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Recensione MM:”Assaporare l’oscurità “di Tibby Armstrong

 

 

 

 

 

Titolo: Assaporare l’oscurità
Autore:Tibby Armstrong
Editore:Triskell Edizioni
Genere:Fantascienza.Horror MM
Serie : The Dark Vol.2

Data di pubblicazione: il 24 febbraio 2020

 

 

 

 

Quando si incontra qualcosa per cui vale la pena morire, averne un assaggio non basta. Un’anima sperduta varca la soglia della morte e viene accolta da un principe vampiro che diventa il mentore di cui ha bisogno, e l’amante che ha sempre desiderato.

Mezzo umano e mezzo vampiro, Akito James vuole solo essere un eroe. Ma dopo aver deciso di attaccare una pericolosa congrega di streghe, viene esiliato per la sua iniziativa e abbandonato anche dai suoi migliori amici. Tormentato dalle voci nella sua testa, Akito si butta nel fiume Charles di Boston. Quando riprende conoscenza, scopre che a vegliarlo c’è uno spettro solitario che solo lui riesce a vedere: un vampiro alto, moro e vestito di pelle, che lo accoglie con calore nel regno delle ombre.

In una città tanto antica, persino i morti devono fare attenzione di notte. Nessuno lo sa meglio di Lyandros Dragoumanos, fratello del Signore della Guerra, condannato a vagare da solo per le strade di Boston, senza poter essere visto né sentito, fino a quando tra lui e uno sconosciuto tormentato dagli occhi lucenti e i capelli neri come l’inchiostro non scatta una scintilla. Dopo aver assistito al suicidio del giovane, Lyandros coglie al volo quell’occasione imperdibile. Akito potrebbe essere la chiave della sua salvezza… e il suo tocco la promessa di piaceri inenarrabili.

 

 

 

 

 

 

Care Fenici,

Assaporare l’oscurità è il seguito di Abbandonare l’oscurità e, dove quest’ultimo era un grosso no su tutta la linea, soprattutto grazie alla maledetta e alquanto inopportuna sindrome di Stoccolma, il nuovo romanzo è stata una bella sorpresa. Dal titolo noterete che si assapora qualcosa… beh, immagino non sarà difficile capire cosa, e l’oscurità centra molto poco.

I personaggi principali sono Akito, ex cacciatore di vampiri, amico di Benjamin e Nix e Lyandros, ex giudice della Mora e fratello di Tzadkiel. Lyandros è un vampiro morto, non un non-morto ma proprio defunto, che si aggira per la città infestando le chiese. Per una serie di circostanze Akito si suicida (adesso non fatemi elencare i motivi, però sappiate che mentre molti se ne pentono lui no, era convinto fino alla fine) ma, purtroppo, la sua amica Nix impedisce ai medici di staccare la spina. Quindi, mentre lo spirito del ragazzo può volteggiare nell’etere, il suo corpo resta attaccato ai respiratori. Lyandros, che aveva precedentemente notato Akito, spera che torni un tutt’uno con il suo corpo per avvisare Tzadkiel della sua condizione di fantasma, in modo da fargli avere un funerale riservato ai figli di Polluce, permettendogli di raggiungere i suoi antenati. Ovviamente, niente di più impossibile: Akito non ci sta e per un po’ i due giocano a fare i guerrieri contro le tenebre (esseri oscuri mangia-anime), ma il passato dell’ex cacciatore torna a tormentarlo e ben presto Lyandros scopre alcune azioni deplorevoli che pongono Akito nel ruolo di colpevole ai danni della Mora, sicché deve essere punito e spetta al Giudice decidere la pena, e che pena! Schiavitù, catene, plug anali, fruste… insomma, cose tali da far sfigurare Christian Gray. Ma, come la cara Anastasia di Cinquanta sfumature ci ha insegnato, l’amore è pirla e ben presto Akito spera di entrare nel cuore, e non solo nei pantaloni, del suo bel vampiro defunto. Un viaggio nel mondo fatato potrà sistemare tutto oppure no. Avrà modo Akito di combattere i suoi demoni, aiutare la Mora e provare tutti i giochini del suo cazzuto, fissato e portentoso succhiasangue?

Non so se i miei commenti vi hanno incuriosito, ma certo è che senza il primo romanzo è inutile che leggiate questo e, dato che il precedente non mi è affatto piaciuto, capirete da dove sorge il mio dilemma. Tuttavia, per il secondo libro, e spero anche per il terzo, credo che valga la pena fare lo sforzo.

La trama è cupa, ma d’altronde un libro sui vampiri non può essere allegro con raggi di sole e uccellini canterini, no?! Ogni autore ci tiene a dare la sua versione delle suddette creature, io preferisco i crudeli, arguti e filosofici vampiracci della A. Rice, mentre questi con tutta la manfrina di Polluce si avvicinano di più alla Kenyon e anche lo stile di scrittura è simile. Tutto ciò per dire che novità non ce ne sono, anzi fantasia portami via! Se poi pensate alla città in cui è ambientata la storia vi cascano le braccia, però come lettura non mi è dispiaciuta e sicuramente leggerò il terzo.

 

 

 

 

 

 

 

Emanuela

Emanuela

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