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Recensione Miniserie Tv: “Unorthodox”

Unhortodox

Genere: Drammatico

Basato sul romanzo di Deborah Feldman “Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots”

Scritto da: Anna Winger, Alexa Karolinski, Daniel Hendler, Eli Rosen e Deborah Feldman

Diretto da: Maria Schrader

Paese d’origine: Stati Uniti, Germania

Lingua originale: tedesco, yiddish e inglese

Distribuito: Netflix

Data di uscita: 26 marzo

Stagione: 1

Episodi: 4

                                                                Cast:

Shira Haas: Esther “Esty” Shapiro,  Jeff Wilbusch: Moishe Lefkovitch

Amit Rahav: Yanky Shapiro, Alex Reid: Leah Mandelbaum , Ronit Asheri: Malka Schwartz

Gera Sandler: Mordechai Schwartz, Dina Doron: “Babby”, Aaron Altaras: Robert,

Tamar Amit-Joseph: Yael Roubeni , Aziz Deyab: Salim , David Mandelbaum: Zeidy

Delia Mayer: Miriam Shapiro , Feliz Mayr: Mike, Eli Rosen: rabbino Yossele

Safinaz Sattar: Dasia, Langston Uibel: Axmed, Isabel Schosnig: Nina Decker

Laura Beckner: Vivian Dropkin, Harvey Friedman: Symcha Shapiro, Lenn Kudrjawizki: Igor

Questa miniserie di 4 puntate, che potete trovare sulla piattaforma Netflix, ci racconta il viaggio di una giovane donna che fugge dalla sua comunità piena di regole e restrizioni, per trovare sé stessa ma soprattutto la libertà.

Esty è cresciuta a Williamsburg, piccolo quartiere di Brooklyn, dove si trova la comunità chassidica Satmar. I Satmar sono ebrei fuggiti dalla Germania nazista; nonostante abitino in una delle città più dinamiche del mondo, è come se vivessero in un’altra epoca. Esty, la sua famiglia e tutta la comunità, sono ultraortodossi, quindi seguono un’infinità di regole molto rigide, perché convinti di poter evitare che gli orrori della Shoah possano ripetersi.

Indovinate chi sono le persone che subiscono maggiormente queste regole? Le donne (che novità!) non possono ricevere un’istruzione, devono sposarsi, fare figli accettando passivamente matrimoni combinati, dove l’uomo è il re e la donna è solo il “recipiente” per dare la vita.

Esty, intrappolata da un anno in un matrimonio infelice, riesce a scappare e arriva a Berlino dove si trova sua madre, anche lei fuggita da quella comunità patriarcale che non poteva accettare la sua “diversità”.

Il paradosso sta proprio nel fatto che Esty riesce a trovare la sua libertà e a conoscere sé stessa in Germania, nazione che ha sterminato il suo popolo.

Qui è libera di ballare, suonare, cantare, ricevere un’istruzione e trovare l’amore… tutto quello che nella sua comunità le era proibito.

Il marito, accompagnato dal cugino, tenterà di riportarla a casa, ma Esty non è più la ragazza remissiva di un tempo, ora è una donna che fa sentire la sua voce, perché tutti abbiamo il diritto di essere ascoltati.

Questa storia mi ha fatto piangere dall’inizio alla fine e mi ha regalato emozioni e, in questo particolare periodo che stiamo vivendo mi ha dato modo di riflettere ancora di più. Anche io come Esty una volta che questo casino sarà finito, vorrei trovare la vera libertà e essere ascoltata, spero di poter diventare una persona migliore di quella che sono… chissà come sarà il nostro Mondo dopo tutto questo! (Auspico un miglioramento positivo, ma gli idioti sono sempre dietro l’angolo).

Che dire poi dell’attrice israeliana Shira Haas, è riuscita a farmi sentire lo smarrimento, ma anche la tenacia di Esty… magnifica.

Vi consiglio di vedere Unorthodox, perché come Esty, anche noi oggi ci sentiamo smarriti, spaventati, ma determinati a riprenderci ciò che ci aspetta… vivere una vita libera.

Fulvia Elia

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