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Recensione “Nostalgia del sangue” di Dario Correnti

Certe mostruosità possono maturare solo in posti così: una provincia del nord Italia, dove soltanto pochi metri separano un gregge di pecore da un centro commerciale con sala slot e fitness, dove la gente abita in villette a schiera con giardino, tavernetta e vetrina con i ninnoli in cristallo, dove riservatezza è il nome che si attribuisce a un’omertà che non ha niente da invidiare a quella dei paesi dove comanda la mafia.

Gli stessi luoghi che più di cento anni fa, infestati dalla miseria, dalla denutrizione e dalla pellagra, videro gli spaventosi delitti di Vincenzo Verzeni, il “vampiro di Bottanuco”, il primo serial killer italiano, studiato da Lombroso con la minuzia farneticante che caratterizzava la scienza di fine Ottocento e aggiungeva orrore all’orrore.

Il serial killer che sembra citare il modus operandi di quel primo assassino non è però un giovane campagnolo con avi “cretinosi”, è una mente lucidissima, affilata, che uccide con rabbia ma poi quasi si diletta, si prende gioco degli inquirenti.

Finalmente un thriller degno di questo nome!

Ho letteralmente divorato questo romanzo, immergendomi nella storia, come se fossi compagna di avventura di Besana e Ilaria.

Saranno gli studi in giornalismo, ma mi sono identificata nelle loro indagini e nelle ricerche come se fossi presente sul posto.

Ma partiamo dall’inizio…

Besana è un giornalista di una nota testata milanese ormai in odore di pre-pensionamento, che si ritrova affiancato dalla stagista Ilaria Piatti in quello che sembra un normale caso di omicidio, seppur eclatante.

Ilaria è una ragazza introversa, che si veste in maniera abbastanza pittoresca, ha difficoltà ad esprimersi davanti agli altri, ma ha un mente lucida e razionale, che riesce a cogliere analogie tra questo efferato delitto, e uno dei più eclatanti, se non i più brutali, che si siano succeduti nella storia italiana, ossia quelli di Vincenzo Verzeni.

Il soggetto è stato protagonista di studi addirittura di Lombroso, battezzato da tutti come il ‘vampiro di Bottanuco’, in quanto non solo uccideva in maniera abbastanza plateale le sue vittime, squartandole e gettando nel territorio limitrofo le loro viscere, ma addirittura ne mangiava parti del corpo.

Questi tragici dettagli sono ripetuti con una tale minuzia di particolare che Ilaria, avendo fatto una tesi di laurea sul personaggio, riporta i suoi dubbi a Besana che, pur essendo una delle prime firme della testata, vede in lei la sua degna erede e cerca di introdurla nell’ambiente, portandola sul campo.

Ma la ragazza cela nel suo passato la perdita della madre, brutalmente uccisa dal padre, quindi si ritrova a combattere, oltre che con la paura di un serial killer in circolazione, e uno stalker abbastanza invadente, anche con i fantasmi del passato.

La trama è fitta di avvenimenti sulla cronaca italiana, sulle vicissitudini di tanti personaggi della cronaca nera anche recente, con passaggi interessanti sugli studi di criminologi e la vita dietro le quinte di reporter e giornalisti.

Il killer? Spietato, ma anche intrigante devo dire. Non ci si arriva facilmente, ma con un po’ di attenzione, si riescono a cogliere i segnali che ci spiegheranno il perché dei suoi folli gesti.

Mi piace l’impostazione dei due personaggi, scafato lui, timida ma guizzante lei, con le loro cene fuori, i viaggi imprevisti nella Bergamasca, i fiumi di vini e alcool per sostenere una lunga notte di ricerca.

«Piattola? Sta già dormendo?»

«Sono le dieci, per chi mi ha preso? Forse non sembra, ma ho ventisei anni.»

«Quindi è fuori con gli amici?»

«Macché, sono a casa.»

«Pensa che il nostro assassino abbia aggredito altre donne prima o dopo? Donne che poi sono sopravvissute, come nel caso di Verzeni?»

Silenzio. Ilaria è commossa dal possessivo, anche lei si sente un po’ posseduta da questa storia.

‘Piattola’ la chiama, usando il nomignolo che le colleghe acide della redazione le hanno affibbiato, ma lo fa in maniera affettuosa, vedendo il lei un potenziale altissimo di quello che manca negli ultimi tempi ai cronisti di nera, troppo invischiati in social e trame televisive da cui cerca di allontanarsi sempre di più. Lui, che per colpa del lavoro, ha rinunciato alla moglie e al figlio e si è trovato impantanato in una storia assurda con un’arrampicatrice sociale, rivede nella ragazza l’entusiasmo per questo lavoro tanto amato.

Vi conquisteranno, ne sono sicura, così come i personaggi ben delineati e la storia, molto, ma molto misteriosa.

Buona lettura!

Kiki

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