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Recensione: “Re dei Re” di Wilbur Smith

1887, Il Cairo. Quando un’ex amante gelosa distrugge la felicità di Penrod Ballantyne e della sua fidanzata Amber, il loro sogno di costruire una famiglia svanisce. Decisa a trovare una nuova ragione per vivere, Amber parte per il Tigrè con la gemella Saffron e il marito di lei, Ryder Courtney, che ha individuato nelle montagne della zona una ricca vena d’argento. Dopo un viaggio costellato di incidenti e pericoli, proprio quando sembra che gli affari inizino a decollare, la situazione politica della regione, tra le lotte per la successione al trono d’Etiopia e la politica coloniale dell’Italia, precipita, e Ryder si trova costretto a negoziare un accordo con Menelik II, il potente Re dei Re. Intanto Penrod, dopo aver cercato di dimenticare Amber nelle fumerie d’oppio della città ed essere stato salvato grazie all’intervento di un vecchio amico, coglie al volo l’opportunità di arruolarsi come agente segreto per l’esercito inglese: l’Italia, sembra, ha delle mire sull’Abissinia, e si mormora che stia progettando un’invasione… Mentre ombre di guerra si addensano minacciose all’orizzonte, Amber e Penrod si ritrovano schierati su opposti fronti. E forse nemmeno il destino potrà riunirli.
Re dei Re, il nuovo capolavoro d’avventura di Wilbur Smith, attesissimo seguito del bestseller mondiale Il trionfo del sole.

Fenici che dire, Wilbur Smith è il mio scrittore preferito.
Non sbaglia un colpo. Amo il suo modo di narrare, è ricco di particolari e, grazie all’immaginazione, riesce a trasportarti nei luoghi e nel tempo che fanno da scenario ai suoi libri.
È come guardare un’immagine al PC e riuscire a visualizzarla a 360°, incredibile.
Mi sono innamorata dell’Africa proprio grazie ai suoi libri.
In questo romanzo “Re dei Re”, Smith prosegue la narrazione della storia delle gemelle Benbrook, figlie dello sfortunato Console Britannico a Khartum, che, dopo l’assedio della città e la sua caduta, fanno parte dei pochi che sono sopravvissuti.
La storia scorre molto bene anche per chi non ha letto il libro precedente.
Il racconto inizia al Cairo nel 1887, dove Amber Benbrook è tornata dopo un soggiorno a Londra. Nella capitale britannica ha pubblicato il suo libro “Schiave del Mahdi”, in cui narra la sua prigionia, insieme alla sorella Rebecca, nell’harem “prima dello stesso Mahdi e poi del suo più potente signore della guerra, Osman Atalan. Penrod si era rifiutato di abbandonare le due sorelle al loro destino e si era infiltrato nell’accampamento di Osman” purtroppo però “era stato scoperto, ridotto in schiavitù. Rebecca aveva scelto di essere la concubina di Osman, convincendolo che Amber era ancora troppo giovane per il suo letto”. Tutto questo sino a quando Saffron, Courtney e gli amici arabi di Penrod organizzano il loro audace salvataggio. “Rebecca, tuttavia, aveva rifiutato di andarsene. Aspettava già un figlio da Osman e sicura che fosse maschio, aveva preferito crescerlo sotto la protezione del padre islamico invece di esporlo al disprezzo del suo stesso popolo.”
Amber, durante il ricevimento per il suo sedicesimo compleanno, che festeggia insieme alla sorella Saffron oggi sposata con il mercante Courtney, si fidanza con il Maggiore Penrod Ballantyne, che tanto aveva fatto per cercare di salvare lei e la sorella dal loro destino.
Tutto sembra andare per il meglio, ma l’ex amante di Penrod, Lady Agatha, malignamente si intromette nel suo rapporto con il maggiore, tanto che la ragazza sceglie di rompere il fidanzamento.
Amber, Saffron e Courtney decidono così di partire alla volta della miniera d’argento che hanno avuto in concessione dal Re dei Re.
Durante il cammino, rimarranno invischiati in attentati, tradimenti e omicidi, oltre a prestare aiuto ad alcuni profughi colpiti da una grande carestia dovuta a una malattia dei bovini.
Non solo. Anche in questo libro si trovano nel bel mezzo di una guerra.
I nostri protagonisti hanno caratteri forti e decisi, è bello vedere che anche in passato c’erano donne indipendenti che si sentivano realizzate all’interno di una relazione.
Il rapporto tra Saffron e Courtney è intrigante e molto moderno, si sostengono a vicenda e prendono insieme le decisioni più importanti.
Wilbur Smith descrive molto bene i paesaggi e i protagonisti, con così tanti particolari che ogni volta che leggo i suoi libri è come se stessi guardando un film.
È uno scrittore che racconta fatti storici senza risultare pedante e riesce a trasmetterti tutte le emozioni dei protagonisti.
Sento il profumo della savana, lo scorrere dell’acqua, il fruscio della sabbia del deserto; mi rapisce facendomi vivere in prima persona tutto il libro.
Un romanzo da leggere, un viaggio da compiere, un percorso letterario in cui amare, soffrire e lottare insieme ai nostri eroi.
Ora non mi resta che attendere il suo prossimo libro.
Buona avventura!.


 

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ladykira

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