardo e ha un sussulto: è identica alla famosa Belle Ferronnière ritratta da Leonardo da Vinci. Con una immediata complicità, dal Point Zéro inizia la loro passeggiata attraverso la Ville Lumière. I due parlano di ciò di cui è fatta la vita: arte, fato, desideri, morte. Ma soprattutto d’amore. A un passo dall’alba, la ragazza svela a Guillaume il suo segreto…

Mi piace pensare che questo romanzo sia nato così come forse nasce il dono, o il sortilegio, che si cela dietro il ritratto della famosa Belle Ferronnière: da un desiderio chiesto a una stella cadente nella notte di S. Lorenzo.

Vi potrebbe sembrare l’affermazione fatalista di una sognatrice, ma credetemi, è proprio così che ci si sente dopo aver letto questo libro; ma partiamo dall’inizio.

Il famoso ritratto viene commissionato da Ludovico il Moro per una delle sue favorite, la quale, nell’anno del Signore 1494, fa recapitare da un servo fedele una missiva a Leonardo da Vinci, con una particolare richiesta…

” […] Fate che la mia immagine non sia necessariamente graziosa d’aspetto, bensì d’animo, e lasciate che essa riveli la sua bellezza solo a chi ne sfidi l’apparenza.

Voi potete ogni cosa, in questo ho fede. Ecco ciò che vi chiedo, senza ulteriori indugi. Datemi l’eternità, Maestro. Donatemi quel soffio vitale che il mio corpo, me sventurata, non conosce. Con il benestare del Cristo, fate che il mio spirito viva per sempre nei colori che sceglierete di utilizzare. Permettete che il vero amore, che in questa vita non ho conosciuto, possa destare la mia anima una volta giunto il tempo. Che la felicità, infine, possa cogliermi quando delle mie spoglie non sarà rimasto altro che polvere.

[…]”

E ogni dieci anni, nella notte di S. Lorenzo, il suo desiderio si avvera: da quando ha memoria, Elle, allo spegnersi delle luci del Louvre, è libera.

Libera di fuggire dal quadro e fare qualsiasi cosa possa fare un essere umano, però prima dell’alba deve tornare a riprendere il suo posto nella tela, unico vincolo per non perdere l’immortalità.

Un rito che si perpetua dal Rinascimento fino a una sera dei tempi moderni in cui Elle incontra Guillaume, studente di storia dell’arte perdutamente innamorato, al limite dell’ossessione, proprio della dama eterea, non reale, ritratta da Leonardo da Vinci.

Da questo momento in poi la storia spicca il volo su ali di delicata poesia; sullo sfondo di una Parigi viva e vivida, è commovente la paura di dichiarsi di due anime gemelle che si erano perse e cercate nel tempo, senza ricordo l’uno dell’altra, esclusivamente con le sensazioni del cuore; una ha sfidato la realtà, l’altra il buonsenso, e dopo innumerevoli difficoltà si sono ritrovate, riconosciute, amate non per la prima volta, ma di nuovo.

“Perché ci sono spiriti che si amano tanto intensamente da inseguirsi anche quando ogni cosa sembra perduta, o irrealizzabile. Abbattono la logica e calpestano il sovrannaturale con l’inconscio mosso da un unico scopo: ricongiungersi alla propria metà, anche soltanto per la durata di un bacio.”

Sarà questo il destino di Elle e Guillaume, ritrovarsi per la durata di un bacio per poi perdersi di nuovo in una lotta eterna con il perfido Tempo, oppure sfideranno il destino?

L’alba incombe, una scelta deve essere fatta, sicuramente nulla sarà più come prima.

Neanche io probabilmente sarò più come prima, perchè questa storia mi ha coinvolto ed emozionato in profondità, andando a toccare delle corde “scoperte” della mia anima, che per molto tempo ha creduto, e forse ci crede ancora, che ognuno ha una sua metà che la sta cercando nel mondo, aldilà del tempo e dello spazio.

Ebbene sì, mi sono riscoperta una sognatrice, ma questa favola moderna non è servita solo a far riemergere lati del mio carattere che avevo messo in disparte, ma ha dato nuova linfa vitale alla mia determinazione e perseveranza; vi riporto una frase del romanzo che se potessi tatuerei sul mio cuore:

«Scopri il motivo per cui ti svegli al mattino. Quello su cui rimugini prima di addormentarti la sera. Poi inseguilo, a ogni costo. E smettila di avere paura.»

Una lettura che, non solo consiglio perché le storie come queste sono rare da leggere in un periodo in cui l’editoria punta su altre tipologie o sub-generi di romance (che per altro leggo anch’io), ma la stra-consiglio per le emozioni che saprà regalarvi Giorgia Penzo con il suo stile narrativo asciutto, scevro di eccessi, che si nutre solo della verità di un sentimento immenso e dolce, qual è l’ amore vero.

Con la speranza un giorno di poter visitare il Louvre e ammirare la magica Parigi, vi saluto e vi auguro buona lettura!

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Recensione: “Ritratto di dama” di Giorgia Penzo
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Lady Arya

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